"Il 3-5-2? Chi vince in Europa non gioca così..."
Ma il Del Piero allenatore giocherebbe col tanto discusso 3-5-2? "Le squadre che vincono giocano con 4 in difesa, quindi c’è da farsi questa domanda. Ma se nel tuo campionato giocano tutte a 3 in difesa ti devi un po’ adeguare. Quindi queste sono le scelte difficili di un allenatore, è più facile quando sai che tutte le squadre giocano con quel sistema lì. Ma chi in Europa chi vince non gioca così! Se giocherei col 10, col fantasista? Beh, domanda scontata! Calcola che io sono arrivato in un periodo molto fortunato per i 10, all’epoca si chiedeva anche di tornare in difesa…. Si è passati dal 10 che doveva fare solo l’assist o il gol o fare il gesto di fantasia al 10 che doveva correre dietro, ma è stata la nostra fortuna, per la mia prima Juve con cui vincemmo Intercontinentale e Champions: c’era un servizio reciproco di tutta la squadra. Ci addentriamo in un discorso che tocca altri aspetti: il calcio non è solo tattica o scelta degli uomini ma anche onore, responsabilità, rispetto, coraggio, tutte cose fondamentali in una squadra e che a turno tutti devono tirare fuori".
Quel gol contro la Fiorentina
Si torna a parlare di passato, della storia di Del Piero e degli inizi tra San Vendemiano, il suo paesino, e la parentesi al Padova. Presto si arriva alla Juve e a quel famoso gol contro la Fiorentina a completare la rimonta: “Hai come uno scanner di quella che è la situazione e se sei in movimento cerchi di immedesimarti su dove arriverà il pallone, in che posizione sei nell’area, c’è un’analisi veloce in testa considerando che possono esserci variabili che non conosci. In un caso simile mi sono sfondato il ginocchio perché tiro al volo ma non avevo visto arrivare l’avversario. Con la Fiorentina non sapevo dov’era l’avversario, ho calcolato quello che potevo calcolare: arrivare sulla traiettoria al momento che la palla arrivava lì per controllarla, rendendomi conto che ero dentro l’area ho pensato che non ci aspettasse potessi tirare subito, e questo pensiero poi si è trasformato in un gesto abbastanza innaturale, con questo esterno destro e che poi si infila nell’angolino, con un pizzico di fortuna. Diciamo che la fortuna bisogna cercarcela, se non tiravo la palla non poteva andare lì: controllare non era facile, l’avversario poi mi avrebbe probabilmente aggredito subito, e così ho pensato di girarla subito in attesa di capire cosa sarebbe successo, ed è successo l’inimmaginabile.
Non eravamo partiti col tridente, dopo una sconfitta a Foggia ci guardammo negli spogliatoi chiedendoci cosa stavamo facendo, non tanto per la sconfitta in sé perché quel Foggia era forte e fece altre grandi partite, ma per come l’avevamo interpretata. Poi prima della Fiorentina eravamo già passati al tridente, eravamo ripartiti dopo Foggia con la voglia di scendere in campo a 2000, sacrificandoci. Ma quella vittoria lì con la Fiorentina ha significato che potevamo vincere in qualsiasi momento. Eravamo sotto 2-0 ma non meritavamo, avevamo avuto più occasioni di loro, ma se non la butti dentro… La Fiorentina poi era prima in classifica e noi eravamo ad inseguire, però non si è scostato di un attimo il nostro obiettivo: nei 90’ pensavamo solo ‘Andiamo a 2000 perché la ribaltiamo’, e quando ottieni quello è come mettessi un chip nella tua testa che ti fa dire ‘Se l’ho fatto una volta posso farlo sempre’. Scatta qualcos’altro: quando si parla di mentalità, di partite che cambiano le stagioni, ti portano a un altro livello. Non è detto che sei pronto per l’altro livello eh, ma noi avevamo tanta fame".

