Elkann telefona a Gravina dopo Inter-Juve e ripetuti errori arbitrali: cosa ha detto il presidente Exor

Non solo la chiamata al presidente FIGC, il CEO di Exor ha rinnovato anche la fiducia alla dirigenza e Spalletti. Anche il socio di minoranza Ardoino è intervenuto contro le ingiustizie

C’è un filo che lega il presente agitato della Juventus al suo futuro e passa direttamente dalla scrivania di John Elkann. Negli ultimi mesi il numero uno di Exor ha intensificato la sua presenza, non solo simbolica, attorno al mondo bianconero. Un attaccamento che va oltre la governance e si fa quasi identitario, viscerale. La Vecchia Signora non è solo un asset: è un’eredità, una responsabilità, una battaglia da combattere quando serve. E dopo la notte di San Siro, per Elkann era arrivato il momento di alzare la voce. La sconfitta contro l’Inter fa male per il modo in cui è maturata. L’espulsione di Kalulu, doppia ammonizione al 42’ del primo tempo, è diventata il simbolo di una frustrazione che covava da tempo. La simulazione di Bastoni, che ha portato al secondo giallo del difensore, è stata vissuta come l’ennesima ferita in una stagione costellata, secondo il club, da decisioni discutibili. E così il CEO di Exor ha preso il telefono.

La telefonata a Gravina e la credibilità del sistema

Secondo quanto riferito dall’ANSA, Elkann avrebbe contattato direttamente Gabriele Gravina, numero uno della FIGC, per esprimere il proprio disappunto non solo per l’episodio di San Siro, ma più in generale per i "tanti errori arbitrali" che avrebbero segnato il cammino bianconero in questo campionato. Non una telefonata di circostanza, ma un confronto schietto. Sul tavolo, oltre al caso Kalulu, anche una questione più ampia: la credibilità del calcio italiano.

 

 

Il CEO avrebbe sottolineato la necessità di trovare soluzioni concrete affinché il sistema non perda autorevolezza agli occhi dei tifosi e degli investitori. Parole pesanti, pronunciate con il tono di chi non intende restare spettatore. È un passaggio politico, prima ancora che sportivo. Perché quando la proprietà si muove ai massimi livelli istituzionali, il messaggio è chiaro: la Juventus non accetta più di incassare in silenzio.

 

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Sostegno totale alla squadra e il futuro di Spalletti

Ma la reazione di Elkann non si è fermata alla protesta. Nel day-after del derby d’Italia, il presidente di Exor ha voluto trasmettere un segnale interno altrettanto forte. Telefonate a Damien Comolli e a Giorgio Chiellini, rispettivamente amministratore delegato e Director of Football Strategy del club, e soprattutto un contatto diretto con Luciano Spalletti. La proprietà ha elogiato la prestazione della squadra, il carattere mostrato a San Siro e la compostezza dei dirigenti nel post-partita. Un sostegno pieno, senza ambiguità. Perché se da una parte c’è la rabbia per un torto percepito, dall’altra c’è la convinzione che la strada tecnica intrapresa sia quella giusta. È qui che l’attaccamento di Elkann assume un valore strategico. Negli ultimi mesi il suo coinvolgimento è cresciuto, quasi a voler blindare il progetto e garantire stabilità. Lavorare oggi anche per il futuro di Spalletti in bianconero significa proteggere l’allenatore dalle tempeste mediatiche, consolidarne l’autorità e costruire attorno a lui un orizzonte di medio-lungo periodo. E intanto il club sui social ha risposto alla burrascosa serata di San Siro con un collage di immagini di squadra con una descrizione chiara: "Insieme, sempre", con cuori bianconeri e un abbraccio allegati. E le reazioni dei tifosi non si sono fatte attendere.

Le reazioni dei tifosi della Juve

"Ad armi pari li conciavamo per le feste ma questo lo sanno anche loro..." ha scritto un utente sui social. Un'idea condivisa dal popolo della Juve che ha apprezzato molto il gioco espresso grazie alla guida di Spalletti e il cuore e l'anima della squadra, che non sono mai venuti meno. "Siamo orgogliosi di voi" ha scritto qualcun altro, poi si leggono tanti "Per sempre bianconero". I tifosi sono tutti compatti, proprio come la proprietà.

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La voce di Ardoino 

A rafforzare la linea dura è arrivata anche la presa di posizione del socio di minoranza Paolo Ardoino (CEO di Tether che ha lì11,5% delle quote del club), che non ha usato mezzi termini: "Ieri ennesima ingiustizia a sfavore della Juventus: errori arbitrali e atti di discutibile livello sportivo. Vincere conta quando il risultato è puro e indiscutibile". Parole che pesano, perché arrivano da un azionista e fotografano un sentimento diffuso ai piani alti del club. Non è solo questione di un cartellino rosso o di una partita persa. È la percezione di una battaglia più ampia, che tocca l’equità competitiva e il rispetto istituzionale. La Juventus esce da San Siro con zero punti ma con una convinzione rafforzata: non intende più restare in disparte. Elkann ha scelto di esporsi, di metterci la faccia e la voce. È un ritorno alle origini, a quella tradizione in cui la proprietà non delega quando c’è da difendere i colori. E in questa nuova fase, tra polemiche arbitrali e progettualità tecnica, si intravede un disegno più grande: proteggere il presente per costruire il futuro. Con Spalletti al centro. E con una società che ha deciso di non sussurrare più.

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C’è un filo che lega il presente agitato della Juventus al suo futuro e passa direttamente dalla scrivania di John Elkann. Negli ultimi mesi il numero uno di Exor ha intensificato la sua presenza, non solo simbolica, attorno al mondo bianconero. Un attaccamento che va oltre la governance e si fa quasi identitario, viscerale. La Vecchia Signora non è solo un asset: è un’eredità, una responsabilità, una battaglia da combattere quando serve. E dopo la notte di San Siro, per Elkann era arrivato il momento di alzare la voce. La sconfitta contro l’Inter fa male per il modo in cui è maturata. L’espulsione di Kalulu, doppia ammonizione al 42’ del primo tempo, è diventata il simbolo di una frustrazione che covava da tempo. La simulazione di Bastoni, che ha portato al secondo giallo del difensore, è stata vissuta come l’ennesima ferita in una stagione costellata, secondo il club, da decisioni discutibili. E così il CEO di Exor ha preso il telefono.

La telefonata a Gravina e la credibilità del sistema

Secondo quanto riferito dall’ANSA, Elkann avrebbe contattato direttamente Gabriele Gravina, numero uno della FIGC, per esprimere il proprio disappunto non solo per l’episodio di San Siro, ma più in generale per i "tanti errori arbitrali" che avrebbero segnato il cammino bianconero in questo campionato. Non una telefonata di circostanza, ma un confronto schietto. Sul tavolo, oltre al caso Kalulu, anche una questione più ampia: la credibilità del calcio italiano.

 

 

Il CEO avrebbe sottolineato la necessità di trovare soluzioni concrete affinché il sistema non perda autorevolezza agli occhi dei tifosi e degli investitori. Parole pesanti, pronunciate con il tono di chi non intende restare spettatore. È un passaggio politico, prima ancora che sportivo. Perché quando la proprietà si muove ai massimi livelli istituzionali, il messaggio è chiaro: la Juventus non accetta più di incassare in silenzio.

 

 

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