La Juve pretende rispetto, riecco Gravina: la riforma sugli arbitri è già sul tavolo

La società bianconera, dopo i tanti torti subiti in questo campionato, non alza la voce ma vuole comprendere
La Juve pretende rispetto, riecco Gravina: la riforma sugli arbitri è già sul tavolo
© © TVRG Roberto Garavaglia/ag. Aldo Liverani

Penalizzata e comprensibilmente infastidita. La Juve non ha nascosto, pur in forma privata e senza dichiarazioni roboanti, una certa insoddisfazione per il trattamento ricevuto in tante, troppe occasioni dalla classe arbitrale in questa stagione. Tre errori sotto la lente d’ingrandimento: la gara d’andata contro il Verona, col fallo di mano di Joao Mario punito troppo severamente, ma anche la sfida dell’Olimpico contro la Lazio (fallo di Gila su Conceiçao: step on foot non ravvisato) e la notte dell’Allianz Stadium, nuovamente contro i biancocelesti. Gila stoppa la falcata di Cabal, eppure Guida nemmeno va al monitor. La società si è fatta sentire con i vertici arbitrali: una richiesta di spiegazioni, che fa trapelare una sana e sincera voglia di comprendere il metro di giudizio. Nessuno ha alzato la voce in maniera pretestuosa dopo la Coppa Italia (riferimento al tocco di Bremer, costato il vantaggio all’Atalanta firmato Scamacca), sebbene anche sui falli di mano manchi uniformità di giudizio. Ma dopo la Lazio il club ha approfondito i discorsi coi fischietti, chiedendo maggiore attenzione. Nella corsa alla Champions League ogni errore, anche arbitrale, può diventare determinante. Può comportare una penalizzazione in classifica.

L'attesa di un riscontro

La Juve avverte questo fastidio e l’ha fatto presente, con l’auspicio di ricevere un riscontro puntuale. Le scuse non basteranno: sarà necessario alzare la soglia d’attenzione. Già a partire dal delicatissimo Derby d’Italia contro l’Inter. Il riferimento a Spalletti non c’è, ma è come se ci fosse, visto che l’argomento l’ha sviscerato proprio il tecnico all’Allianz Stadium dopo il fischio finale di Juve-Lazio. L’Aia interviene sull’ipotesi di riforma, dicendosi favorevole al professionismo: «Il presidente Zappi e il Comitato Nazionale già da settembre avevano dato la propria apertura - dice Francesco Massini, vicepresidente vicario, alla guida dopo l'inibizione di Zappi -, purché il rafforzamento delle tutele economiche e professionali per gli arbitri della Can non pregiudicasse l’autonomia tecnica dell’Aia». Luciano ha toccato un tema caldo: il professionismo arbitrale è da tempo nei piani di Gabriele Gravina. Il presidente Figc, con l'idea di migliorare la qualità, ha messo sul piatto quella che è stata ribattezzata una Pgmol all’italiana.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Paragone con l'Inghilterra

Il riferimento è alla Professional Game Match Officials Limited, fondata nel 2001, quando gli arbitri inglesi divennero professionisti. La nuova società si occuperebbe della gestione dei fischietti di vertice, cioè di Serie A e probabilmente anche B. Con qualche differenza: in Inghilterra paga quasi tutto la Premier, qui la società sarebbe compartecipata da Figc, Serie A ed eventualmente B. Gli arbitri “top”, che hanno già compensi non bassi, sarebbero a quel punto assunti e svincolati dal controllo Aia: avrebbero, per esempio, un Tfr, oltre a più libertà sui diritti d’immagine. Condizionali d'obbligo: al momento tutto è in stand-by, complici le vicissitudini di Zappi. Al presidente l’idea non è mai piaciuta, ma incontra il favore di vari fischietti. La replica di ieri è da leggere anche come una difesa del lavoro di Zappi. Sul cui ricorso contro i 13 mesi di inibizione si pronuncerà la Corte Federale d’Appello il prossimo 18 febbraio: se confermerà il primo grado, il commissariamento sarà dietro l'angolo. A quel punto la riforma, fin qui in ghiaccio per ragioni di opportunità ma mai accantonata, avrebbe la strada spianata.

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Penalizzata e comprensibilmente infastidita. La Juve non ha nascosto, pur in forma privata e senza dichiarazioni roboanti, una certa insoddisfazione per il trattamento ricevuto in tante, troppe occasioni dalla classe arbitrale in questa stagione. Tre errori sotto la lente d’ingrandimento: la gara d’andata contro il Verona, col fallo di mano di Joao Mario punito troppo severamente, ma anche la sfida dell’Olimpico contro la Lazio (fallo di Gila su Conceiçao: step on foot non ravvisato) e la notte dell’Allianz Stadium, nuovamente contro i biancocelesti. Gila stoppa la falcata di Cabal, eppure Guida nemmeno va al monitor. La società si è fatta sentire con i vertici arbitrali: una richiesta di spiegazioni, che fa trapelare una sana e sincera voglia di comprendere il metro di giudizio. Nessuno ha alzato la voce in maniera pretestuosa dopo la Coppa Italia (riferimento al tocco di Bremer, costato il vantaggio all’Atalanta firmato Scamacca), sebbene anche sui falli di mano manchi uniformità di giudizio. Ma dopo la Lazio il club ha approfondito i discorsi coi fischietti, chiedendo maggiore attenzione. Nella corsa alla Champions League ogni errore, anche arbitrale, può diventare determinante. Può comportare una penalizzazione in classifica.

L'attesa di un riscontro

La Juve avverte questo fastidio e l’ha fatto presente, con l’auspicio di ricevere un riscontro puntuale. Le scuse non basteranno: sarà necessario alzare la soglia d’attenzione. Già a partire dal delicatissimo Derby d’Italia contro l’Inter. Il riferimento a Spalletti non c’è, ma è come se ci fosse, visto che l’argomento l’ha sviscerato proprio il tecnico all’Allianz Stadium dopo il fischio finale di Juve-Lazio. L’Aia interviene sull’ipotesi di riforma, dicendosi favorevole al professionismo: «Il presidente Zappi e il Comitato Nazionale già da settembre avevano dato la propria apertura - dice Francesco Massini, vicepresidente vicario, alla guida dopo l'inibizione di Zappi -, purché il rafforzamento delle tutele economiche e professionali per gli arbitri della Can non pregiudicasse l’autonomia tecnica dell’Aia». Luciano ha toccato un tema caldo: il professionismo arbitrale è da tempo nei piani di Gabriele Gravina. Il presidente Figc, con l'idea di migliorare la qualità, ha messo sul piatto quella che è stata ribattezzata una Pgmol all’italiana.

 

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