Le capacità di Yildiz, gli elogi a Spalletti e i problemi del calcio italiano: Vincenco Montella non si è sottratto alle domande di Sky Club e ha risposto con grande lucidità e, soprattutto, dando spunti importanti. Il ct della Turchia ha spiegato anche come è riuscito a portare la nazionale ai Mondiali a distanza di 26 anni dall'ultima volta. Un traguardo importante con l'obiettivo di far riappassionare un popolo intero e che può essere una spinta in vista della rassegna iridata.
Le difficoltà del calcio italiano
Montella parla del passato e l'arrivo in Turchia: "Per un anno e mezzo non ho avuto nessun colloquio in Italia. Sono andato in Turchia per rimettermi in gioco perché qui non c'era stato mai nessun tipo di colloquio, nessuna possibilità. Ho pensato anche di non allenare più, perché non c'erano possibilità, poi è arrivato il covid, stavo bene a casa. Poi è arrivata qualche squadra che non mi piaceva. E poi ho deciso di andare a fare la gavetta in Turchia e ricominciare di nuovo". Sul calcio italiano: "Non è tutto negativo. L'Italia, togliendo qualche squadra tra le più forti, è competitiva. Ora è subentrata un po' di tensione per la mancata partecipazione al Mondiale. Ma questa squadra meritava di andarci, anche come valori tecnici. Non sarei così disfattista".
A chiudere sulla Roma: "La pressione è notevole anche per il numero di tifosi, però ti dà un amore che a volte ti fa volare. Se la società è presente, ma non c'è armonia è un problema". Sulle difficoltà nei dribbling in Italia: "Sicuramente la qualità è un fattore ma anche l'aspetto tattico. Quello italiano, rispetto a tutti gli altri campionati, è quello più tattico perché c'è anche meno spazio. Altri campionati invece sono meno ancorati al risultato partendo dalla fase difensiva e lasciano più spazi. Non mi focalizzerei nemmeno sui moduli perché tutto dipende dagli interpreti".
Turchia ai Mondiali dopo 26 anni:
Sulla Turchia al Mondiale: "Non abbiamo un attaccante strutturato quindi per noi diventa importante entrare con giocatori di qualità, forza e velocità, soprattutto di talento in attacco. Ho riunito il talento, li ho riuniti sotto la loro bandiera, abbiamo dato un po' di organizzazione tattica, li ho seguiti anche all'estero con tutte le partite, ho cercato di dargli, questo mi ha aiutato anche il fatto che venissi da due anni in quel campionato. Poche nozioni, ok strategia di gara e delle idee di calcio che volevo sviluppare, cercare di, vedendo le tante partite, le tante nozioni che ogni allenatore dà ai propri calciatori, cercare con poche nozioni di farle andare in un'unica. Poche nozioni, anzi pochissime nozioni. Non c'è tempo, devi avere metodo ed organizzazione e una continuità che rispetta le richieste dei club. Sono contento, perché i giocatori vengono felici in nazionale, è un gruppo che non è arrivato a caso ai Mondiali dopo tanti anni non solo come giocatori, si chiamano e videochiamano e non vedono l'ora di venire".