Marotta, il colpo Juve è il più bello: "Irripetibile". Agnelli modello e Cherubini: "Con lui..."

L'ex ad bianconero ha ripercorso il nastro della propria carriera iniziata in giovanissima età e che lo ha visto dirigere la Vecchia Signora per 8 anni

"All'inizio della mia vita professionale avevo due strade da intraprendere, o quella del giornalismo o quella del dirigente ed entrambe erano la mia passione. Ho deciso di prendere la seconda e sono molto felice. Mi ero già appassionato da ragazzino alle dinamiche del campo e dello spogliatoio, mi sembrava quella più consona". A dirlo è Beppe Marotta, intervenuto ai microfoni Dazn per riavvolgere il nastro di una carriera lunga mezzo secolo e che lo ha visto attraversare i board di Varese - dove nel 1976 ha iniziato la "gavetta" all'età di 19 anni -  Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta, Sampdoria e Juventus. A Torino giunge nel 2010, quando si accomoda sulla poltrona di direttore generale prima di entrare nel CdA e ricevere la nomina di amministratore delegato dell'area sportiva. Poi, il passaggio alla sponda nerazzurra, dove nel 2024 diviene il nuovo presidente dell'Inter. Una carriera che ha inoltre conosciuto la scalata ai vertici istituzionali del calcio italiano, come la presidenza dell'Adise (Associazione Direttori Sportivi) assunta nel 2017 e le cariche di consigliere di Figc e Lnp (Lega Nazionale Professionisti Serie A). Nel 2018, Marotta chiude il proprio ciclo in bianconero con un palmarès di 7 scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Ma del curriculum dell'ex ad Juve si ricordano anzitutto le voci più felici dei bilanci, come quella della cessione di Paul Pogba al Manchester United che portò nelle casse della Vecchia Signora 110 milioni di euro a fronte dell'ingaggio a parametro zero dell'ex Red Devils di quattro anni prima.

Marotta: "Il nuovo San Siro non sarà come il Bernabeu"

Questo il racconto dell'attuale presidente dell'Inter, che ha anzitutto risposto sul nuovo stadio di San Siro: "Finalmente siamo riusciti ad aprire il varco, ad aprire una strada che ci porterà lontano. Sarà piena di tortuosità, non è facile agire in Italia, dove la burocrazia è molto ostruzionistica. Abbiamo intrapreso questa nuova era con entusiasmo, avremo una nuova casa. È stato molto difficile acquistare San Siro, ma grazie alla tenacia di Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito. Sarà un impianto molto moderno, che risponde soprattutto all'esigenze di sicurezza, di comodità, di accoglienza, di ospitalità e di tutto un insieme di valori. Dal punto di vista progettuale non mi voglio addentrare perché siamo nella fase in cui si sta ragionando. Ci sarà una presentazione vera e propria, con le caratteristiche che la identificano. Il progetto è stato affidato a Foster e Manica, due icone dell'architettura sportiva, che interpreteranno le linee guida delle due proprietà. Posso solo dire che il manto erboso non sarà retrattile come quello del Bernabeu, ma la tecnologia moderna fa sì che si possa cambiare in un giorno".

Marotta: "Mancata una posizione politica"

"Dal punto di vista politico non c'è stata una presa di posizione che mirava a sviluppare questa parte dello sport nazionale. Oggi grazie alla presenza di un Ministero dello Sport e un Ministro come Abodi c'è disponibilità e la dimostrazione è nell'aver nominato un commissario ad hoc per gli stadi. Si comincia a capire quanto le strutture possano incidere non solo nell'ambito sociale, ma anche nell'economia stessa dei singoli club e dello sport in generale. Le difficoltà nascono dal fatto che alcune strutture dovrebbero essere considerate di chiaro interesse nazionale e quindi, accanto al Ministero dello Sport, ci dovrebbe essere il Ministero delle Infrastrutture, ovvero quello di Matteo Salvini. Quando parliamo di San Siro e di investimento di circa 1,6 miliardi di euro, è evidente che sia rilevante nell'economia del Paese. Questo potrebbe permettere di superare certi scogli di procedure lente che trovano facilmente opposizione nell'ambito locale".

