Fa fuori Thiago Motta e condanna la Juve a zero tituli, sentenza Palladino: magari un giorno…

Imbattuto negli ultimi tre precedenti, il tecnico dell’Atalanta era in lizza per il dopo Tudor

Ci ha pensato. L’ha sfiorata. Che quasi ci riusciva. E poi è ripartito altrove, cioè da Bergamo. Tra Raffaele Palladino e la Juventus c’è però un prendersi e lasciarsi, mai un concreto allontanarsi. Il tecnico dell’Atalanta ha uno score pressoché perfetto contro la squadra che l’aveva lanciato nel grande calcio, pur da giocatore: nelle ultime tre, ad esempio, non ha mai perso (due vittorie e un pari). E anche allenando squadre meno forti sulla carta, sono più le partite in cui ha trovato il successo. Soprattutto: è stato lui a dare il colpo di grazia a Thiago Motta un anno fa alla guida della Fiorentina, mentre lo scorso 5 febbraio ha eliminato Spalletti dalla Coppa Italia, rendendo la stagione juventina da zero titoli. Non male. Tutt’altro: di fatto, una tradizione. Perché nel 2022-2023, quando si era affacciato per la prima volta alla guida di una squadra professionistica, alla Juventus ha fatto pelo all’andata e contropelo al ritorno. Cioè: l’ha battuta in entrambi gli scontri in campionato, guadagnandosi i complimenti di tanti, e gli occhi pure dei bianconeri.

 

 

Sogno bianconero

Non è un mistero e non lo sarà mai: l’allenatore napoletano, magari, chissà, se si potrà un giorno, vorrebbe proprio allenare il club in cui è cresciuto. Si sentiva persino pronto qualche mese fa, quando il suo nome era stato uno dei primi emersi dopo l’addio di Igor Tudor. In particolare, la sua candidatura era stata portata avanti dal direttore tecnico François Modesto, con lui ai tempi di Monza. Quelli in cui Raffaele ha saputo sfruttare la più classica gavetta, culminata in un’onda lunga di salvezze tranquille, di mire diventate ben più alte. La Fiorentina si è fatta poi lo stress test ad alta quota: un anno di livello, numeri importanti, la sensazione di poter fare calcio anche dove si coltiva l’ambizione di vincere il più possibile. Ed è proprio questa, la sua nuova missione: provare ad alzare la sua asticella, proprio come quella della sua squadra. Ha aspettato e ha ottenuto la guida dell’Atalanta, presa in un momento di totale confusione generato dalla mancanza di risultati con Juric.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Calcio moderno che piace alla Juve

Un pezzo alla volta, il tecnico ha saputo raccogliere i cocci e rimetterli insieme, puntando sulla base di qualità che aveva fatto grande l’undici nerazzurro, in particolare con il mentore di sempre, quel Gian Piero Gasperini che rincorre nello stile e nelle idee. Ecco perché qui torna la Juve. Anche qui tornano le intenzioni bianconere, quelle di un calcio moderno, di aggressione e ferocia, di attacco degli spazi e di occasioni. Più occasioni. Da queste richieste erano partiti anche i dirigenti bianconeri per inaugurare l’era oltre Tudor: quando si è trattato di scegliere, però, un rischio come Palladino è sembrato più complicato da prendere. Meglio Spalletti, navigato e pronto. Ora pensiero rinnovato. E poi? Poi saranno i risultati a dare la propria versione dei fatti, così per Lucio come per Raffaele. Che proverà fino alla fine a battere il maestro per raggiungere una Champions League che avrebbe del miracoloso, forse più. Di sicuro, varrebbe un grande biglietto da visita per il futuro: la Juventus lo osserva da lontano, consapevole che un giorno il destino sarà quello di dargli un’opportunità.

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Ci ha pensato. L’ha sfiorata. Che quasi ci riusciva. E poi è ripartito altrove, cioè da Bergamo. Tra Raffaele Palladino e la Juventus c’è però un prendersi e lasciarsi, mai un concreto allontanarsi. Il tecnico dell’Atalanta ha uno score pressoché perfetto contro la squadra che l’aveva lanciato nel grande calcio, pur da giocatore: nelle ultime tre, ad esempio, non ha mai perso (due vittorie e un pari). E anche allenando squadre meno forti sulla carta, sono più le partite in cui ha trovato il successo. Soprattutto: è stato lui a dare il colpo di grazia a Thiago Motta un anno fa alla guida della Fiorentina, mentre lo scorso 5 febbraio ha eliminato Spalletti dalla Coppa Italia, rendendo la stagione juventina da zero titoli. Non male. Tutt’altro: di fatto, una tradizione. Perché nel 2022-2023, quando si era affacciato per la prima volta alla guida di una squadra professionistica, alla Juventus ha fatto pelo all’andata e contropelo al ritorno. Cioè: l’ha battuta in entrambi gli scontri in campionato, guadagnandosi i complimenti di tanti, e gli occhi pure dei bianconeri.

 

 

Sogno bianconero

Non è un mistero e non lo sarà mai: l’allenatore napoletano, magari, chissà, se si potrà un giorno, vorrebbe proprio allenare il club in cui è cresciuto. Si sentiva persino pronto qualche mese fa, quando il suo nome era stato uno dei primi emersi dopo l’addio di Igor Tudor. In particolare, la sua candidatura era stata portata avanti dal direttore tecnico François Modesto, con lui ai tempi di Monza. Quelli in cui Raffaele ha saputo sfruttare la più classica gavetta, culminata in un’onda lunga di salvezze tranquille, di mire diventate ben più alte. La Fiorentina si è fatta poi lo stress test ad alta quota: un anno di livello, numeri importanti, la sensazione di poter fare calcio anche dove si coltiva l’ambizione di vincere il più possibile. Ed è proprio questa, la sua nuova missione: provare ad alzare la sua asticella, proprio come quella della sua squadra. Ha aspettato e ha ottenuto la guida dell’Atalanta, presa in un momento di totale confusione generato dalla mancanza di risultati con Juric.

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