«Mamma, papà, pensateci voi». Dai primi casi, perlopiù episodici - con pochi esempi sparsi in giro per l’Europa - a uno scenario comune e ricorrente. Sono sempre di più, infatti, i giocatori che scelgono di “snobbare” le procure più prestigiose, per gestire i propri “affari” in famiglia. O ancora quelli che, in virtù di impasse evidenti nelle trattative, spingono perché siano i genitori a condurre le mediazioni più complesse. Esattamente ciò che sta accadendo sul fronte Vlahovic, con il padre che, da qui in poi, avrà un ruolo cruciale nei dialoghi per il rinnovo di Dusan in bianconero. Consiglieri fedeli, pragmatici, custodi di ciò che conta davvero. Non il denaro o tornaconti personali, ma la carriera, la vita, il futuro di chi hanno cresciuto. Attraversano le stanze d’albergo e gli uffici dei club con la stessa meticolosità con cui hanno seguito i primi passi dei loro figli sui campi da gioco. E quale interlocutore migliore di chi ha vissuto sulla propria pelle i primi allenamenti, le giornate trascorse in macchina, un chilometro dietro l’altro, per accompagnarli nelle trasferte più lontane? Di chi ha visto i propri figli cadere e rialzarsi un migliaio di volte, contribuendo a parole o con una mera pacca sulla spalla.
La mediazione del padre nel rinnovo Yildiz
Sanno esattamente cosa chiedere e cosa proteggere. Specie in un mondo simile, dove spesso sono pressioni, ambizioni e tornaconti personali a dettare le regole. I genitori diventano allora delle bussole, dei garanti di strade che il calcio moderno rende sempre più strette e tortuose. È stato così per il tanto atteso rinnovo di Kenan Yildiz, seguito da un’agenzia, sì, ma forte dell’opera di mediazione del padre, che ha facilitato i discorsi tra le parti. Per Federico Chiesa, gestito dal papà Enrico, e per il Pipita Higuain, affidatosi al fratello. Certo, un discorso che non vale proprio per tutti. La storia recente ci ha messi di fronte anche a chi - accecato dalla stima, o dall’amore incondizionato nei confronti dei propri “assistiti” - non ha reso la vita facile a chi ci si è ritrovato a trattare. Basti pensare alla madre-procuratore di Rabiot, madame Veronique, con cui la Juve ha dovuto discutere a lungo per formalizzare il passaggio di Adrien in bianconero. O a Fayza Lamari, la mamma di Kylian Mbappé, inflessibile di fronte alla pressioni del Psg, deciso a far di tutto pur di non perdere il proprio attaccante a parametro zero.

