Spalletti e l'allarme Italia, spiegato semplice: "Senza sentimento nazionale bisogna imporre regole"

Il tecnico: "Non avrei avuto meriti e ora non ho colpe per il ko degli azzurri. Ora, però, devono lasciare da parte il dispiacere"

TORINO - Gli ingredienti “mondiali” ci sono tutti. La dimensione, compressa, delle otto partite da qui alla fine. L’urgenza del risultato, a prescindere dalla prestazione. La tensione, palpabile, che si respirerà di giornata in giornata, dove il margine d’errore si avvicinerà sempre di più allo zero. Meglio allora aggrapparsi all’entusiasmo di chi, come Kenan Yildiz e Pierre Kalulu, ha attraversato la sosta suggellando la qualificazione al torneo iridato negli Usa. Scintille contagiose, da innescare alla luce di un mini torneo da dentro o fuori, dove la Juve sarà chiamata a definire i contorni del proprio futuro.

Obiettivo Champions: le strategie della Juve e il mercato

Con la qualificazione in Champions, la società terrà fede alle sue promesse, consegnando a Spalletti i giusti rincalzi per tornare a competere fin da subito per lo scudetto. Viceversa, si ripartirà nuovamente in salita, con un mercato “di serie b”, decisamente meno appetibile sul piano tecnico. Da qui il dribbling - quasi scocciato - di Luciano Spalletti, di fronte alle domande sul suo rinnovo di contratto: «Non riesco proprio a capire perché vi stia così a cuore questo tema. Veramente, non ce la faccio. Da un punto di vista dei rapporti è tutto apposto e nei prossimi giorni fare in modo che il tutto avvenga in via naturale. Le priorità vanno date alla partita contro il Genoa che è difficilissima. Con De Rossi questa squadra ha pareggiato contro il Como e vinto con merito contro la Roma. Abbiamo poco margine vista la classifica attuale, non possiamo fare calcoli e dobbiamo andare a vincerle quasi tutte per poter essere dentro».

 

Spalletti e la sfida al Genoa: focus su De Rossi e la partita

Da lì, la chiosa sul tecnico avversario, allenato ai tempi della Roma: «Daniele è uno dei miei figli del calcio, gli voglio bene. Penso di essergli rimasto qualche volta sulle scatole come succede nella realtà tra un padre e un figlio. Ma si dice che i genitori si capiscono solo quando li si diventa. Questo è il suo Genoa, ci si vedono delle caratteristiche di quando era calciatore: vedo la l’aggressività, la voglia di fare la partita, in qualunque momento e zona del campo».

 

 

E a chi gli chiede dell’umore dei profili azzurri rientrati alla Continassa e di quali tasti abbia toccato per permettergli di pigiare sul tasto “reset”, Spalletti risponde così: «Naturalmente quelli che hanno passato i playoff sono tornati con più tranquillità addosso, quelli che non lo hanno fatto, come gli italiani, sono a guinzaglio del dispiacere. Però poi bisogna essere lucidi per fare valutazioni corrette, quindi io mi aspetto il massimo per affrontare una partita difficilissima contro una squadra forte come il Genoa. Chi non sente dolore e non soffre non può sperare di crescere. A me qualche volta piace sentire la sofferenza, non vado a eliminarla. In questo caso ho detto loro che questa cosa qui deve rimanere fuori. C’è stato un momento in cui abbiamo fatto il punto della situazione e ho partecipato anche io a quel dispiacere lì».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Italia fuori dal Mondiale: Spalletti sui talenti azzurri

