TORINO - Al fischio finale sembrava che avesse già rivisto almeno tre volte la partita appena giocata, per la lucidità con la quale l’ha analizzata. Luciano Spalletti, dopo il 3-0 subito a Bergamo, si è servito di tutta la saggezza possibile: «Quando la partita s’è fatta vera abbiamo preso decisioni sbagliate. Ora però devo convincere i ragazzi di non aver fatto così male come dice il risultato». I due punti, in sostanza, sono esattamente questi. La Juve è mancata nei momenti chiave. E anche in certi uomini. Ma la verità del campo, almeno della sua gestione, racconta una verità molto chiara: fidarsi di più di 13/14 giocatori è quasi impossibile.
Da Gatti a Zhegrova, livello basso
La resa di tanti che dovrebbero scalare le gerarchie non è adeguata. Partendo da Federico Gatti, che però ha l’alibi di ferro e sacrosanto dell’infortunio dal quale ha appena recuperato. Rompere lo schema fisso Bremer-Kelly allo stato attuale delle cose è impensabile: a Bergamo davvero troppe le sbandate della retroguardia. L’analisi, poi, si rivolge a tanti elementi lontanissimi dall’essere considerati delle alternative al pari dei titolari: Koopmeiners, Openda e Zhegrova (in altri momenti anche Cabal, Kostic e Adzic), su tutti, abbassano il livello. Al momento è così.
