Alla Continassa, il fioco ottimismo degli ultimi giorni ha lasciato spazio ai presupposti di un’unità anti-crisi, alla luce di una vigilia che, all’improvviso, pare essersi fatta più dura e pesante del previsto. Non solo per l’ennesimo - e a questo punto, pure definitivo - ko di Arkadiusz Milik, ma anche per via delle condizioni di Kenan Yildiz. Spalletti ha scelto la via della prudenza, congedando il turco dal lavoro sul campo sia nella seduta di martedì sia in quella di ieri, con l’auspicio di poter sfruttare pure lo stop odierno (concesso a tutto il gruppo squadra) per provare a restituirgli la maglia da titolare contro il Bologna di Vincenzo Italiano. Ma il suo ginocchio continua a parlare una lingua diversa: troppo ancora il dolore per via della solita tendinopatia rotulea alla gamba sinistra. Una tassa subdola e puntuale che Kenan, saltuariamente, si trova costretto a pagare.

Yildiz, il ginocchio non dà tregua
I trattamenti a cui si è sottoposto - tra massaggi e infiltrazioni al ginocchio - raccontano di un tentativo estremo di strappare minuti alla sofferenza. Difficile credere che alla ripresa degli allenamenti, in programma domani, Yildiz possa allenarsi con il gruppo. Almeno non per tutta la seduta, dal momento che le infiltrazioni richiedono - da prassi - almeno dalle 48 alle 72 ore di tempo, prima di poter sottoporre l’articolazione a cambi di direzione o a sprint repentini. Insomma, ai tipici stress di campo. Più probabile, dunque, che il turco riprenda ad allenarsi regolarmente nella seduta successiva: quella di rifinitura, in programma sabato. Da qui lo spettro di una possibile esclusione dal primo minuto, nella speranza che le pieghe del match con il Bologna non “costringano” Lucio a chiedergli di stringere i denti per tentare il forcing finale. Un po’ come successo a Bodo, con i bianconeri che, sotto di 1-0, sono riusciti a ribaltare il match proprio nella ripresa grazie allo strapotere tecnico di Yildiz, relegato inizialmente in panchina in favore di un tridente “atipico”, composto da Miretti, Conceiçao e Openda.
Juve, la doppia faccia con e senza Yildiz
Un caso, comunque, isolato. Basti pensare che nelle ultime dieci gare disputate - fra tutte le competizioni - senza la presenza del turco dal primo minuto, la Juve ha raccolto appena due vittorie: contro Cremonese (la prima di Lucio sulla panchina della Juve) e, appunto, Bodo Glimt. A completare il pacchetto, tre pareggi - con Monaco, Lazio e Bologna - e cinque sconfitte, sotto i colpi di Atalanta, Lazio, Manchester City, Parma e Fiorentina. A riprova di un fatto inconfutabile, anche di fronte alle recenti e incoraggianti risposte dei bianconeri sul piano collettivo: esiste una Juve con Yildiz e una senza…
Insomma, non proprio il migliore degli scenari prima di un incontro di campionato dalla portata simile, in cui la Juve sarà chiamata a vincere a ogni costo per scongiurare il rischio di un contro-sorpasso del Como (impegnato a Reggio Emilia con il Como) al quarto posto. Specie in virtù di un’infermeria dal simile potere attrattivo, svuotatasi per intero giusto una decina di giorni fa, prima degli stop - in toto - di Adzic, Vlahovic e Perin, a cui si sono aggiunti poi quelli ben più gravi di Cabal e Milik, le cui stagioni in bianconero possono dirsi belle che finite. Il primo, verosimilmente, dovrebbe recuperare in tempo per prendere parte al Mondiale negli Stati Uniti con la Colombia: una vetrina preziosa, nell’ottica della dirigenza bianconera, per attirare l’interesse di qualche club europeo disposto a rilevarne il cartellino.
WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE
