Ottolini oltre l’algoritmo, la scommessa già vinta e il lavoro più duro: rifare due Juve

Il ds sfida il suo recente passato rossoblù: Gilardino la scelta più brillante, Norton-Cuffy l’ultima medaglia

Sapeva perfettamente che non avrebbe trovato un contesto semplice. Per alcuni dipartimenti della Juve questo è stato una sorta di anno zero: management nuovo, aria nuova, volti nuovi. Peccato che, a proposito della parte legata allo scouting, Marco Ottolini dovesse rifare praticamente tutto da zero, individuando ogni singolo tassello. Già, perché Damien Comolli a giugno ha ereditato una situazione estremamente complessa. La vecchia Juve - guidata dall’ottimo Matteo Tognozzi, deputato a supervisionare gli osservatori che negli anni sono riusciti a stanare grandissimi talenti in tutto il mondo (Yildiz, Huijsen, Soulé, Barrenechea i nomi più altisonanti) - era stata completamente smantellata. Alla Continassa non è rimasta praticamente traccia di un metodo, quello impostato dall’attuale direttore sportivo del Rio Ave (influente anche per Olympiacos e Nottingham Forest, le altre due realtà gestite dall’armatore greco Evangelos Marinakis), che ha funzionato e che ha portato la Juve a diventare un punto d’arrivo, non soltanto una base di partenza per giovani di spessore mondiale.

Juve, ora tocca a Ottolini!

Così Ottolini, a sua volta scelto da Tognozzi nella prima militanza del dirigente bresciano in bianconero, sta faticosamente ricostruendo uno scouting all’altezza della Juve. Algoritmo, sì, ma soprattutto uomini che sappiano vedere potenzialità inesplorate. Persone in grado di capire il valore più e meglio di altri. L’organico allestito da Ottolini è a buon punto: l’obiettivo è quello di arrivare ad affrontare l’estate con un parco osservatori al completo. Inutile pensare che questo lavoro possa dare subito frutti: ci vorrà tempo. La macchina sapientemente guidata da Tognozzi in passato ne ha avuto bisogno. Varrà lo stesso anche per quella formata dall’ex Genoa. Troppo presto per fare bilanci su Ottolini, ma di sicuro il primo trimestre del nuovo direttore sportivo ha lasciato alla Juve ottime sensazioni sulla strada che si sta percorrendo.

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Licina, Boga e una Juve in divenire: l'operato di Ottolini

L’intuizione migliore probabilmente riguarda la Next Gen: aver portato Adin Licina dal Bayern Monaco alla Continassa non è poco. Il futuro racconterà la bontà di questa operazione. Il presente, invece, premia Ottolini per Jeremie Boga: contattato a inizio gennaio, quando la Juve stava sondando la disponibilità del Liverpool per portare a termine l’affare Chiesa, l’ex Sassuolo è stato convinto ad aspettare i bianconeri fi no all’ultimo secondo dell’ultimo giorno di mercato. L’ivoriano era un pallino del ds, ma i bianconeri hanno cercato in tutti i modi di concentrarsi in primo luogo sul centravanti poi non consegnato a Spalletti. Boga, nel penultimo giorno della sessione invernale, è salito a bordo. Con poche aspettative, a dire il vero. Ma i fatti premiano la mossa di Ottolini, bravo a far capire al giocatore che avrebbe dovuto presentarsi al top della condizione. Così Spalletti si è trovato un giocatore pronto. Il migliore, a conti fatti, del mese di marzo. Colui che ha saputo tamponare, in parte, il ricorrente problema della poca prolificità delle punte.

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Juve, all'Allianz arriva il Genoa

Domani Ottolini ritroverà il Genoa. Da luglio 2022 a ottobre 2025 Arenzano è stata casa sua. Porta la sua firma la scelta di affidare il Grifone, in Serie B, ad Alberto Gilardino. In Serie A, collaborando gomito a gomito con Andres Blazquez, ha lasciato il segno soprattutto con l’operazione Retegui, rivenduto a peso d’oro all’Atalanta. Ma l’ultima medaglia di Ottolini è Brooke Norton-Cuffy, che sarà assente contro la Juve. Vale una montagna di soldi oggi, lui l’ha preso a circa 3 milioni quasi due anni fa. Idea notevole, che ha contribuito a riportarlo a Torino: era arrivato nel 2018, all’interno dell’area scouting internazionale. Se n’è andato per fare il ds al Genoa ed è ritornato tre anni e mezzo più tardi con lo stesso ruolo: non c’è male.

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Sapeva perfettamente che non avrebbe trovato un contesto semplice. Per alcuni dipartimenti della Juve questo è stato una sorta di anno zero: management nuovo, aria nuova, volti nuovi. Peccato che, a proposito della parte legata allo scouting, Marco Ottolini dovesse rifare praticamente tutto da zero, individuando ogni singolo tassello. Già, perché Damien Comolli a giugno ha ereditato una situazione estremamente complessa. La vecchia Juve - guidata dall’ottimo Matteo Tognozzi, deputato a supervisionare gli osservatori che negli anni sono riusciti a stanare grandissimi talenti in tutto il mondo (Yildiz, Huijsen, Soulé, Barrenechea i nomi più altisonanti) - era stata completamente smantellata. Alla Continassa non è rimasta praticamente traccia di un metodo, quello impostato dall’attuale direttore sportivo del Rio Ave (influente anche per Olympiacos e Nottingham Forest, le altre due realtà gestite dall’armatore greco Evangelos Marinakis), che ha funzionato e che ha portato la Juve a diventare un punto d’arrivo, non soltanto una base di partenza per giovani di spessore mondiale.

Juve, ora tocca a Ottolini!

Così Ottolini, a sua volta scelto da Tognozzi nella prima militanza del dirigente bresciano in bianconero, sta faticosamente ricostruendo uno scouting all’altezza della Juve. Algoritmo, sì, ma soprattutto uomini che sappiano vedere potenzialità inesplorate. Persone in grado di capire il valore più e meglio di altri. L’organico allestito da Ottolini è a buon punto: l’obiettivo è quello di arrivare ad affrontare l’estate con un parco osservatori al completo. Inutile pensare che questo lavoro possa dare subito frutti: ci vorrà tempo. La macchina sapientemente guidata da Tognozzi in passato ne ha avuto bisogno. Varrà lo stesso anche per quella formata dall’ex Genoa. Troppo presto per fare bilanci su Ottolini, ma di sicuro il primo trimestre del nuovo direttore sportivo ha lasciato alla Juve ottime sensazioni sulla strada che si sta percorrendo.

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