Paolo PirisiTORINO - Sui social, ormai da diverse ore, circola un video che descrive molto bene l’umore di Luciano Spalletti. Sì, per la prima volta costretto a fare il pompiere. Il fi lmato lo ritrae mentre, al termine del successo contro il Napoli, si dirige verso lo spogliatoio. Viaggia spedito, ma si ritrova di fronte il team manager Matteo Fabris, che ha il solo desiderio di fargli il complimenti. Lucio, però, tiene la mano a debita distanza. Dal labiale, si intuisce la risposta: "Stiamo calmi". Già, stiamo calmi. Una frase che ha certamente ripetuto anche alla squadra ieri. Un concetto che vuole inculcare ad ogni singolo giocatore. Perdere la bussola adesso, dopo un mese bellissimo (Lecce e Cagliari sono macchie pesanti per i risultati, ma le prestazioni non sono mai mancate), sarebbe un delitto imperdonabile.
La crescita della Juve e le richieste di Spalletti
Neppure il mercato aperto e le mille voci sull’attaccante o sul vice Yildiz hanno turbato l’equilibrio del gruppo. Anzi, la squadra ha trovato le armi per incamerare fiducia e consapevolezza nei propri mezzi. E la Juve, passo dopo passo, è tornata ad essere Juve. Spalletti, stavolta, alla Continassa ha passato al setaccio ogni singolo aspetto di Juventus-Napoli. Soprattutto ciò che non gli è piaciuto. Due le considerazioni macro sulla partita: il primo tempo non si doveva chiudere con un solo gol di scarto e i tempi di gioco ancora non raggiungono un livello che il tecnico considera al top. C’è da velocizzare l’esecuzione, soprattutto negli ultimi trenta metri. Il 3-0 a Conte non gli basta. E non gli basterà, a maggior ragione se a Montecarlo qualcosa dovesse andare storto.

Monaco-Juventus e l’importanza delle risposte in Champions
Lucio tiene molto a Monaco-Juventus: non tanto per raggiungere i primi otto posti della graduatoria (i bianconeri devono aspettare troppe congiunture astrali favorevoli), quanto per le risposte che i giocatori sapranno dare dopo la ricarica di meraviglia contro Benfica e Napoli. Proprio per questo, per evitare un appiattimento generale delle prestazioni, studia qualche cambio. Per tenere la tensione altissima e per far capire che ogni singolo elemento, da qui alla volata finale, sarà fondamentale. L’entusiasmo non deve diventare presunzione. Spalletti ne parla quotidianamente. Affronta l’argomento di petto, proprio per scuotere le coscienze. La sua Juve, infatti, ha compiuto solo una parte dell’ultimo step di maturazione che l’allenatore invoca da settimana. Questione di esperienza: un primo tempo come quello contro il Napoli non può finire 1-0. A Cagliari, dopo 45’ fatti bene, non si può essere inchiodati sullo 0-0. Col Lecce, beffa delle beffe, non si può essere sotto al duplice fischio. Errori che si ripetono, malgrado prestazioni estremamente incoraggianti, in cui la Juve sul piano del gioco dimostra una crescita esponenziale. Ormai la gestione del vantaggio non rappresenta più un problema: quando i bianconeri conducono le operazioni non si fanno prendere più in castagna dagli avversari, a prescindere dalla loro caratura. Dunque, anche gli aspetti negativi della sfida contro il Napoli dovranno servire da lezione, già contro il Monaco.
Le rotazioni di Spalletti e le possibili novità contro il Monaco
Oggi Spalletti capirà come affrontare l’ultima fatica della Phase League di Champions League. Una frase del post Napoli lascia intravedere parte delle sue intenzioni: "Abbiamo ancora delle potenzialità se ci mancasse qualche caratteristica in più dai calciatori che abbiamo a disposizione. Ce ne ho fuori di forti, a cui per ora non ho dato spazio e che non vedo l’ora di osservare: farò vedere a loro che reazioni e che qualità hanno quando li farò giocare". Si scalda, in questo senso, gente come Gatti, Cabal, Adzic, Zhegrova e Openda. Pedine che nella gestione Spalletti hanno avuto pochissimo spazio per dimostrare di essere da Juve. Per alcuni di loro il Monaco sarà un’occasione. Coglierla sarebbe essenziale e restituirebbe al mister la serenità che cerca. E che, per ora, ha trovato in soli 15/16 giocatori.
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