Bisogna svegliarsi

Fa più godere il valoroso assalto finale e il gol di Kalulu o fa più imbestialire la superficialità di certi errori?

Il cuore o la rabbia? Questo è il problema. Se fa più godere il popolo bianconero il valoroso assalto finale e il gol di Kalulu; o fa più imbestialire la superficialità di certi errori? Quelli dei giocatori bianconeri e quelli dell’arbitro Guida, che ignora un rigore piuttosto netto sullo 0-0? Il dubbio spacca la serata juventina, ma una certezza si fa largo tra le emozioni: sono due punti persi. Lo sono perché la Juve poteva e doveva vincere contro la Lazio. Lo sono perché l’andamento della gara ricalca i paradossi di Bergamo, con una squadra che costruisce azioni da gol e l’altra che, due gol, li fa con i primi due tiri in porta. Lo sono perché le ambizioni della Juve erano cresciute e vanno coltivate con insistenza, se si vuole un autentico cambio di mentalità che non può consentire di esaltarsi per un pareggio al 94’ in una partita nella quale si sono sbagliati tanti gol (alcuni clamorosi) e sono state commesse enormi ingenuità in fase difensiva, con palloni persi in modo preoccupante. Certo, rimane quell’assalto negli ultimi venti minuti e quel gol, costruito solo e soltanto con la forza di volontà.

Il segnale forte

Una forza di volontà incrollabile, feroce, testarda fino a sfiorare l’ottusità. La Juve non voleva perdere la partita e non l’ha persa: questo è un segnale forte che la squadra dà a se stessa, ai tifosi, agli avversari. Dentro quei venti disperati minuti si concentra l’essenza della stagione bianconera, ancora una volta votata alla sofferenza fino alla fine, ma, se non altro, con l’impressione che nessuno si arrenderà mai. È già qualcosa. Non è certamente abbastanza. Gli errori che hanno consentito alla Lazio di segnare i due gol sono infausti parenti di quelli commessi a Bergamo: la Juve ha perso l’equilibrio, la pietra filosofale di ogni allenatore. Adesso quando si sbilancia per cercare il gol (ed è molto apprezzabile che lo faccia sempre con audacia), rischia molto, anzi troppo. Questa volta ha sbagliato Locatelli, ma sarebbe un errore imputare al singolo un problema collettivo. La squadra di Spalletti ha una carenza di qualità che rende sempre critiche certe gestioni del pallone. La Juve gioca più veloce e verticale, cerca sempre la porta avversaria con la strada più corta possibile ed esce dal pressing avversario con impeto, ma per fare tutto questo si prende sempre qualche rischio, a volte innocuo, a volte no.

Riflessione sulle decisioni arbitrali

La Juve deve svegliarsi. In tutti i sensi. Si devono riprendere i giocatori che devono aumentare la concentrazione su ogni pallone della partita, il margine di errore è bassissimo adesso. Devono riflettere i dirigenti, visto che - anche ieri - i subentrati hanno spostato poco o nulla, con l’eccezione di Boga, anche a Bergamo positivo nel suo ingresso. E serve anche una riflessione sulle decisioni arbitrali che, ultimamente, sono sempre piuttosto sfortunate nei confronti della Juve: il rigore non fischiato per il fallo di Gila su Cabal. Viviamo una stagione difficile per gli arbitri italiani: ok, c’è un regolamento che Daniele De Rossi ha definito in modo volgare, ma assai efficace; ma su questo si innesta la totale mancanza di uniformità di giudizio di chi dirige le partite (in campo e davanti al monitor). È un problema grave e non ci si può nascondere dietro norme scritte ad minchiam, perché in Champions si ha l’impressione che: 1. il Var incida nelle modalità giuste; 2. gli arbitri usino maggiore buon senso. Già… il buon senso.

 

 

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