Openda, la profezia di Spalletti per Monaco-Juve e quel risveglio alla Bud Spencer

L’attaccante belga non segna dal 20 dicembre contro la Roma: nell'ultima partita della prima fase della Champions League avrà l'occasione per invertire la rotta

Il fine giustifica i mezzi. Soprattutto se ti ritrovi a gestire un parco attaccanti numericamente risicato (per via dell’infortunio di Dusan Vlahovic) e sai già che le manovre di mercato difficilmente porteranno - almeno non in questa finestra invernale - all’arrivo di un altro interprete. Spalletti, allora, non spreca tempo a immaginare una Juventus con uno tra Kolo Muani e Mateta al centro dell’attacco. Semmai, si scervella giorno e notte pur di far sì che i suoi bomber si scansino definitivamente dal grigiore tecnico degli ultimi mesi, per instradarsi verso un nuovo capitolo.

Openda frenato e la cura Spalletti

E se per David i primi effetti della cura Spalletti iniziano - pian piano - a venire a galla, non si può certo dire lo stesso per Lois Openda. Nessuna bocciatura preventiva o irreversibile. Nessun addio annunciato, o convivenza di circostanza, forzata. Lucio confida tuttora di poter contare - prima o poi - su quel profilo brevilineo, rapido e spietato, messosi in luce con la maglia del Lipsia, e non più sulla sua mera controfigura. E allora lo sprona con le buone e - quando serve - alla Bud Spencer, nella speranza di combatterne la timidezza. Il belga è irreprensibile per ciò che concerne l'impegno negli allenamenti: il problema risiede un po' nella sua introversione. Ascolta ed esegue, zitto zitto, senza mostrare mai quella dose di cattiveria che è solita albergare nei cuori dei bomber più spietati. Lucio lo vorrebbe, forse, meno bravo ragazzo e più scugnizzo. Caratteristica che al Lipsia non si è mai guardato dal mettere in mostra, guadagnandosi - tra l'altro - le lodi dello stesso tecnico bianconero, in occasione di un Italia-Belgio di Nations League, quando Lucio sedeva ancora sulla panchina della Nazionale.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Openda, ti devi svegliare!"

La genesi dello “schiaffetto” con tanto di raccomandazioni prima dell’ingresso nell’ultima di Champions con il Benfica - “Lois, oh: ti devi svegliare capito?! Ti devi svegliare!” - sta tutta qui. Come del resto ha ammesso ieri lo stesso Spalletti nella conferenza stampa di vigilia: “Il perché di quel gesto? Non è il significato della parola, ma il rapporto che hai con i calciatori che ti permette di esprimerti qualche volta in modo più deciso o che venga interpretato così dall’esterno. Ma che poi, internamente, sia un modo di fare quotidiano. Lui è un calciatore che ha delle caratteristiche e delle qualità ben visibili. Lois - continua Spalletti - ha questo carattere da bravo ragazzo, che secondo me lo limita un pochettino. Sente un po’ la pressione, molte cose che non lo fanno stare tranquillo. Io penso che, dandogli dello spazio, prima o poi metterà a posto questa difficoltà che ha. E col Monaco potrebbe essere che lui trovi questo spazio qui”. Ora la chance da titolare contro i monegaschi. Un’iniezione di fiducia da canalizzare al meglio per dimostrare che la Juve può essere una realtà alla portata delle sue caratteristiche. Nelle ultime 3 gare in cui è partito dal primo - tra Champions e campionato - Openda ha segnato 2 gol, l'ultimo contro la Roma lo scorso 20 dicembre. Chissà che stasera non possa interrompere il digiuno...

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Il fine giustifica i mezzi. Soprattutto se ti ritrovi a gestire un parco attaccanti numericamente risicato (per via dell’infortunio di Dusan Vlahovic) e sai già che le manovre di mercato difficilmente porteranno - almeno non in questa finestra invernale - all’arrivo di un altro interprete. Spalletti, allora, non spreca tempo a immaginare una Juventus con uno tra Kolo Muani e Mateta al centro dell’attacco. Semmai, si scervella giorno e notte pur di far sì che i suoi bomber si scansino definitivamente dal grigiore tecnico degli ultimi mesi, per instradarsi verso un nuovo capitolo.

Openda frenato e la cura Spalletti

E se per David i primi effetti della cura Spalletti iniziano - pian piano - a venire a galla, non si può certo dire lo stesso per Lois Openda. Nessuna bocciatura preventiva o irreversibile. Nessun addio annunciato, o convivenza di circostanza, forzata. Lucio confida tuttora di poter contare - prima o poi - su quel profilo brevilineo, rapido e spietato, messosi in luce con la maglia del Lipsia, e non più sulla sua mera controfigura. E allora lo sprona con le buone e - quando serve - alla Bud Spencer, nella speranza di combatterne la timidezza. Il belga è irreprensibile per ciò che concerne l'impegno negli allenamenti: il problema risiede un po' nella sua introversione. Ascolta ed esegue, zitto zitto, senza mostrare mai quella dose di cattiveria che è solita albergare nei cuori dei bomber più spietati. Lucio lo vorrebbe, forse, meno bravo ragazzo e più scugnizzo. Caratteristica che al Lipsia non si è mai guardato dal mettere in mostra, guadagnandosi - tra l'altro - le lodi dello stesso tecnico bianconero, in occasione di un Italia-Belgio di Nations League, quando Lucio sedeva ancora sulla panchina della Nazionale.

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