TORINO - Non è un febbraio nero a cambiare pensieri e soprattutto prospettive future. I ragionamenti della società al momento sono facilmente intercettabili: permane, infatti, la ferrea volontà di rinsaldare il legame con Luciano Spalletti. Ritenuto l’uomo giusto per mille ragioni, in parte ben visibili anche nei più recenti passi falsi: la Juve ha un’anima, un senso, un’identità di gioco riconoscibile e il valore di tanti singoli è indubbiamente cresciuto. Lo spogliatoio è un blocco compatto dalla parte del tecnico. Si è creato un clima ideale per andare avanti e i risultati delle ultime due settimane non hanno diminuito il credito di cui gode il tecnico: l’eliminazione dalla Coppa Italia, il pareggio contro la Lazio e le sconfitte (molto diverse, a dire il vero) contro Inter e Galatasaray non ridimensionano in alcun modo il valore del lavoro svolto da quattro mesi a questa parte. La Juve, da questo punto di vista, sa di dover sistemare la questione contrattuale di Spalletti da qui alla fine della sosta per le nazionali. Una Quaresima davanti, in sostanza, per mettersi al tavolo con Lucio e definire ogni singolo dettaglio del progetto.
Spalletti, priorità e mercato
Anche perché dalla figura dell’allenatore, una volta sistemato ogni aspetto, andrà costruito un mercato ragionato e in armonia con i dettami della parte tecnica. Spalletti, proprio riguardo al tema, vorrà naturalmente essere coinvolto. O meglio: ascoltato. A gennaio, del resto, non tutto è andato secondo programmi: il mister sperava di ricevere un numero nove, oltre a Holm e Boga, ma si è ritrovato a dover fare il pane con la farina a disposizione. Niente di più, niente di meno. Il futuro di Spalletti, poi, determina anche i ragionamenti che investiranno i destini di Weston McKennie e Dusan Vlahovic. Ecco perché definire quale sarà l’allenatore della prossima stagione entro fine marzo, a prescindere dall’accesso alla prossima Champions League, diventa fondamentale. Poi, chiaramente, il quarto posto fa tutta la differenza del mondo per stabilire budget e risorse disponibili per potenziare una rosa evidentemente incompleta. Con lacune da colmare e con la definizione di tutti i doppioni per ruolo: in ogni posizione Spalletti pretende un livello di competitività che oggi non c’è.
