Yildiz 'osservato speciale': da dove parte la rinascita del 10 Juve e perché

Primato di dribbling in Serie A (57), ma da sette partite tra campionato e Champions League niente reti e assist: ha bisogno di sbloccarsi

TORINO - C’è una considerazione su Kenan Yildiz, figlia di una datata conferenza stampa di Igor Tudor, che va bene per tutte le stagioni. Anche per momenti in cui è meno brillante: «Se il problema della Juve è lui, significa che non la Juve non ha problemi». Pure Luciano Spalletti prenderebbe volentieri in prestito questa frase ogni volta che ne sente il bisogno. Anche perché, in Serie A, nessuno ha l’attitudine a saltare l’uomo più spiccata di Yildiz: 57 dribbling, Atta dell’Udinese (49), Palestra del Cagliari (48) e Nico Paz del Como (48) sono parecchio staccati dal turco. Significa che ha qualcosa di speciale. Persino quando la finalizzazione non supporta il grande lavoro che svolge di partita in partita per la squadra.

Yildiz osservato speciale

Sì, il suo febbraio è stato difficile: nelle ultime sette sfide zero gol e assist tra campionato e Champions League. Ma uno come Kenan si fatica a discuterlo nella cattiva sorte: per atteggiamento e inclinazione a partecipare alla fase di non possesso ce ne sono pochi così in Europa. Non si diventa, a 20 anni, leader tecnico della Juve per caso. Spalletti quando parla di Yildiz considera tutto il pacchetto, senza mai scordarsi le pressioni delle marcature avversarie: «Ha avuto un’ematoma importante, ma il ragazzo è di quelli veramente tosti caratterialmente. Lui ci vuole essere, sta facendo vedere cose importanti dentro il momento che sta attraversando la squadra. Se io gioco contro Yildiz il difensore più forte glielo metto lì, a quello più vicino gli dico di raddoppiare la marcatura. Lui è un osservato speciale in tutte le partite, probabilmente questo qualcosa ti toglie. Esegue pienamente la sua funzione, ma non siamo preoccupati perché anche ieri ce lo ha fatto vedere in allenamento: quando decide di metterla là lo fa, quelli normali nemmeno riescono a pensarci».

 

 

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La posizione di Yildiz

Contro il Pisa, dunque, ha solo bisogno di ritrovare il guizzo della «fucilata della notte». Quel colpo che stordisce nel silenzio. Il solo dubbio legato a Yildiz riguarda la posizione: può agire da esterno sinistro, la solita zolla che gli permette di far male partendo dalla linea laterale, oppure da punta centrale come nella fase conclusiva della sfida contro la Roma. Spalletti, a livello tattico, ha proprio spiegato in che cosa consiste questo dilemma: «La Roma col terzo difensore spingeva e abbassava i due mediani per avere equilibrio, Mancini lo mandavano nella nostra metacampo apposta per costringere Yildiz a seguirlo. Così noi lo abbiamo fatto andare sul mediano. Poi gli abbiamo fatto fare il falso nove quando è entrato Boga. Quando sei in inferiorità numerica non la prendi, la Roma per esempio ti porta in giro per il campo. Ma gli si può ritagliare la possibilità di ripartire dieci metri più avanti e non dalla linea difensiva. Vogliamo farlo rimanere più in alto, ma per far questo dobbiamo essere in un momento in cui la partita la comandiamo noi». Una fotografia che in qualche modo può lasciare un indizio sul Pisa, ma non solo: immaginare Yildiz punta centrale quando la Juve governa il gioco è la realtà che Spalletti vuole iniziare a visualizzare, in assenza di risposte concrete da Jonathan David, che entra ufficialmente in ballottaggio con Boga o eventualmente con Koopmeiners (in questo caso, la Juve scenderebbe in campo col 4-3-3).

Il quarto posto passa da Yildiz

Di sicuro con Kenan sul rettangolo verde le soluzioni diventano più comode da trovare. Non c’è bisogno di inventare nulla, anzi la necessità più impellente riguarda la squadra, che deve metterlo in condizioni di fare una corsa in meno all’indietro. Meno fase difensiva, più serenità nel poter risolvere i guai del reparto offensivo. Febbraio è stato il mese del sacrificio per Yildiz: un immenso lavoro per in compagni, ma poca ciccia sul tabellino. Non è un cruccio per Spalletti, che infatti cerca di mettere nelle condizioni gli altri di esprimersi al meglio. Il turco non ha bisogno di altre pressioni: lo francobollano le difese e contemporaneamente, dopo il rinnovo di contratto, intorno a lui si è alzato il livello delle aspettative. Il Pisa, in questo senso, è balsamico per Kenan: la partecipazione in zona gol può far sì che le scorie scivolino via, una dopo l’altra. L’assalto al 4° posto passa, eccome, dal sorriso di Yildiz.    

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TORINO - C’è una considerazione su Kenan Yildiz, figlia di una datata conferenza stampa di Igor Tudor, che va bene per tutte le stagioni. Anche per momenti in cui è meno brillante: «Se il problema della Juve è lui, significa che non la Juve non ha problemi». Pure Luciano Spalletti prenderebbe volentieri in prestito questa frase ogni volta che ne sente il bisogno. Anche perché, in Serie A, nessuno ha l’attitudine a saltare l’uomo più spiccata di Yildiz: 57 dribbling, Atta dell’Udinese (49), Palestra del Cagliari (48) e Nico Paz del Como (48) sono parecchio staccati dal turco. Significa che ha qualcosa di speciale. Persino quando la finalizzazione non supporta il grande lavoro che svolge di partita in partita per la squadra.

Yildiz osservato speciale

Sì, il suo febbraio è stato difficile: nelle ultime sette sfide zero gol e assist tra campionato e Champions League. Ma uno come Kenan si fatica a discuterlo nella cattiva sorte: per atteggiamento e inclinazione a partecipare alla fase di non possesso ce ne sono pochi così in Europa. Non si diventa, a 20 anni, leader tecnico della Juve per caso. Spalletti quando parla di Yildiz considera tutto il pacchetto, senza mai scordarsi le pressioni delle marcature avversarie: «Ha avuto un’ematoma importante, ma il ragazzo è di quelli veramente tosti caratterialmente. Lui ci vuole essere, sta facendo vedere cose importanti dentro il momento che sta attraversando la squadra. Se io gioco contro Yildiz il difensore più forte glielo metto lì, a quello più vicino gli dico di raddoppiare la marcatura. Lui è un osservato speciale in tutte le partite, probabilmente questo qualcosa ti toglie. Esegue pienamente la sua funzione, ma non siamo preoccupati perché anche ieri ce lo ha fatto vedere in allenamento: quando decide di metterla là lo fa, quelli normali nemmeno riescono a pensarci».

 

 

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