Luciano Spalletti ne aveva già parlato. Per questo motivo l'investitura di Istanbul non può stupire fino in fondo: «McKennie è un attaccante centrale perfetto, ve lo farò vedere: è uno dei più forti a fare il centravanti, perché attacca la profondità come pochi e gioca per farsi dire bravo prendendo delle decisioni importanti». Un tema affrontato, per la prima volta, subito dopo la vittoria contro il Napoli. Un concetto espresso nel momento in cui gli venne chiesto di Youssef En-Nesyri, il rinforzo che la Juve aveva seguito, appunto, fino a Istanbul. La stessa città che accoglierà McKennie da punta centrale, da finalizzatore. Da una parte Victor Osimhen, dall'altra il texano. Un confronto che fino a qualche mese fa avrebbe fatto inorridire chiunque, in relazione alle differenze di valori espresse in carriera. Adesso no. Il merito è tutto di Wes, che ha saputo ritagliarsi un'importanza inaspettata nel mondo Juve.
Punta centrale
Inattesa persino dal club, che pure in altre gestioni non aveva mai allargato gli orizzonti sulle potenzialità del giocatore. In questo senso, Spalletti è stato bravo ad aprire un portone. A trovare il petrolio scavando a mani nude. McKennie si presenta da punta centrale contro il Galatasaray anche per una situazione contingente legata all'infermeria: Dusan Vlahovic sta ancora recuperando e Jonathan David si è fermato ieri, a poche ore dalla partenza per la Turchia, per un fastidio all'inguine. Resta Lois Openda, che al momento sa di dover rincorrere per scalare le gerarchie del reparto offensivo. Lucio si gioca la carta McKennie, consapevole delle caratteristiche che porta: la capacità di creare confusione, di arrivare per primo di testa negli inserimenti, di dialogare con i trequartisti e di saper fare praticamente tutto in campo.
