Il cuore non è bastato, però la partita di San Siro ha riconsegnato alla Juventus tanto della sua anima italiana. Andrea Cambiaso e Manuel Locatelli hanno tenuto in vita la Juventus contro tutto (l’arbitro La Penna) e tutti (l’Inter e i suoi tifosi). Loro due, che per lunghi tratti della stagione sono stati fra i più criticati fra i giocatori bianconeri per un rendimento a volte, spesso, sotto le attese, contro l’Inter in superiorità numerica hanno cercato di ribattere colpo su colpo. Venerdì, alla vigilia della partita, Locatelli aveva difeso a parole proprio il compagno di club e nazionale con parole al miele - «sono molto legato ad Andrea, è un ragazzo che ti ascolta; deve solo stare tranquillo, merita di star qui perché è forte e non si tira mai indietro» - e Cambiaso ha risposto sul campo. Reagendo e rialzandosi anche dopo la sfortunata autorete, figlia per lo più, però, dell’errore di Di Gregorio. L’esterno genovese è stato rapido a raccogliere il cross basso di McKennie e bucato da diverse gambe nerazzurre per realizzare il momentaneo 1-1, secondo gol in questo campionato (aveva segnato il primo novembre a Cremona, in occasione della prima partita in A di Spalletti alla Juve).
Locatelli simbolo della Juve
Da lì è stato un crescendo, prima da terzino, quindi da esterno più alto nel 4-4-1 della ripresa, quando Spalletti è dovuto correre ai ripari per l’inferiorità numerica e ha inserito Cabal dietro, avanzando l’ex genoano sulla linea dei centrocampisti. E il capitano? Dopo una partita a fare da diga davanti a Bremer e Kelly, a tamponare in raddoppio su Lautaro Martinez, a far ripartire l’azione fra verticalizzazioni e lanci lunghi, ha trovato con freddezza la rete del 2-2 - anche in questo caso su assist di McKennie - con un destro chirurgico a superare Sommer (per lui primo centro in questa Serie A e primo gol realizzato all’Inter in 22 sfide da avversario). Sembrava il gol della rivincita contro la sorte avversa della serata, con l’esultanza rabbiosa sotto il settore dei tifosi bianconeri. Anche Locatelli, in fondo, doveva farsi perdonare la marcatura leggera - in coabitazione con Kelly - sul 2-1 di Esposito. E lo ha fatto, confermando l’ottimo stato di forma, cresciuto in maniera esponenziale con l’arrivo di Spalletti in panchina, con le incomprensioni del periodo in azzurro svanite in un amen.
E Di Gregorio...
Cambiaso e Locatelli le facce sorridenti di una Juve italiana sconfitta con rabbia; Di Gregorio quella meno. Il portiere è stato sì determinante con tre parate - Thuram nel primo tempo, Calhanoglu e Bisseck nella ripresa -, ma è stato protagonista in negativo in due gol su tre. Sull'1-0, con quell'intervento scoordinato dopo la deviazione di Cambiaso che ha fatto infuriare anche Spalletti, che dalla panchina ha mimato come sarebbe dovuto intervenire, e sul 3-2, quando è rimasto sorpreso dal sinistro di Zielinski passato, va detto, fra le gambe di alcuni compagni.
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