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Marotta: "Ecco il mio ricordo più bello a San Siro"

"Ho avuto la possibilità di vivere San Siro fin da piccolo. Rappresenta un'icona strutturale di Milano, ma anche un contenitore di grandi emozioni. Il valore della memoria è uno dei più importanti dell'essere umano e dobbiamo salvaguardarlo. Ho visto la finale di Champions nel maggio del '65 e quello fu il mio impatto con lo stadio, non si può dimenticare. Ricordo un terreno molto allentato, una giornata piovosa e un gol fortunoso. Non posso dimenticarli e lo stesso vale per altri più recenti da dirigente nerazzurro, come il derby della seconda stella nell'aprile 2024 con il 2-1 in casa del Milan o il successo contro l'Udinese nella gestione Conte che ci ha permesso di festeggiare lo Scudetto. C'è stato un periodo di stallo in Italia che ci ha portato a essere fanalino di coda nelle strutture. In Europa sono stati creati o ristrutturati 250 stadio negli ultimi 20 anni, tra questi solo 6 in Italia. Non abbiamo considerato il cuore essenziale di ogni club, deve essere la casa dei tifosi, delle società, dei giocatori".

Marotta: "In Italia più fantasia che finanziamenti"

"Rappresenta anche un asset patrimoniale di grande rilevanza, che porta ad aumentare i ricavi. Siamo fanalino di coda, noi ricaviamo 80 milioni di euro, il Milan uguale… Il Real Madrid e il Barcellona arrivano tra i 250 e i 300 milioni, i Blancos hanno l'obiettivo di superare i 500 milioni. Noi pensiamo di più che raddoppiare gli introiti derivanti dal matchday e da tutte le attività che vengono svolte durante la settimana. Il mercato? Siamo in grande involuzione. All'inizio degli anni 2000 il player trading lo conoscevamo solo per attrarre giocatori importanti, mentre oggi le plusvalenze sono voci rilevanti nei bilanci. Il calciomercato in Italia ora non può che portare operazioni che portano a pareggi di bilancio. Tranne il Como e la Fiorentina, il resto si sono abbastanza contenuti nelle spese. Si dovrà essere lungimiranti, spazio alla fantasia, alla creatività e alla competenza dei manager più che ai finanziamenti dei soci".

Marotta: "Stadi italiani non invitanti e bagni obsoleti"

"Prendendo ad esempio San Siro, per i tifosi le prime difficoltà nascono nel trovare parcheggio, nell'arrivare con facilità e nel vivere i 90-100 minuti delle partite in termini di hospitality, intendo per avere una birra, un panino… Non c'è grande disponibilità, la struttura non lo permette. Abbiamo anche dei bagni obsoleti, non rispondono agli standard minimi di accoglienza e sicurezza. Questo non stimola il venire con le famiglie e i bambini. Ci saranno spazi per loro nel nuovo impianto, che potranno vedere il match da un'angolazione diversa, semplicemente con un aspetto ludico, avendo pure i confort minimi che un ragazzino deve avere. Non sono un grande conservatore di queste cose. Avendo però un vissuto abbastanza lungo e vincente, alcuni ricordi si sono concretizzati in qualcosa di tangibile che mi rimane in casa o soprattutto in ufficio. Ho preso una zolletta del campo dopo Inter-Udinese, partita che ha sugellato la vittoria del mio primo Scudetto qui. Non avrei immaginato di conquistare così facilmente e velocemente un titolo, vincendone poi altri, facendo finali di Champions…".

