© LAPRESSEL’assembramento di partite, che mette ansia a qualcuno, esalta Spalletti. Saggiamente consapevole che Parma poteva essere una trappola e che giovedì c’è la decisiva sfida di Coppa Italia contro l’Atalanta, il tecnico ha operato uno strategico turnover con il Monaco, la meno utile fra le partite, così ha ridato fiato a un paio di giocatori chiave, ha strofinato l’orgoglio del gruppo, ha risvegliato il senso del pericolo, un po’ assopito dopo il periodo di vittorie e complimenti. Ed ecco servito il 4-1 al Parma con una prestazione brillante e feroce dal primo minuto, che ha annichilito qualsiasi ambizione degli avversari, non una corazzata invincibile, ma comunque una squadra sulla quale era possibile inciampare. Perché buttare via punti può essere facile con chiunque e quei tifosi juventini che volessero rovinarsi il sapore della bella vittoria in trasferta, possono sempre pensare a come sarebbe adesso la classifica se le sfide contro il Lecce e il Cagliari fossero finite secondo logica (Juve a quota 50, a cinque punti dall’Inter). Oppure, continuando a divertersi con l’inutile, ma affascinante, gioco dei “se”, dove sarebbe oggi la Juventus se Spalletti fosse stato l’allenatore dall’inizio della stagione.
L'incrocio del destino
Pensate l’incrocio del destino: erano i giorni in cui Conte diceva di no, blindato da De Laurentiis e Tudor friggeva, chiedendo la conferma per partire alla volta del Mondiale per club negli Usa; era la prima settimana di giugno e tra il 2 e il 3, arrivava la conferma di Tudor, dopo un consulto tra Elkann, Comolli e Chiellini. Tre giorni dopo, il 6 giugno, la Nazionale perdeva rovinosamente in Norvegia e quel 3-0 provocava un terremoto me- diatico nel quale l’unico a rimetterci era Spalletti, che il 9 giugno lasciava l’azzurro. Una settimana esatta dopo la conferma di Tudor: sette giorni che avrebbero - chissà - cambiato il destino di questa stagione bianconera (anche se, oggettivamente, in quel momento era difficile pensare che Spalletti, provatissimo da quell’amaro finale, affrontasse immediatamente un’altra avventura). Non sono un giochino, però, le parole di McKennie e Bremer alla fine di Parma-Juve: «Spalletti è unico e non abbiamo mai avuto un allenatore così». Diretto e sincero, il pensiero è condiviso da tutti i loro compagni e dalla dirigenza.
Ora si può ricostruire un ciclo
La Juventus ha finalmente trovato un allenatore con cui ricostruire un ciclo. Ora si può dire senza timori. E si ricongiunge uno strappo avvenuto nel maggio del 2019 con la fine della prima era Allegri. All’epoca la Juve cercava un allenatore che facesse giocare la squadra in modo più propositivo, offensivo e anche un po’ più divertente. Dopo otto scudetti consecutivi si cercava qualcosa di più. Sono passati Sarri, Pirlo, di nuovo Allegri, Motta e Tudor: nessuno di loro (nonostante Sarri abbia comunque vinto lo scudetto sull’abbrivio dei precedenti otto) è riuscito nell’intento e, nel frattempo, la Juve, travolta dalle vendette del palazzo, si è avvitata in un spirale involutiva che oggi sembra essersi spezzata. A Parma, la Juve è stata divertente, aggressiva, dominante: non è ancora forte come lo era nel 2019, ma ha un uomo che ha spezzato un po’ di incantesimi ed è un grandioso punto di partenza.
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