Niente colpi di testa. Qualche settimana fa Luciano Spalletti in qualche modo lo ha fatto capire a Dusan Vlahovic, parlando proprio del ritorno in campo. La voglia di rientrare del serbo, infatti, è sempre stata tanta. Troppa. Comprensibile, del resto, per un giocatore che in carriera non aveva mai subito uno stop di così lunga durata: tre mesi e mezzo non sono pochi. Così il tecnico si era raccomandato di evitare rischi: tutto pur di evitare una ricaduta. Tutto pur di scongiurare nuovi problemi che avrebbero potuto mettere a repentaglio anche i mesi di aprile e maggio, quelli decisivi per blindare la zona Champions League.
Stop & Go
Ecco, Vlahovic ha ascoltato quel suggerimento di Lucio. E in maniera saggia e intelligente, venerdì alla Continassa, ha preferito mettere le mani avanti per la trasferta di Udine: ha scelto di rimanere a Torino perché non era tranquillo. Gli mancava, cioè, la serenità per immaginarsi in campo per uno spezzone di partita. Per Spalletti, infatti, non è pensabile portare un giocatore in panchina per poi non utilizzarlo. Per cui, tanto vale restare in città per allenarsi e seguire tappa dopo tappa un piano di recupero che sta procedendo in realtà senza intoppi. Quelle di Dusan erano solo sensazioni. Non si sentiva pronto per essere chiamato in causa in caso di necessità. Ed è tutto un fatto mentale: fisicamente è integro, ma un po’ di fisiologica paura di un nuovo infortunio ha fatto sì che il cervello mettesse un freno a mano alle gambe. In ogni caso, la mancata partenza per Udine non desta alcuna preoccupazione: DV9 ha semplicemente guadagnato una settimana in più per ritrovare il 100% della condizione.