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Marotta: "La mia Juve U23 con Cherubini"

"Quando abbiamo fatto un'analisi oggettiva degli stadi europei, non abbiamo parlato dei piccoli centri di allenamento. Oggi in Italia mancano. Noi abbiamo due strutture che erano obsolete, ma, grazie alla lungimiranza di Oaktree, che su nostra esigenza ha deciso di investire 100 milioni di euro, abbiamo acquistato nuovi terreni. Le strutture sono parte importanti per la crescita di talento. Se giochi in un campo di patate difficilmente riesci ad accettare dei consigli del tuo allenatore. L'U23? Io, insieme a Cherubini, ho fatto parte della classe dirigenziale che ha dato vita all'U23 a Torino. Qua l'avevamo bloccata perché non ne avevamo le possibilità, ma Oaktree ha avuto una presa di posizione lungimirante e ha stanziato una cifra importante per far diventare il progetto una realtà. L'obiettivo è quello nel giro di uno o due anni creare i presupposti per far allenare l'Under 23 ad Appiano Gentile con la prima squadra. Cocchi ha esordito anche in Champions, Chivu è molto attento, quindi si può dire che l'U23 è uno strumento propedeutico alla valorizzazione dei talenti".

Marotta: "Oaktree lungimirante"

"Il modello di riferimento nostro è portare una squadra che sia composta da un'età media più bassa di quella di oggi. Saremmo molto felici di valorizzare i nostri talenti. Penso che noi siamo gli unici ad avere un allenatore proveniente dal settore giovanile come Chivu in Serie A. È un'ulteriore dimostrazione di competenza e coraggio dal management. I modelli di riferimento per i giovani? Il Chelsea lo hanno modificato da poco, l'Arsenal lo faceva da tempo. I Gunners a un certo punto hanno dirottato i soldi sullo stadio nuovo e non sul mercato e ce l'hanno fatta. Il fatto di avere questa predisposizione verso i giovani sia un concetto di grande sostenibilità che tutti i club italiani sono costretti e devono avere. Oaktree? È una realtà. Da uomo di sport dico menomale… Milano ha dovuto ricorrere a questo per continuare la storia di due club gloriosi come Inter e Milan. Non dobbiamo pensare di avere più a che fare con mecenati, ma immaginarci fondi di investimento che, non solo si appassionano dal punto di vista sportivo, ma applicano criteri di modernità, di sostenibilità e di investimenti atti a valorizzare maggiormente quello che è il meglio della società. Oaktree è molto lungimirante, sta facendo investimenti importanti e questo va a beneficio del calcio milanese e del calcio nazionale".

Marotta: "I soldi non bastano"

"Il mio modello è semplicissimo, ma purtroppo spesso non viene attuato perché si pensa che tutto sia facile nel calcio. Allodi diceva che l'unico mondo in cui un uomo può diventare architetto il giorno dopo è quello del pallone. Ma non è così, ci vuole molta competenza. Non si può avere successo se non si affida a manager competenti. Noi andiamo alla ricerca dell'eccellenza. Siamo all'avanguardia, dobbiamo esserlo per raggiungere risultati. Nell'area psicologica-medica abbiamo fatto un accordo con il professor Ceccarelli, che segue un campione come Sinner. L'innovazione va di pari passo con la sostenibilità e non necessariamente con il fatto di dire che ci vogliono i soldi per vincere. Non è una legge scritta, la competenza è il primo valore che le proprietà di calcio devono rispettare. I giocatori di oggi? Oggi c'è una maggiore emancipazione da parte dei soggetti. Non che siano più intelligenti di prima, ma sono più coinvolti nel momento in cui il calcio ha assunto un modello e una dimensione diversa. Oggi l'aspetto mentale è molto importante, anche dal punto di vista della motivazione. Approcciare a un avvenimento sportivo con la mente che agisce in modo totalitario in conseguenza dell'obiettivo che tu hai, porta al fatto che il risultato sia più facile da raggiungere. La mente non può essere letta e interpretata facilmente, ma rappresenta una grandissima percentuale nel successo e nell'insuccesso".

