L’espulsione di Del Piero, la meraviglia… Esnaider. Bielsa bacia la Juve: “Chi non la sogna?”

Il ct dell’Uruguay, prima di affrontare l’Algeria allo Stadium, ricorda la partita di San Benedetto del Tronto: “Zidane, Conte e Davids il top”

TORINO - Prima regola per seguire una conferenza stampa di Marcelo Bielsa? Parlare la lingua di Marcelo Bielsa. Entra all’Allianz Stadium, si siede nella poltrona che di questi tempi accoglie Luciano Spalletti e detta le condizioni dell’incontro all’ufficio stampa dell’Uruguay: risponderà a domande poste in spagnolo. Poi, si parte. Testa sempre bassa. Sempre. Non guarda in faccia nessuno, letteralmente. Ma trova il tempo per rispondere a ogni singola curiosità, su qualsiasi tema. Il cassetto dei ricordi, quando si parla di Juve, Bielsa lo apre ripescando una giornata molto lontana nel tempo: «Ricordo che ho affrontato la Juventus tanti anni fa, in un’amichevole. Credo che fosse a San Benedetto del Tronto, un paese molto piccolo: quel giorno era una bolgia. Giocavamo contro una squadra straordinaria, non ricordo bene, ma se non sbaglio era il 1998. Giocavano Zidane, Conte, Davids, tantissimi campioni». E allora El Loco sviscera un aneddoto: «In quella sfida giocò molto bene Esnaider. A tal punto da essere comprato dalla Juve al termine di quella partita».

La parabola Esnaider

Bielsa rammenta tutto con precisione chirurgica. Era, infatti, venerdì 21 agosto 1998. La Juve, allo stadio Riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto, affrontò l’amichevole contro l’Espanyol, allora guidato dall’attuale commissario tecnico dell’Uruguay. La corazzata di Marcello Lippi venne sconfitta 1-0: gol di Martin Posse. Da segnalare un fatto più unico che raro: l’espulsione di Alessandro Del Piero. Evidentemente, però, i bianconeri rimasero stregati da Juan Esnáider, punta argentina che in Serie A è riuscito ad accumulare appena 16 presenze, senza mai pungere in zona gol. La Juve lo prenota a giugno, ma lo prende a gennaio per 12 miliardi di lire. Per sostituire, in quel frangente della stagione, l’infortunato Del Piero. Per Esnaider andò tutto piuttosto male: un gol in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa. Ma nel 2000 firma per il Saragoza, iniziando una fase di lento e inesorabile declino. Poca fortuna anche da allenatore, eppure Bielsa lo ricorda ancora come se facesse parte del suo Uruguay. El Loco, poi, mostra un enorme rispetto nei confronti della Juve: «Parliamo di uno dei più grandi club del mondo, difficilmente un allenatore non ha desiderato almeno una volta in carriera di allenarla». Una candida carezza, da parte di un allenatore sicuramente allergico al manierismo e al conformismo.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Bielsa analizza l’Algeria: tattica, numeri e pericoli

Bielsa, durante la conferenza stampa, viene incalzato dai media algerini sui pericoli dell’Algeria. Il ct della Celeste sfodera il meglio: «Non ricordo molto bene i nomi, non ho buona memoria. Ricordo benissimo i numeri, ho guardato tantissime partite: so come si muovono sul campo il 17, il 10, il 22, il 14, l’11 e il laterale Bensebaini della Bundesliga (Borussia Dortmund, ndr). La domanda a cui so rispondere riguarda le caratteristiche dell’Algeria, non i singoli giocatori».

Bielsa su Valverde e l’obiettivo Uruguay contro l’Algeria

L’Uruguay è la nazionale di Federico Valverde, senza dubbio il centrocampista in questo momento più osservato al mondo dopo l’exploit in Champions League contro il Manchester City. Così El Loco: «Sì, è più completo di Vitinha e Pedri, ma non so se sia da Pallone d’Oro: in fondo dipende anche dai titoli che il Real Madrid riuscirà a vincere». Bielsa non ha mai affrontato squadre italiane in partite ufficiali. Ma stasera all’Allianz Stadium confida di lasciare Torino con un buon ricordo, battendo l’Algeria. L’aura del personaggio resta unica: appena si alza per abbandonare la conferenza stampa, tanti cronisti algerini sperano di strappargli un selfie. Niente da fare. Ha alzato la testa una sola volta, è bastato per non far sì che le fotocamere lo avvicinassero. Persino il Papa si lascia trascinare dai fedeli. El Loco no. E nessuno ha nulla da obiettare.

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TORINO - Prima regola per seguire una conferenza stampa di Marcelo Bielsa? Parlare la lingua di Marcelo Bielsa. Entra all’Allianz Stadium, si siede nella poltrona che di questi tempi accoglie Luciano Spalletti e detta le condizioni dell’incontro all’ufficio stampa dell’Uruguay: risponderà a domande poste in spagnolo. Poi, si parte. Testa sempre bassa. Sempre. Non guarda in faccia nessuno, letteralmente. Ma trova il tempo per rispondere a ogni singola curiosità, su qualsiasi tema. Il cassetto dei ricordi, quando si parla di Juve, Bielsa lo apre ripescando una giornata molto lontana nel tempo: «Ricordo che ho affrontato la Juventus tanti anni fa, in un’amichevole. Credo che fosse a San Benedetto del Tronto, un paese molto piccolo: quel giorno era una bolgia. Giocavamo contro una squadra straordinaria, non ricordo bene, ma se non sbaglio era il 1998. Giocavano Zidane, Conte, Davids, tantissimi campioni». E allora El Loco sviscera un aneddoto: «In quella sfida giocò molto bene Esnaider. A tal punto da essere comprato dalla Juve al termine di quella partita».

La parabola Esnaider

Bielsa rammenta tutto con precisione chirurgica. Era, infatti, venerdì 21 agosto 1998. La Juve, allo stadio Riviera delle Palme di San Benedetto del Tronto, affrontò l’amichevole contro l’Espanyol, allora guidato dall’attuale commissario tecnico dell’Uruguay. La corazzata di Marcello Lippi venne sconfitta 1-0: gol di Martin Posse. Da segnalare un fatto più unico che raro: l’espulsione di Alessandro Del Piero. Evidentemente, però, i bianconeri rimasero stregati da Juan Esnáider, punta argentina che in Serie A è riuscito ad accumulare appena 16 presenze, senza mai pungere in zona gol. La Juve lo prenota a giugno, ma lo prende a gennaio per 12 miliardi di lire. Per sostituire, in quel frangente della stagione, l’infortunato Del Piero. Per Esnaider andò tutto piuttosto male: un gol in Coppa Italia e uno in Coppa Uefa. Ma nel 2000 firma per il Saragoza, iniziando una fase di lento e inesorabile declino. Poca fortuna anche da allenatore, eppure Bielsa lo ricorda ancora come se facesse parte del suo Uruguay. El Loco, poi, mostra un enorme rispetto nei confronti della Juve: «Parliamo di uno dei più grandi club del mondo, difficilmente un allenatore non ha desiderato almeno una volta in carriera di allenarla». Una candida carezza, da parte di un allenatore sicuramente allergico al manierismo e al conformismo.

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