La figuraccia era da evitare. Il disastro era annunciato. L’umiliazione di un 5-2 è uno sputo sulla storia della Juventus che chi era in campo dovrà pulire in un modo o nell’altro (riscattandosi o anche semplicemente andandosene), perché si può perdere in tanti modi, ma sbracare come ieri non è un comportamento adeguato a chi veste quella maglia. Eppure non ci si può stupire se Cabal combina disastri; se Kelly, orfano di Bremer, va in confusione; se, privata di Yildiz (azzoppato dopo dieci minuti) e Bremer, la Juve si affloscia su se stessa. Lo diciamo, e non siamo i soli, dal primo di settembre che la rosa non è completa e che la rosa non è adeguata. Ci sono troppi giocatori che non sono all’altezza di una grande squadra, perché senza i mezzi tecnici e caratteriali per giocare in Champions o lottare per lo scudetto. Quando si alza il livello, c’è mezza Juve che affonda. E il livello di ieri, a Istanbul, non era un Everest, ma comunque abbastanza alto per mandare in confusione la squadra alle prima difficoltà (nell’ordine: sostituzione di Bremer e Cambiaso, gol del 2-2 dopo pochi minuti della ripresa). Poi, attenzione, il Galatasaray è una squadra forte. Non stiamo parlando di Bayern o Real Madrid, ma Osimhen e Icardi (in panchina) sono un lusso che in Italia non si può permettere nessuno. E gente come Yilmaz, Akgun o Torreira farebbero la differenza in Serie A. Insomma, si sapeva benissimo che sarebbe stata durissima per la Juve e ci si aggrappava alla capacità di Spalletti di tirare fuori l’anima del gruppo, di inventarsi qualcosa dove qualcosa non c’è. E il trucco, nel primo tempo, è riuscito alla perfezione.
Juve, ripartire dal primo tempo col Galatasaray
Se si è costretti a distillare qualcosa di buono da una serata disastrosa per la Juventus, infatti, c’è il ritmo tenuto nei primi quarantacinque minuti. Quell’intensità così poco italiana, che invece è stata retta alla grande dai bianconeri. Il Galatasaray è partito a tremila all’ora, spinto dall’infernale tifo e da una ferocia agonistica spaventosa. La Juve ha retto l’impatto e ha giocato allo stesso modo. Dopo aver incassato un gol stupido, ha pareggiato subito e ha continuato ad attaccare e pressare, fino a passare in vantaggio. Era tutto fragile, è vero, ma una Juve così intensa non la si vedeva dai tempi di Conte. Tenere botta di fronte all’arrembaggio turco non era facile e la Juve lo ha fatto. È difficile, dopo un mortificante 5-2, non far prevalere il bartaliano “gli è tutto sbagliato, gli è tutto da rifare”, ma se un briciolo di ottimismo si deve coltivare, il pezzo di terra da zappare è quel primo tempo, quell’intensità, quella capacità di esprimersi collettivamente.