Dalla formazione in Italia alla crescita internazionale
Che ricordi ha del suo periodo calcistico in Italia? È cresciuto nelle giovanili del Milan, poi ha iniziato ad assaggiare il professionismo al Novara. «Ho condiviso tanti momenti con Locatelli e Cutrone al Milan. Con Patrick siamo ancora molto amici. Nelle giovanili, però, ho sempre fatto fatica. C’era tanto scetticismo intorno a me. In Italia posso ringraziare Simone Banchieri, l’allenatore che mi ha lanciato a Novara: mi ha dato tantissima fiducia, è stato fondamentale quel periodo in Serie C per me».
Lei va al Mondiale con l’Uruguay e l’Italia, per la terza volta di fila, resta a casa. Si è chiesto il perché? «In merito a come vengono gestiti i giovani, ho il mio parere: in Italia manca pazienza, l’ho vissuto sulla mia pelle. Vengono gettati nella mischia, però basta un solo errore per essere tagliati fuori. Così ho scelto di fare tutto il contrario: ho lasciato l’Europa e sono tornato in Sud America. Volevo giocare e avere la possibilità anche di sbagliare. Mi serviva la fiducia che ho trovato poi al River Plate, al Montevideo Wanderers e al Leon, prima del prestito al Real Oviedo».