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Marotta: "Social poco educativi"

"I social? Noi lo stiamo ancora subendo e non abbiamo ancora capito quali sono i vantaggi e gli svantaggi. Lo sottovalutiamo perché è esploso rapidamente e non riusciamo a demarcare i limiti e leggerne i contenuti. Non sono social, ma guardo e non lo sono per una forma di difesa, perché si rischia di diventare simpatici a una parte dei tuoi tifosi e antipatici a quelle rivali. Di educativo ci trovi poco, è un monito anche per i nostri ragazzi, per i miei figli. Sui social si può migliorare, ma si impara poco, c'è una parte nebulosa. Non c'è una tutela delle persone, i leoni da tastiera imperversano e anche noi nel nostro caso cerchiamo di difenderci. Non è facile intervenire, ma fa parte del processo evolutivo, dobbiamo abituarci a convivere con queste cose. Non dobbiamo dimenticarci che siamo responsabili della crescita di centinaia di bambini e bambine. Subentra un atto di coscienza, che è una missione: vogliamo creare uomini e donne del domani. La selezione è molto rigida, chi non arriverà al professionismo deve essere considerata una componente che entra nella società. Dobbiamo indirizzarli, è un mio obiettivo immaginare il futuro di chi fa parte del settore giovanile e non diventerà calciatore. Dobbiamo assolvere questa responsabilità, che è importante come vincere trofei".

Marotta: "Da neo presidente scrissi ad Agnelli"

"La fortuna non è tutto nella vita, ma io ho fatto della mia passione il mio lavoro e mi ritengo fortunato. Mi sento più che realizzato, è come toccare il cielo con un dito, è il massimo dell'aspirazione che un giovane può avere, ma l'ho fatto con umiltà. Mi sono confrontato con Oaktree, mi hanno dimostrato fiducia e questo mi ha reso orgoglioso. Ho intrapreso questa nuova figura con molti stimoli, umiltà, passione, cultura del lavoro. Non è cambiata la mia vita, anche prima avevo un ruolo apicale. Fa effetto, non è una cosa da poco, ma sono contento di aver conservato tutti quei valori che mi hanno portato a essere un dirigente. Il mio primo messaggio da presidente? Ho avuto un flash di tutti i presidenti che ho avuto in quasi 50 anni che faccio questo lavoro. Ho iniziato ragazzino, ma ho sempre colto qualcosa da ognuno di loro. Queste cose sono il mio patrimonio interiore, un tesoro che ho dentro, che mi hanno portato ad avere esperienza. Ai giovani manca questo valore, che è molto, molto importante per arrivare a sentirsi sicuri e avere un ruolo in qualsiasi cosa che uno fa. Io ho avuto modelli diversi di presidenti, passando da Zamparini a Agnelli, Garrone…".

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Marotta: "Vi racconto il mio colpo Pogba"

"Il colpo mercato che mi ha soddisfatto di più? Quello storico porta il nome di Pogba. Noi lo abbiamo, grazie allo staff che avevo alla Juventus, a zero dal Manchester United e glielo abbiamo casualmente rivenduto dopo 2-3 anni a 115 milioni di euro. Sì, il loro management è cambiato, ma per me è una cosa unica e non ripetibile. Lo abbiamo preso grazie alla furbizia e alla diplomazia di Mino Raiola, che era uno dei più bravi agenti che c'era. Ci ha facilitato questa acquisizione, la abbiamo condotta in team ed è stata apparentemente facile. Mi ricordo di aver ceduto ai Red Devils anche Taibi dal Venezia… Denuncio la perdita di personaggi come Ferguson, che a quei tempi era il tecnico degli inglesi e che ho avuto modo di conoscere molto bene. Se sono scaramantico? No, non lo sono. Prima si diceva che fosse meglio vendere un giocatore a cena perché c'era un clima più sobrio. Magari bevevano un bicchiere di vino in più (ride, ndr). A Euro 2032 con il nuovo stadio? Sì, noi vogliamo averlo per il 2030. Spero che ci si possa arrivare. Non dico sia un sogno, ma il percorso burocratico è tortuoso, spero che ci si arrivi. D'altro canto ritengo che l'Italia calcistica non possa fare a meno di essere rappresentata da Milano. Devono esserci tutti gli sforzi da parte della politica nazionale affinché si avveri questa cosa e si giochino, non dico la finale, ma partite importanti nel nuovo stadio. Non si può dimenticare e immaginare che Milano non sia rappresentativa del contesto calcistico nazionale".

