Non poteva immaginare una serata più densa di emozioni. Michele Di Gregorio è sempre stato convinto di una cosa: il lavoro l’avrebbe riportato, presto o tardi, a riprendersi i pali della Juve. Ci è riuscito. Non è detto che non si aspettasse di tornare in porta prima, per esempio già dalla sfida del 7 marzo contro il Pisa: i presupposti per un ritorno in campo, passata la tempesta di febbraio, c’erano tutti. Invece no. Luciano Spalletti ha scelto la strada più comoda: la conferma di Mattia Perin, usato sicuro. Affidabile e sereno. Sciolto mentalmente per poter chiudere la stagione senza affanni. Il campo, a Pasquetta, ha offerto contro il Genoa l’occasione perfetta per cambiare nuovamente le gerarchie: Perin accusa un fastidio al polpaccio (nulla di grave, è potenzialmente già disponibile per Bergamo: i riscontri dal J Medical regalano una cospicua dose di ottimismo in questo senso), entra Di Gregorio nella ripresa e diventa l’eroe della serata.
Di Gregorio c’è. E si è commosso
La doppia parata su Martin - prima la respinta sul rigore, poi il riflesso sulla ribattuta - gli regala la scena. Sentiva di meritarla. Ma gli è scoppiato il cuore dal momento in cui ha rimesso piede sul terreno di gioco: prima l’abbraccio di tanti compagni, poi l’ovazione dell’Allianz Stadium all’uscita alta di inizio ripresa e infine la doppia respinta che ha evitato un attentato alle coronarie di Spalletti e non solo. Di Gregorio c’è. E si è commosso, nello spogliatoio, quando tutta la squadra l’ha celebrato: è stata la festa dell’intero gruppo, non soltanto di un singolo diventato capro espiatorio di tutti i problemi della Juve a febbraio. Persino quelli che non riguardano il suo operato. Le parole di Lucio, in qualche modo, preannunciano il ritorno alla normalità a partire da sabato: «Michele l’ho trovato differente: ci aveva messo qualcosa di suo perché gli venisse sfilata la maglia e ci ha messo qualcosa di suo per riprendersi la maglia. Se l’è ripresa da solo facendo vedere il suo livello». Anche in vista della stagione che verrà, il tecnico non ha mai avuto dubbi su un aspetto: i guai dell’attuale Juve non sono legati a doppio filo al ruolo del portiere. Sì, è un reparto migliorabile, ma non è una priorità. Spalletti non destinerebbe mai, a prescindere dalla qualificazione in Champions League, una somma importante per identificare un nuovo numero uno.
