Allegri e Spalletti allo specchio, l'analogia mercato e l'elisir: dentro Milan-Juve

Una sfida che va oltre il campo per i toscani Max e Lucio, chiamati a risolvere la crisi dei due club e a rimediare alle carenze delle rose

Se è cosa difficile essere italiano, difficilissima cosa è l’esser toscano”. Eh sì, quanto godimento ci recherebbe la possibilità di lasciar raccontare una roba come Milan-Juventus a quel malmostoso geniale che fu Curzio Malaparte, “toscano maledetto” come altri mai e dunque perfetto per introdurre questa sfida tra due geniacci della panchina come Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti (in rigoroso ordine di ospitalità da calendario, sia chiaro). Diversi per storie, vicende e personalità, Allegri e Spalletti sono più simili di quanto possa sembrare nell’approccio al calcio. Certo, il tecnico bianconero è più affabulante e immaginifico nel racconto e nella produzione di calcio offensivo (andate però a rivedervi il Cagliari di Max), ma al di là delle differenze dialettiche entrambi mettono al centro del campo i calciatori e sanno di dipendere dalle loro qualità, intese in senso assai ampio: «Penso che una delle qualità migliori di un allenatore sia quella di farsi comprare i calciatori. La sintesi è questa: ci vogliono calciatori forti che abbiano personalità, il livello». Così Spalletti, a inizio febbraio, ha dettato la linea fondamentale che dovrà seguire la Juventus sul mercato prossimo venturo, una linea che farà da guida anche al Milan dove Allegri è stato chiamato per lo stesso motivo: risolvere una crisi.

Leao e Yildiz

Per riuscirci, servono certo le idee e le capacità, ma fondamentalmente nel calcio si passa attraverso i giocatori e tutto il resto sono chiacchiere perfino stucchevoli. Prendiamo, per dire, i due numeri dieci che giocheranno domenica a San Siro: qualcuno dubita che i destini di Milan e Juve dipendano assai dalla vena di Rafa Leao e di Kenan Yildiz? Divisi da un solo gol (9 per il rossonero e 10 per il bianconero) rappresentano l’eccellenza delle due squadre e il valore aggiunto in grado di spostare gli equilibri. Storie diverse, quest’anno, con il portoghese più acciaccato, più affaticato e spesso più indolente del turco, invece sempre nel pieno del gioco e a volte perfino troppo desideroso di incidere, al punto da peccare in lucidità.

Storie diverse, ma tanto Allegri quanto Spalletti preferiscono non essere costretti a immaginare la squadra senza di loro e, infatti, Luciano aspetta buone notizie dal ginocchio di Kenan. Curioso che entrambi i tecnici abbiano provato, quello rossonero con più insistenza, a ridisegnarli centravanti per ovviare alla crisi dei rispettivi attacchi.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve con la rosa più profonda

E sì, anche questa è un’altra interessante analogia, con Milan e Juve che non sono riuscite a mettere una pezza alla sterilità offensiva nel mercato di gennaio. A valutarlo ora, vien da dire che sia andata assai meglio alla Juve, brava o fortunata a pescare all’ultimo respiro Boga che centravanti non è, ma che sa inserirsi e spaccare la partita al momento giusto. Così, la sensazione (e anche qualcosa in più) è che quella dei bianconeri sia una rosa “più profonda” rispetto a quella del Milan, visto che nonostante l’assenza pesantissima di Vlahovic può contare su una panchina più performante e con soluzioni più varie anche dal punto di vista tattico. E il tema della varietà avvantaggia la Juve anche nelle alternative per il gol che, attaccanti a parte (una “parte” nel Milan ridotta a Pulisic e Nkunku) è ristretta ad Adrien Rabiot, protagonista sin qui di una stagione da vero trascinatore e alter ego, sul fronte opposto, di quel McKennie che ha trovato la sua miglior dimensione.

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La rimonta della Juve parte dalla difesa

Poi, sì, tutti qui a strologare di gol segnati, ma la rimonta della Juve alla soglia del terzo posto è stata sospinta dai gol non presi: solo 2 nelle ultime sei partite, mentre il Milan nello stesso periodo ha perso la propria solidità subendone addirittura 7 delle 27 totali. Toccherà ai due allenatori cercare di indirizzare le variabili, confidando negli episodi (perché il calcio, con buona pace degli scienziati, è questa roba qui). E di fronte a un toscano, scriveva ancora Malaparte, “tutti si sentono a disagio perché il toscano è spregioso, disprezza tutti gli esseri umani per la loro stupidità”. Ecco, magari così è un poco eccessivo ma, di sicuro, il toscano è convinto di aver reso più bello il mondo. E, nello specifico, il calcio e tutto ciò che gli gira attorno. A cominciare da Milan-Juventus.

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Se è cosa difficile essere italiano, difficilissima cosa è l’esser toscano”. Eh sì, quanto godimento ci recherebbe la possibilità di lasciar raccontare una roba come Milan-Juventus a quel malmostoso geniale che fu Curzio Malaparte, “toscano maledetto” come altri mai e dunque perfetto per introdurre questa sfida tra due geniacci della panchina come Massimiliano Allegri e Luciano Spalletti (in rigoroso ordine di ospitalità da calendario, sia chiaro). Diversi per storie, vicende e personalità, Allegri e Spalletti sono più simili di quanto possa sembrare nell’approccio al calcio. Certo, il tecnico bianconero è più affabulante e immaginifico nel racconto e nella produzione di calcio offensivo (andate però a rivedervi il Cagliari di Max), ma al di là delle differenze dialettiche entrambi mettono al centro del campo i calciatori e sanno di dipendere dalle loro qualità, intese in senso assai ampio: «Penso che una delle qualità migliori di un allenatore sia quella di farsi comprare i calciatori. La sintesi è questa: ci vogliono calciatori forti che abbiano personalità, il livello». Così Spalletti, a inizio febbraio, ha dettato la linea fondamentale che dovrà seguire la Juventus sul mercato prossimo venturo, una linea che farà da guida anche al Milan dove Allegri è stato chiamato per lo stesso motivo: risolvere una crisi.

Leao e Yildiz

Per riuscirci, servono certo le idee e le capacità, ma fondamentalmente nel calcio si passa attraverso i giocatori e tutto il resto sono chiacchiere perfino stucchevoli. Prendiamo, per dire, i due numeri dieci che giocheranno domenica a San Siro: qualcuno dubita che i destini di Milan e Juve dipendano assai dalla vena di Rafa Leao e di Kenan Yildiz? Divisi da un solo gol (9 per il rossonero e 10 per il bianconero) rappresentano l’eccellenza delle due squadre e il valore aggiunto in grado di spostare gli equilibri. Storie diverse, quest’anno, con il portoghese più acciaccato, più affaticato e spesso più indolente del turco, invece sempre nel pieno del gioco e a volte perfino troppo desideroso di incidere, al punto da peccare in lucidità.

Storie diverse, ma tanto Allegri quanto Spalletti preferiscono non essere costretti a immaginare la squadra senza di loro e, infatti, Luciano aspetta buone notizie dal ginocchio di Kenan. Curioso che entrambi i tecnici abbiano provato, quello rossonero con più insistenza, a ridisegnarli centravanti per ovviare alla crisi dei rispettivi attacchi.

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La rimonta della Juve parte dalla difesa