Del resto, non c’è tempo per crogiolarsi nella delusione della terza esclusione di fila dal campionato del mondo. Epilogo che, a detta di Lucio, non ha nulla a che vedere con la sua gestione da ct: «Non avrei avuto meriti se ci fossimo qualificati e non ho responsabilità ora che non li hanno raggiunti. Conosco chi lavora in Nazionale e so quanta passione abbiano messo nel fare il loro lavoro, quindi c’è dispiacere. Sarebbe giusto chiederci se ci interessa davvero valorizzare i giocatori italiani e i talenti che nascono. In Italia ci sono molte proprietà straniere e ci fa piacere che vengano a investire nel nostro calcio. Ma poi se gli si viene a chiedere di prendersi cura dei talenti italiani, diventa corretto da parte loro fare ragionamenti diversi. O c’è un sentimento spontaneo per la nazionale, oppure bisogna che ce lo impongano delle regole. Sono convintissimo che tra le nostre mamme ce ne siano ancora come Matilde Baggio, Fiorella Totti e Bruna Del Piero, oppure Gelsomina Cannavaro. Bisogna andare a saper usare quello che poi producono queste mamme, che ci metteranno a disposizione altri talenti e campioni. Se non viene spontaneo difenderli nella programmazione, saperli vedere, bisogna imporcelo».

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TORINO - Gli ingredienti “mondiali” ci sono tutti. La dimensione, compressa, delle otto partite da qui alla fine. L’urgenza del risultato, a prescindere dalla prestazione. La tensione, palpabile, che si respirerà di giornata in giornata, dove il margine d’errore si avvicinerà sempre di più allo zero. Meglio allora aggrapparsi all’entusiasmo di chi, come Kenan Yildiz e Pierre Kalulu, ha attraversato la sosta suggellando la qualificazione al torneo iridato negli Usa. Scintille contagiose, da innescare alla luce di un mini torneo da dentro o fuori, dove la Juve sarà chiamata a definire i contorni del proprio futuro.

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Con la qualificazione in Champions, la società terrà fede alle sue promesse, consegnando a Spalletti i giusti rincalzi per tornare a competere fin da subito per lo scudetto. Viceversa, si ripartirà nuovamente in salita, con un mercato “di serie b”, decisamente meno appetibile sul piano tecnico. Da qui il dribbling - quasi scocciato - di Luciano Spalletti, di fronte alle domande sul suo rinnovo di contratto: «Non riesco proprio a capire perché vi stia così a cuore questo tema. Veramente, non ce la faccio. Da un punto di vista dei rapporti è tutto apposto e nei prossimi giorni fare in modo che il tutto avvenga in via naturale. Le priorità vanno date alla partita contro il Genoa che è difficilissima. Con De Rossi questa squadra ha pareggiato contro il Como e vinto con merito contro la Roma. Abbiamo poco margine vista la classifica attuale, non possiamo fare calcoli e dobbiamo andare a vincerle quasi tutte per poter essere dentro».

 

Spalletti e la sfida al Genoa: focus su De Rossi e la partita

Da lì, la chiosa sul tecnico avversario, allenato ai tempi della Roma: «Daniele è uno dei miei figli del calcio, gli voglio bene. Penso di essergli rimasto qualche volta sulle scatole come succede nella realtà tra un padre e un figlio. Ma si dice che i genitori si capiscono solo quando li si diventa. Questo è il suo Genoa, ci si vedono delle caratteristiche di quando era calciatore: vedo la l’aggressività, la voglia di fare la partita, in qualunque momento e zona del campo».

 

 

E a chi gli chiede dell’umore dei profili azzurri rientrati alla Continassa e di quali tasti abbia toccato per permettergli di pigiare sul tasto “reset”, Spalletti risponde così: «Naturalmente quelli che hanno passato i playoff sono tornati con più tranquillità addosso, quelli che non lo hanno fatto, come gli italiani, sono a guinzaglio del dispiacere. Però poi bisogna essere lucidi per fare valutazioni corrette, quindi io mi aspetto il massimo per affrontare una partita difficilissima contro una squadra forte come il Genoa. Chi non sente dolore e non soffre non può sperare di crescere. A me qualche volta piace sentire la sofferenza, non vado a eliminarla. In questo caso ho detto loro che questa cosa qui deve rimanere fuori. C’è stato un momento in cui abbiamo fatto il punto della situazione e ho partecipato anche io a quel dispiacere lì».

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