Locatelli e la benedizione di Elkann: "Juve, adesso torniamo a vincere"

Il capitano: "Da Pessotto il messaggio più bello: qui anche per le difficoltà. Effetto rinnovo? Chiedete ai bimbi oggi allo Stadium: sogno realizzato"

TORINO - È a tutti i bimbi tifosi della Juve che Locatelli chiede la voce in prestito. Gli servono parole pure perché le emozioni si possono tradurre solo con quelle: «Difficile descrivere cosa provo, bisognerebbe chiederlo domani (oggi ndr) a un bambino che viene allo Stadium: ti piacerebbe diventare il capitano da grande? Probabilmente la sua risposta sarebbe la mia». Il sogno del piccolo Manuel continua e si eleva in potenza al 2030: «Siamo giocatori, non robot: vivo un sogno e voglio ripagare la fiducia di tutti. Felicissimo di questo nuovo prolungamento con la Juventus, anche nei momenti più duri non mi sono mai visto lontano da questo club».

Obiettivi, leadership e ambizione: la Juventus vuole tornare a vincere

È però l’uomo - che prima di ogni cosa ricorda Alex Manninger, «mi hanno parlato tutti bene di lui, sarà sempre nei nostri cuori» - ad abbracciare responsabilità e ambizione, nel club sovrapposte per filosofia. «Siamo la Juventus e vogliamo tornare a vincere in breve tempo, è stata anche la prima cosa che mi ha detto John Elkann – sottolinea il centrocampista -. Voglio essere il prossimo capitano ad alzare un trofeo. Il progetto è solido come dimostra il rinnovo di Spalletti e anche quelli di Yildiz e McKennie. Qui ci sono già giocatori fortissimi. Il mercato? Ci può dare una mano, di quello si occupa la dirigenza».

La ricetta per la vittoria avrebbe un ingrediente alternativo ai top player: «La cattiveria per vincere le partite sporche, come quella che abbiamo tirato fuori a Bergamo: è una caratteristica che ci è mancata in questi ultimi anni e dobbiamo ritrovarla».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Difficoltà, crescita e svolta con Spalletti: la rinascita di Locatelli

Ciò che non è mai mancato a Loca nella sua vita bianconera è la resilienza: «Ho vissuto dei momenti difficili qui – aggiunge -. La gente mi criticava e fischiava. Mi sono fatto delle domande, mi sono messo in discussione. Saper reagire è la base per restare a questi livelli. Scherzando con i compagni dico sempre che a livello di pressioni un anno alla Juventus è come sette altrove, arrivare a giocare nove anni con questa maglia sarebbe fantastico». Il vero momento di svolta sembra coincidere con l’arrivo in panchina di Spalletti. Anche se le premesse a livello personale non erano delle migliori: «In Nazionale non ci siamo conosciuti bene come persone, quando è arrivato qui mi sono messo a disposizione in maniera totale. Il primo giorno l’allenatore mi ha convocato nel suo ufficio e mi ha dimostrato fiducia fin da subito».

Scorrendo i messaggi di congratulazioni sullo smartphone, Locatelli sceglie quello di Pessotto: «Una leggenda di questa società, mi ha scritto una cosa bellissima ed emozionante: mi ha detto che le difficoltà mi hanno portato a diventare il giocatore e l’uomo che sono». Ma anche gli uomini hanno dei sogni ancora da perseguire: Locatelli ora culla quelli di un popolo intero.

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TORINO - È a tutti i bimbi tifosi della Juve che Locatelli chiede la voce in prestito. Gli servono parole pure perché le emozioni si possono tradurre solo con quelle: «Difficile descrivere cosa provo, bisognerebbe chiederlo domani (oggi ndr) a un bambino che viene allo Stadium: ti piacerebbe diventare il capitano da grande? Probabilmente la sua risposta sarebbe la mia». Il sogno del piccolo Manuel continua e si eleva in potenza al 2030: «Siamo giocatori, non robot: vivo un sogno e voglio ripagare la fiducia di tutti. Felicissimo di questo nuovo prolungamento con la Juventus, anche nei momenti più duri non mi sono mai visto lontano da questo club».

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È però l’uomo - che prima di ogni cosa ricorda Alex Manninger, «mi hanno parlato tutti bene di lui, sarà sempre nei nostri cuori» - ad abbracciare responsabilità e ambizione, nel club sovrapposte per filosofia. «Siamo la Juventus e vogliamo tornare a vincere in breve tempo, è stata anche la prima cosa che mi ha detto John Elkann – sottolinea il centrocampista -. Voglio essere il prossimo capitano ad alzare un trofeo. Il progetto è solido come dimostra il rinnovo di Spalletti e anche quelli di Yildiz e McKennie. Qui ci sono già giocatori fortissimi. Il mercato? Ci può dare una mano, di quello si occupa la dirigenza».

La ricetta per la vittoria avrebbe un ingrediente alternativo ai top player: «La cattiveria per vincere le partite sporche, come quella che abbiamo tirato fuori a Bergamo: è una caratteristica che ci è mancata in questi ultimi anni e dobbiamo ritrovarla».

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