Buongiorno Veltroni, lunedì era a Torino per la serata in onore di Vialli. Uno dei teatri più prestigiosi d’Italia era pieno per sentire parlare di un calciatore, singolare non trova? Qual è l’importanza di Vialli per l’immaginario collettivo? «Vialli è stato un calciatore abbastanza particolare. Per il suo cervello; per il modo in cui giocava, che era un misto di tecnica e di fantasia; per il suo carattere; per il suo sorriso e per il suo senso dell’umorismo. E anche per il modo in cui ha affrontato il cancro, sì cancro perché si chiama così. Quell’abbraccio con Roberto Mancini, poi, è nella memoria di tutti. È il simbolo dei Campionati europei del 2021, così come l’urlo di Tardelli è quello dei Mondiali del 1982. In quell’abbraccio c’è veramente tutto. Per questo Luca è ancora così tanto presente. Sono pochi i calciatori italiani che ci riescono, sicuramente Gigi Riva e pochi altri. Però, tra i due, Riva comunicava di meno rispetto a Vialli. Anzi Gigi non comunicava affatto: era un muro di silenzio, diciamo così. Ci sono dei calciatori che sono entrati nella poesia del mondo. Sicuramente Luca è tra questi. Non ce ne sono oggi come lui. Ma sa, oggi il calcio ha perso moltissimo. Ha perso molto sentimento, ha perso molta poesia».
Quali aspetti si sono persi? «Dalle magliette che non sono più con i colori a cui ci eravamo affezionati da piccoli ai calciatori che restano poco tempo e poi lasciano la squadra. Il proverbiale “attaccamento alla maglia” non è una formula vuota o retorica. Se Maldini, Del Piero e Totti sono dei miti, non è solo per le loro qualità tecniche, comunque eccelse, ma per la loro fedeltà a una maglia, che è un valore, rappresenta qualcosa di importante per un appassionato di calcio. Vale anche per Buffon, Bonucci, Barzagli e Chiellini o per Bergomi».
