Quando non si esprime al 100% del proprio potenziale, la Juve è un’altra cosa. Normale che sia così, trattandosi di Kenan Yildiz, uno che la differenza la fa in maniera naturale. Non è successo contro Atalanta, Lazio e Inter, tre partite nelle quali l’asticella si è alzata parecchio. Ha deluso realmente soltanto a San Siro: una sola fiammata alla mezz’ora, poi tanto fieno portato in cascina per la fase di non possesso. Ma Spalletti, estremamente soddisfatto del rendimento, non gli chiede di fare la mezzala. Sa come prenderlo, però. Anche nei momenti in cui non rende al massimo. Perché ha vissuto una situazione simile con Khvicha Kvaratskhelia. Con Victor Osimhen si esprimeva in un modo, senza il nigeriano le difficoltà aumentavano considerevolmente. Alla Juve nessuno strappa energie alle difese avversarie come faceva Osimhen a Napoli, per cui ogni singolo occhio ricade sui movimenti di Yildiz. Stasera dovrà pure convivere con una forte componente emotiva, legata alla Turchia di papà Engin.
"Al Bayern nessuno lo ha preso in considerazione"
La Nazionale che ha scelto, il popolo che ha deciso di abbracciare. Approfittando del sonno profondo della Germania. Il suo ex procuratore Hector Peris, a fine 2023, parlò così di quel bivio: «Davvero non ci spieghiamo perché, ai tempi del Bayern Monaco, nessuno l’abbia preso in considerazione. Nella nostra posizione non era facile gestire tutto, anche a livello familiare. La Turchia è stata l’unica opzione possibile perché la Germania non si è mai interessata a Kenan». Yildiz non ne ha fatto un dramma, pur avendo passato più di un pezzo di vita a Ratisbona. Ha sposato il progetto turco, ha creduto nella forza delle radici e ha scelto di voler rappresentare un intero popolo. Senza aspettare la Germania. Ecco perché al Rams Park verrà applaudito da tutto lo stadio, ricevendo un’accoglienza da eroe: Yildiz ama la Turchia. L’ha messa in cima ai propri pensieri senza nemmeno dover convivere con l’inscindibile vincolo di sangue. I turchi gli sono riconoscenti.
