Pagina 3 | "La cruda verità Juve. Inutile prendere ragazzini! Spalletti, c'è una lista da fare subito"

TORINO - Dev’essere un dolore più forte, in quelli che hanno vissuto versioni gloriose di Juventus. E finisce per essere accentuato a ogni occasione persa, a ogni volto smarrito, a ogni punto sciupato. Franco Causio non è un’eccezione: la Juve di sabato non l’ha sorpreso, ma solo perché certe sensazioni le ha sempre avute. E non è stata la crescita mostrata nell’ultimo periodo a fargli cambiare davvero idea. Anzi: «Il tema rimane sempre lo stesso: non c’è continuità».

"Juve, la verità è questa"

Franco Causio, cosa sta succedendo alla Juventus? «Mancano i risultati, la verità è questa. Ed è cruda».

Da lì si è scatenato tutto? «Senza risultati fai più fatica ad andare avanti: sono quelli a darti convinzione, entusiasmo. Se vengono meno poi s’innesca un circolo vizioso da cui è complicato venire fuori».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Spalletti ci ha messo del suo"

Ma il pareggio di sabato come se lo spiega? C’è chi ha notato una Juve presuntuosa. «Non è presunzione, la realtà è un’altra. Ed è che la Juve è questa. Solo questa roba qui».

Ossia? «Può giocare da squadra a Udine, e infatti lì ha vinto. E può giocare sfilacciata a Torino con il Sassuolo, e per questo non ha vinto. Anche Spalletti ci ha messo del suo».

Come? «Con Milik che non gioca da due anni e mezzo: una scelta che mi ha un po’ sorpreso, come aver lanciato Vlahovic. Avrei capito uno dei due, ma entrambi... Ecco, diciamo che non me l’aspettavo proprio così».

Dà dunque delle colpe anche a Spalletti? «Erano infortunati e sono stati lanciati a 10’ dalla fine: sono rimasto perplesso, come in generale per le soluzioni che ha trovato. Non me ne voglia, ma anche lui qualche errore lo commette. E aggiungo questo: la gestione di una squadra con 5 cambi non è affatto semplice».

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"Quando sono tornato alla Juve..."

Qualche mese fa aveva raccontato come molti elementi di questa rosa non fossero all’altezza della maglia che indossano. Lo conferma? «Lo sanno anche loro, mica c’è bisogno della mia conferma. Ma lo sa pure la società, n’è a conoscenza l’allenatore. Occorrono ricambi importanti perché la Juventus è questa: se indovina la partita allora va tutto bene, altrimenti non riescono più a giocare da squadra. Non so però cosa inneschi questo meccanismo».

Dipendesse da lei il prossimo mercato, comprerebbe giocatori immediatamente pronti o elementi più da algoritmo? «Ci vuole una dimensione giusta: i campioni con esperienza vanno accompagnati ai giovani. Le faccio un esempio dei miei tempi, quando c’era Boniperti alla guida del club».

Dica pure. «Quando sono tornato alla Juventus era il 1970, e l’idea del presidente era quella di inserire alcuni giovani di valore in un sistema più complesso. Ai nuovi arrivati erano stati affiancati elementi di spessore, come Sandro Salvadore, Helmut Haller, lo stesso Francesco Morini. Erano calciatori con un vissuto e delle partite importanti alle spalle: avevano un ruolo di guida».

Oggi? «Ci vorrebbe il giusto equilibrio. Solo così puoi trovare davvero continuità di risultati».

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"Alla Juve bisogna vincere"

Rinnovare certi giocatori a certe cifre è stato allora un errore? Si è persa un po’ di fame? «Non ho idea delle cifre proposte ai calciatori, ma i rinnovi sono un discorso a parte. Devi dare pure un significato alla prossima stagione, già adesso costruisci per il prossimo anno. Con certezze forti su allenatore e giocatore».

Chi deve prendere le decisioni più delicate? «Il tecnico deve fare scelte ben precise, la lista dei sì e dei no. E partire praticamente subito, praticamente adesso. Non si può aspettare l’eventuale qualificazione alla prossima Champions League. Si rischia di perdere tempo».

Lei come lo sfrutterebbe, questo tempo? «Programmando il più possibile. Da eventuali cessioni ai giocatori da prendere. E che siano con alto tasso di qualità. Perché c’è bisogno di giocatori forti: inutile comprare “ragazzini”, alla Juventus bisogna vincere».

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Su Vlahovic, David e Openda

Vlahovic, intanto, può salvare la stagione? «Bisogna guardare in che condizioni sia: non è facile riprendere il passo quando hai avuto un infortunio del genere. Si capirebbe meglio con 5 o 6 partite nelle gambe, ma adesso ha giusto un quarto d’ora. Ed è tutto diverso».

David e Openda? «Non sono prime punte, al limite di supporto per un nove vero».

Lei sarebbe per un reset completo, magari senza raggiungere la Champions, oppure per trovare continuità con gli introiti dalla qualificazione? «I soldi della Champions League fanno comodo a tutti, penso anche alla situazione della Roma. Chi non ha problemi in questo momento invece mi sembra il Como».

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"Como, chapeau a Fabregas"

Lo vede favorito per il quarto posto finale? «Giocano con entusiasmo: chapeau a Fabregas. Lui sì che ha qualche ragazzino, ma li fa giocare bene, con entusiasmo e naturalezza. La sensazione è che davvero non abbiano paura».

Se la Juve non dovesse approdare in Champions? «Allora dovrà monetizzare. Come la Roma. Su questo non c’è tanto altro da dire».

Per lei Spalletti merita la conferma anche se non dovesse raggiungere il quarto posto? «Penso di sì. Questo dipenderà naturalmente dalla società. Ma non è che ci sia molto altro in giro. Luciano è la persona giusta per continuare un certo discorso dal punto di vista di gestione e di crescita generale della squadra».

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"Quando sono tornato alla Juve..."

Qualche mese fa aveva raccontato come molti elementi di questa rosa non fossero all’altezza della maglia che indossano. Lo conferma? «Lo sanno anche loro, mica c’è bisogno della mia conferma. Ma lo sa pure la società, n’è a conoscenza l’allenatore. Occorrono ricambi importanti perché la Juventus è questa: se indovina la partita allora va tutto bene, altrimenti non riescono più a giocare da squadra. Non so però cosa inneschi questo meccanismo».

Dipendesse da lei il prossimo mercato, comprerebbe giocatori immediatamente pronti o elementi più da algoritmo? «Ci vuole una dimensione giusta: i campioni con esperienza vanno accompagnati ai giovani. Le faccio un esempio dei miei tempi, quando c’era Boniperti alla guida del club».

Dica pure. «Quando sono tornato alla Juventus era il 1970, e l’idea del presidente era quella di inserire alcuni giovani di valore in un sistema più complesso. Ai nuovi arrivati erano stati affiancati elementi di spessore, come Sandro Salvadore, Helmut Haller, lo stesso Francesco Morini. Erano calciatori con un vissuto e delle partite importanti alle spalle: avevano un ruolo di guida».

Oggi? «Ci vorrebbe il giusto equilibrio. Solo così puoi trovare davvero continuità di risultati».

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