Juve e Napoli in silenzio, sarà lo Stadium a parlare: Spalletti fiuta l'occasione, timori per Conte

I bianconeri hanno una grande chance per recuperare terreno in classifica e mandare un forte segnale alle antagoniste. Il verdetto dell'Allianz potrebbe dare una nuova svolta

Lo sanno anche loro, e forse loro più di tutti gli altri. Che Juve-Napoli questa sera deciderà un po’ di destini, porzioni del campionato. Che non sarà un dramma se finirà male, nemmeno una festa se andrà tutto bene. Che però un’indicazione chiara, forte, importante arriverà. E sarà persino senz’appello. Antonio Conte e Luciano Spalletti hanno scelto di non parlare alla vigilia anche per questo, per non perdere il flusso dei pensieri che circondano le partite più delicate, per liberarsi dalla pressione mentale dell’avversario e da quella mediatica, dalla quale avrebbero potuto recuperare esclusivamente seccature e fastidi. Pertanto, perché appesantire un animo già pesante di suo? E perché dare indicazioni, in un senso o nell’altro, a chi ti sarà contro? Ecco quanto conta, la partita dello Stadium.

Il cuore oltre l'ostacolo 

Conta che pure una possibile scaramuccia, neanche scontata, possa ugualmente far drizzare le antenne. Del resto, sia Conte che Spalletti non hanno mai lasciato nulla al caso. E se il primo prova a fare i conti dei disponibili - sul gong avrà anche Giovane, ma si è fermato Milinkovic-Savic -, il secondo fiuta il sangue, facendosi forza dell’aver fatto breccia nel cuore dei suoi giocatori. Provando a ristabilire subito il passo corretto verso il quarto posto. Ha guardato il Como, ieri, Lucio. E si è nuovamente innamorato del lavoro di Fabregas. Poi ha preso il filo del successo del Cagliari a Firenze, cercando di prendere ancor più a cuor leggero l’ultimo ko in trasferta. Con i ragazzi di Pisacane, in fondo, la sua Juventus aveva dato delle risposte vere, concrete, comunque convincenti. E, da quelle, i bianconeri ripartiranno. Senza stravolgere o cambiare, ma analizzando la sconfitta per quella che è stata e niente di più: un passo falso da correggere, ora con un andamento più spedito, più costante, quel ritmo che solo uno scontro diretto vinto ti sa dare.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

I timori di Conte

Ecco, se c’è qualcosa che Conte teme più delle altre - e l’ha confessato a chi ogni tanto raccoglie le sue riflessioni -, è lo slancio juventino, quest’aver preso una lunga rincorsa per arrivare chissà dove. Tra avere e non avere la Juventus alle calcagna, per Antonio, fa una differenza enorme. Sa che sarebbe un fattore per tutti, un po’ di più per il suo Napoli. Alla ricerca di una nuova identità in mezzo a mille defezioni, però anche di un po’ di tregua dalle sfortune stagionali, che comprendono tanto gli infortuni quanto risultati più complicati da spiegare. Del carattere dei suoi ragazzi, il tecnico salentino non dubita affatto. Semmai, si chiede se possa bastare.

Occasione da cogliere 

Perché la Juventus è tornata Juventus, perché c’è l’effetto Stadium - e lui l’ha sfruttato benissimo, quando ha potuto -, perché i bianconeri hanno imparato ad azzannare quando l’occasione si è fatta esattamente così: solo da cogliere. Non c’è successo più forte che indichi il lavoro di Spalletti. A dicembre, quando si è presentato al Maradona, era la prima, grande prova di maturità della sua esperienza juventina. La fallì il mister, in primis. Un mese e mezzo dopo, in rigoroso silenzio, complici risultati e segnali incoraggianti, non ha potuto far altro che preparare la sua vendetta. In ogni spicchio di campo, in ogni angolo della mente.

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Lo sanno anche loro, e forse loro più di tutti gli altri. Che Juve-Napoli questa sera deciderà un po’ di destini, porzioni del campionato. Che non sarà un dramma se finirà male, nemmeno una festa se andrà tutto bene. Che però un’indicazione chiara, forte, importante arriverà. E sarà persino senz’appello. Antonio Conte e Luciano Spalletti hanno scelto di non parlare alla vigilia anche per questo, per non perdere il flusso dei pensieri che circondano le partite più delicate, per liberarsi dalla pressione mentale dell’avversario e da quella mediatica, dalla quale avrebbero potuto recuperare esclusivamente seccature e fastidi. Pertanto, perché appesantire un animo già pesante di suo? E perché dare indicazioni, in un senso o nell’altro, a chi ti sarà contro? Ecco quanto conta, la partita dello Stadium.

Il cuore oltre l'ostacolo 

Conta che pure una possibile scaramuccia, neanche scontata, possa ugualmente far drizzare le antenne. Del resto, sia Conte che Spalletti non hanno mai lasciato nulla al caso. E se il primo prova a fare i conti dei disponibili - sul gong avrà anche Giovane, ma si è fermato Milinkovic-Savic -, il secondo fiuta il sangue, facendosi forza dell’aver fatto breccia nel cuore dei suoi giocatori. Provando a ristabilire subito il passo corretto verso il quarto posto. Ha guardato il Como, ieri, Lucio. E si è nuovamente innamorato del lavoro di Fabregas. Poi ha preso il filo del successo del Cagliari a Firenze, cercando di prendere ancor più a cuor leggero l’ultimo ko in trasferta. Con i ragazzi di Pisacane, in fondo, la sua Juventus aveva dato delle risposte vere, concrete, comunque convincenti. E, da quelle, i bianconeri ripartiranno. Senza stravolgere o cambiare, ma analizzando la sconfitta per quella che è stata e niente di più: un passo falso da correggere, ora con un andamento più spedito, più costante, quel ritmo che solo uno scontro diretto vinto ti sa dare.

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