Tra calcio, Serie A e... Mondiale. Due generazioni a confronto, Sergio e Francisco Conceicao: il primo ex calciatore e oggi allenatore (ex tecnico del Milan, oggi guida l'Al-Ittihad); il secondo punto fermo della Juve di Luciano Spalletti (che in conferenza pochi giorni fa ha respinto al mittente le possibili voci sull'interesse del Liverpool). I due si sono messi a confronto in un'intervista rilasciata al The Athletic, in cui sono diversi i temi toccati. Dal percorso intrapreso dai due al confronto tra il Portogallo del passato e quello del presente. Le proprie carriere, tra cocenti delusioni (per Sergio il 5 maggio la nota dolente) e grandi soddisfazioni. E ovviamente... la Juventus.
Conceicao, Sergio e Francisco a confronto
Sergio Conceicao racconta del Francisco bambino fino ad arrivare ad oggi: "Francisco è sempre stato competitivo, sensibile e molto legato alla famiglia. Sempre tra i migliori della classe. Si era iscritto all’università per studiare educazione fisica, superando tutti gli esami con voti altissimi, ma giocando alla Juventus ha messo gli studi in pausa".
Sul com'è stato crescere con un papà famoso, invece, Francisco spiega: "Sono sempre stato molto orgoglioso di mio padre. Giocatore straordinario. Allenatore vincente. Mi hanno paragonato a lui fin da piccolo. Non mi ha mai dato fastidio. Ho sempre provato un amore incondizionato. Ho avuto il miglior esempio possibile, un padre con una conoscenza profondissima del calcio. E anche altri familiari che mi hanno spinto a migliorare".
Via dal Portogallo
Sul cambiare Paese papà Sergio spiega: "Ci sono sempre state certe difficoltà, Paesi diversi, dinamiche diverse nelle scuole e nella vita sociale, ma è stato positivo. Eravamo insieme come famiglia e questo ha dato loro competenze di vita interessanti. I ragazzi parlano quattro o cinque lingue, hanno giocato per diversi club e hanno sperimentato culture diverse, dall’Italia, al Belgio, alla Grecia… Hanno trasformato tutto questo in un punto di forza e in qualcosa da rispettare".
Così invece Francisco: "La mia infanzia è stata per lo più all’estero a causa della sua carriera. Prima a Milano e Roma, poi in Portogallo. In Belgio allo Standard. Abbiamo vissuto in Grecia. Papà giocava nel PAOK e io ero nelle giovanili lì. Quindi ho sempre sperimentato culture e modi diversi di giocare a calcio. Mi ha aiutato a formarmi. La mia passione per il calcio è iniziata presto perché abbiamo radici calcistiche profonde in famiglia. Penso di aver imparato molto più che stando in un solo posto. Per me più aspetti positivi che negativi. So che non tutti hanno avuto la fortuna che ho avuto io fin da bambino".