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"All'inizio della mia vita professionale avevo due strade da intraprendere, o quella del giornalismo o quella del dirigente ed entrambe erano la mia passione. Ho deciso di prendere la seconda e sono molto felice. Mi ero già appassionato da ragazzino alle dinamiche del campo e dello spogliatoio, mi sembrava quella più consona". A dirlo è Beppe Marotta, intervenuto ai microfoni Dazn per riavvolgere il nastro di una carriera lunga mezzo secolo e che lo ha visto attraversare i board di Varese - dove nel 1976 ha iniziato la "gavetta" all'età di 19 anni -  Monza, Como, Ravenna, Venezia, Atalanta, Sampdoria e Juventus. A Torino giunge nel 2010, quando si accomoda sulla poltrona di direttore generale prima di entrare nel CdA e ricevere la nomina di amministratore delegato dell'area sportiva. Poi, il passaggio alla sponda nerazzurra, dove nel 2024 diviene il nuovo presidente dell'Inter. Una carriera che ha inoltre conosciuto la scalata ai vertici istituzionali del calcio italiano, come la presidenza dell'Adise (Associazione Direttori Sportivi) assunta nel 2017 e le cariche di consigliere di Figc e Lnp (Lega Nazionale Professionisti Serie A). Nel 2018, Marotta chiude il proprio ciclo in bianconero con un palmarès di 7 scudetti, 4 Coppe Italia e 3 Supercoppe italiane. Ma del curriculum dell'ex ad Juve si ricordano anzitutto le voci più felici dei bilanci, come quella della cessione di Paul Pogba al Manchester United che portò nelle casse della Vecchia Signora 110 milioni di euro a fronte dell'ingaggio a parametro zero dell'ex Red Devils di quattro anni prima.

Marotta: "Il nuovo San Siro non sarà come il Bernabeu"

Questo il racconto dell'attuale presidente dell'Inter, che ha anzitutto risposto sul nuovo stadio di San Siro: "Finalmente siamo riusciti ad aprire il varco, ad aprire una strada che ci porterà lontano. Sarà piena di tortuosità, non è facile agire in Italia, dove la burocrazia è molto ostruzionistica. Abbiamo intrapreso questa nuova era con entusiasmo, avremo una nuova casa. È stato molto difficile acquistare San Siro, ma grazie alla tenacia di Ralph e Scaroni siamo arrivati al rogito. Sarà un impianto molto moderno, che risponde soprattutto all'esigenze di sicurezza, di comodità, di accoglienza, di ospitalità e di tutto un insieme di valori. Dal punto di vista progettuale non mi voglio addentrare perché siamo nella fase in cui si sta ragionando. Ci sarà una presentazione vera e propria, con le caratteristiche che la identificano. Il progetto è stato affidato a Foster e Manica, due icone dell'architettura sportiva, che interpreteranno le linee guida delle due proprietà. Posso solo dire che il manto erboso non sarà retrattile come quello del Bernabeu, ma la tecnologia moderna fa sì che si possa cambiare in un giorno".

Marotta: "Mancata una posizione politica"

"Dal punto di vista politico non c'è stata una presa di posizione che mirava a sviluppare questa parte dello sport nazionale. Oggi grazie alla presenza di un Ministero dello Sport e un Ministro come Abodi c'è disponibilità e la dimostrazione è nell'aver nominato un commissario ad hoc per gli stadi. Si comincia a capire quanto le strutture possano incidere non solo nell'ambito sociale, ma anche nell'economia stessa dei singoli club e dello sport in generale. Le difficoltà nascono dal fatto che alcune strutture dovrebbero essere considerate di chiaro interesse nazionale e quindi, accanto al Ministero dello Sport, ci dovrebbe essere il Ministero delle Infrastrutture, ovvero quello di Matteo Salvini. Quando parliamo di San Siro e di investimento di circa 1,6 miliardi di euro, è evidente che sia rilevante nell'economia del Paese. Questo potrebbe permettere di superare certi scogli di procedure lente che trovano facilmente opposizione nell'ambito locale".

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