Confronto schietto e parole chiare: missione Champions, ecco cosa ha detto Spalletti alla sua Juve 

Il tecnico, che ha ritrovato tutti alla Continassa, ha parlato alla squadra in vista dello sprint finale per il quarto posto

Luciano Spalletti è tornato. Carico. Non ha sfoderato con nessuno la retorica delle otto finali da qui all’epilogo della sua prima stagione alla Juve. Ogni partita sarà ugualmente importante e decisiva. Di sicuro, però, un concetto l’ha trasferito: il Como sta volando, la Roma sta tornando, per cui altri passi falsi come quelli contro il Sassuolo potranno essere pagati a carissimo prezzo. Dal Genoa inizia un nuovo campionato, in cui non contano più gli errori del passato. Le prove opache, le prestazioni con tante occasioni e pochi punti, i rigori sbagliati e il tempo perduto. Già, la Juve ha ancora la clessidra in mano, può recuperare i 3 punti (in realtà è come se fossero 4, considerando lo svantaggio nel computo degli scontri diretti coi lariani) e ha ancora margine per mettere il muso davanti a fine corsa.

La difficoltà del calendario, per Spalletti, conta zero: se a partire dal Genoa la Juve mostrerà i soliti limiti in Champions League non ci andrà. Chiaro e tondo. Per arrivare quarti non serve un’impresa. Serve la vera Juve di Lucio, quella che è riuscita a far stropicciare gli occhi in diverse partite. Anche, paradossalmente, in quelle non vinte. Il tecnico è convinto che la squadra abbia la forza per farcela, pur temendo molto la spensieratezza e l’eleganza calcistica di un Como più maturo di quanto si potesse pensare. E poi c’è la Roma. Affamata e delusa dall’Europa League: guai a considerarla fuori dai giochi con troppo anticipo. Spalletti ne ha parlato ai giocatori: un confronto schietto, quello di ieri.

Nazionale stimolo per la Champions

I due giorni di riposo concessi tra mercoledì e giovedì, in attesa del rientro alla Continassa di tutti i nazionali, sono serviti proprio per ricaricare le batterie. Per due mesi non ci sarà nessuno senza elmetto. Ieri, per la Juve, la giornata si è sviluppata come un ritorno a scuola dopo le vacanze. Spalletti, da buon padre di famiglia, ha abbracciato ogni singolo giocatore al centro sportivo. Un confronto in più l’ha avuto con gli italiani, ancora delusi dal terzo Mondiale di fila saltato. Lucio, che dentro la catastrofe azzurra ha vissuto le prime due partite di qualificazione, li ha guardati negli occhi: Locatelli, Cambiaso e Gatti, uno dopo l’altro. Sa che i problemi sono più grandi delle prove dei singoli e pure di un ct, Rino Gattuso, che paga lo stesso conto che Gravina ha presentato a Spalletti la scorsa estate. La Nazionale, almeno per i prossimi due mesi, dovrà diventare uno stimolo per andare in Champions League. Per chiudere, almeno con un timido sorriso, la prima parte di un 2026 che certo non è iniziato bene. Non solo per l’Italia, ma anche per la stessa Juve, oggi quinta in campionato e già fuori a febbraio da Champions League e Coppa Italia.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Missione Champions: Lucio parla ai suoi

Lucio ha parlato con tutti, prima di un discorso al gruppo. Ha cercato di capire, insieme al suo staff, le condizioni di ogni singolo elemento: chi sta bene, chi è più stanco, chi ha la testa sgombra di pensieri negativi e chi ha dovuto gestire situazioni di stress. Ha avuto risposte soddisfacenti. Ha visto nello sguardo di tanti la convinzione di poter iniziare, a partire da Pasquetta, un mini-campionato col vento in poppa. Con il carburante che può bastare per qualificarsi in Champions League. Lucio psicologo sa incidere, il resto dovranno metterlo i giocatori. Ognuno sa di giocarsi il futuro, nel bene e nel male. Il quarto posto garantisce la massima competizione europea, ma anche i rinforzi che servono per competere per vincere il prossimo anno. Il quinto posto è un dolore, l’ennesimo. Va evitato in tutte le maniere perché impatta tantissimo sulla Juve che verrà, inevitabilmente ridimensionata dai 70-80 milioni mancanti nelle casse. Per diventare grande, dunque, la squadra deve vincere un torneo di 8 partite: dal Genoa al Toro contano solo i fatti.

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Luciano Spalletti è tornato. Carico. Non ha sfoderato con nessuno la retorica delle otto finali da qui all’epilogo della sua prima stagione alla Juve. Ogni partita sarà ugualmente importante e decisiva. Di sicuro, però, un concetto l’ha trasferito: il Como sta volando, la Roma sta tornando, per cui altri passi falsi come quelli contro il Sassuolo potranno essere pagati a carissimo prezzo. Dal Genoa inizia un nuovo campionato, in cui non contano più gli errori del passato. Le prove opache, le prestazioni con tante occasioni e pochi punti, i rigori sbagliati e il tempo perduto. Già, la Juve ha ancora la clessidra in mano, può recuperare i 3 punti (in realtà è come se fossero 4, considerando lo svantaggio nel computo degli scontri diretti coi lariani) e ha ancora margine per mettere il muso davanti a fine corsa.

La difficoltà del calendario, per Spalletti, conta zero: se a partire dal Genoa la Juve mostrerà i soliti limiti in Champions League non ci andrà. Chiaro e tondo. Per arrivare quarti non serve un’impresa. Serve la vera Juve di Lucio, quella che è riuscita a far stropicciare gli occhi in diverse partite. Anche, paradossalmente, in quelle non vinte. Il tecnico è convinto che la squadra abbia la forza per farcela, pur temendo molto la spensieratezza e l’eleganza calcistica di un Como più maturo di quanto si potesse pensare. E poi c’è la Roma. Affamata e delusa dall’Europa League: guai a considerarla fuori dai giochi con troppo anticipo. Spalletti ne ha parlato ai giocatori: un confronto schietto, quello di ieri.

Nazionale stimolo per la Champions

I due giorni di riposo concessi tra mercoledì e giovedì, in attesa del rientro alla Continassa di tutti i nazionali, sono serviti proprio per ricaricare le batterie. Per due mesi non ci sarà nessuno senza elmetto. Ieri, per la Juve, la giornata si è sviluppata come un ritorno a scuola dopo le vacanze. Spalletti, da buon padre di famiglia, ha abbracciato ogni singolo giocatore al centro sportivo. Un confronto in più l’ha avuto con gli italiani, ancora delusi dal terzo Mondiale di fila saltato. Lucio, che dentro la catastrofe azzurra ha vissuto le prime due partite di qualificazione, li ha guardati negli occhi: Locatelli, Cambiaso e Gatti, uno dopo l’altro. Sa che i problemi sono più grandi delle prove dei singoli e pure di un ct, Rino Gattuso, che paga lo stesso conto che Gravina ha presentato a Spalletti la scorsa estate. La Nazionale, almeno per i prossimi due mesi, dovrà diventare uno stimolo per andare in Champions League. Per chiudere, almeno con un timido sorriso, la prima parte di un 2026 che certo non è iniziato bene. Non solo per l’Italia, ma anche per la stessa Juve, oggi quinta in campionato e già fuori a febbraio da Champions League e Coppa Italia.

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