Spalletti ringrazia squadra e Stadium: enorme delusione dopo l'eliminazione Juve ma anche tanto orgoglio

L’allenatore si arrabbia sul rosso a Kelly e per le perdite di tempo dei giocatori del Galatasaray poi la furia di Luciano contro Adzic all’intervallo dei supplementari. A salutare Okan Buruk ci va il suo vice, Domenichini

TORINO - C’erano macerie sparse ovunque, una settimana di dubbi e un 5-2 che sembrava una sentenza scritta nel marmo di Istanbul. E invece la Juventus ha fatto la cosa che le riesce meglio quando la danno per finita: si è rialzata con gli occhi stretti e il sangue caldo. Non ha solo giocato una partita che rimarrà comunque nella storia, ha aggredito il destino. Tre gol di scarto in 90 minuti, la paura messa all’angolo, il pubblico trascinato dentro la partita come un uomo in più. Sì, per davvero. Il Galatasaray è passato dall’arroganza dell’andata alla gestione del panico, minuto dopo minuto. I supplementari, raggiunti grazie a Locatelli, Gatti e McKennie - protagonisti che hanno vissuto albe complicatissime in bianconero, ora rivitalizzati dalla cura Spalletti - hanno esaltato un popolo che ci ha creduto fin dai primi attimi del riscaldamento. Ha cantato, sostenuto, incitato dall’inizio alla fine, prima di abbandonarsi a una standing ovation commuovente nei confronti del gruppo squadra di Spalletti che - alla fine - ha pagato per l’ennesima volta le follie arbitrali del direttore di turno. Sì, perché quel rosso rifilato a Kelly non c’entra nulla con il calcio.

Spalletti, sfuriata ad Adzic

Eppure la Juve non si è disunita: ha continuato ad aggredire il Gala, rinchiusosi nella sua area di rigore tra simulazioni e mezzucci che potessero far scivolare le lancette verso il 90°. La Juve ci è arrivata sopra di 3-0 e proprio lì, sul più bello, non è riuscita a dare il colpo finale. Quello che avrebbe sancito il ko tecnico del Gala. Le occasioni non sono di certo mancate: la più grossa sui piedi di Zhegrova (entrato benissimo), che ha aperto troppo il piattone a porta spalancata. Da lì, la stanchezza - comprensibile - per i minuti giocati in inferiorità (per la cronaca: mancherebbe pure un’espulsione a Torreira che ha randellato senza soste i giocatori bianconeri senza vedersi mai sventolato in faccia alcun cartellino…), con il Gala che si è rivelato cinico nel sfruttare due ripartenze. La prima, concretizzata da Osimhen e la seconda da Yilmaz. Nel caso del gol dell'ex Napoli, decisiva un'ingenuità di Adzic: è stato lui a perdere il pallone del 3-1. Errore che gli è costato una sfuriata cosmica di Lucio in campo. Risultato finale 3-2: Juve fuori dalla Champions e 15 milioni (i proventi dell’accesso agli ottavi) che volano via. Cosa resta allora? Tanto, tantissimo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Serviva una scossa nell’animo

E no, non vi è nulla di retorico: la Juve in tre settimane era riuscita a cestinare quanto di buono avesse fatto dall’arrivo di Spalletti. Era tornata una squadra impaurita, sconnessa, in balia degli avversari. Depressa e deprimente. Serviva una scossa nell’animo, nel gioco. Una dichiarazione di intenti, per dimorare di essere ancora vivi e di remare nella stessa direzione dell'unico tecnico - negli ultimi 6 anni - capace di far sognare di nuovo il popolo bianconero. Spalletti lo aveva detto alla vigilia: «Se ci spingerete potremmo andare oltre ogni limite». Detto, fatto. Nessuno gli chiedeva - per davvero - di riuscire a rimontare questa partita. Quantomeno di far vedere di avere la squadra ancora in mano. Se c’era bisogno di una prova per dimostrare di potersi prendere con voglia, rabbia e merito quarto posto, beh, quella è arrivata. Non consola, ma indica una strada. Ancora per qualche ora rimarrà la stessa delusione del fischio finale: è stato Domenichini ad abbracciare Buruk. Per Spalletti l’amarezza è stata devastante, ma la vita va avanti. E la Juve, così, può tornare Juve per davvero.

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TORINO - C’erano macerie sparse ovunque, una settimana di dubbi e un 5-2 che sembrava una sentenza scritta nel marmo di Istanbul. E invece la Juventus ha fatto la cosa che le riesce meglio quando la danno per finita: si è rialzata con gli occhi stretti e il sangue caldo. Non ha solo giocato una partita che rimarrà comunque nella storia, ha aggredito il destino. Tre gol di scarto in 90 minuti, la paura messa all’angolo, il pubblico trascinato dentro la partita come un uomo in più. Sì, per davvero. Il Galatasaray è passato dall’arroganza dell’andata alla gestione del panico, minuto dopo minuto. I supplementari, raggiunti grazie a Locatelli, Gatti e McKennie - protagonisti che hanno vissuto albe complicatissime in bianconero, ora rivitalizzati dalla cura Spalletti - hanno esaltato un popolo che ci ha creduto fin dai primi attimi del riscaldamento. Ha cantato, sostenuto, incitato dall’inizio alla fine, prima di abbandonarsi a una standing ovation commuovente nei confronti del gruppo squadra di Spalletti che - alla fine - ha pagato per l’ennesima volta le follie arbitrali del direttore di turno. Sì, perché quel rosso rifilato a Kelly non c’entra nulla con il calcio.

Spalletti, sfuriata ad Adzic

Eppure la Juve non si è disunita: ha continuato ad aggredire il Gala, rinchiusosi nella sua area di rigore tra simulazioni e mezzucci che potessero far scivolare le lancette verso il 90°. La Juve ci è arrivata sopra di 3-0 e proprio lì, sul più bello, non è riuscita a dare il colpo finale. Quello che avrebbe sancito il ko tecnico del Gala. Le occasioni non sono di certo mancate: la più grossa sui piedi di Zhegrova (entrato benissimo), che ha aperto troppo il piattone a porta spalancata. Da lì, la stanchezza - comprensibile - per i minuti giocati in inferiorità (per la cronaca: mancherebbe pure un’espulsione a Torreira che ha randellato senza soste i giocatori bianconeri senza vedersi mai sventolato in faccia alcun cartellino…), con il Gala che si è rivelato cinico nel sfruttare due ripartenze. La prima, concretizzata da Osimhen e la seconda da Yilmaz. Nel caso del gol dell'ex Napoli, decisiva un'ingenuità di Adzic: è stato lui a perdere il pallone del 3-1. Errore che gli è costato una sfuriata cosmica di Lucio in campo. Risultato finale 3-2: Juve fuori dalla Champions e 15 milioni (i proventi dell’accesso agli ottavi) che volano via. Cosa resta allora? Tanto, tantissimo.

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