Salihamidzic: "Blanc mi fece una promessa ma poi sparì. La Juve è il barometro del calcio italiano"

L'ex calciatore bianconero ha rilasciato delle dichiarazioni in cui ha analizzato diversi temi: "La Serie A non è più tra i migliori campionati d'Europa"

«Quella è stata sicuramente la mia miglior partita con la Juve». Il ricordo di Hasan Salihamidžić riporta a una notte che oggi torna attuale: Juventus-Milan valeva la Champions League nel 2008 e la vale ancora adesso. Quella sera la doppietta di "Brazzo" indirizzò il ritorno in Europa dei bianconeri dopo Calciopoli. Arrivato nel 2007 a parametro zero dal Bayern Monaco (2007-2011, 73 presenze e 8 gol) divenne subito un uomo chiave per Claudio Ranieri grazie a una versatilità rara: esterno, terzino, ovunque servisse. La sua numero 7, scelta in onore di Gianluca Pessotto, raccontava già tutto: spirito di sacrificio, intelligenza e totale dedizione alla squadra. In una Juve che si stava ricostruendo, per certi versi simile a quella di Spalletti (ma senza Buffon, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, Del Piero) incarnò appieno l’identità bianconera.

Ha un retroscena di quella sfida di diciotto anni fa? «Prima della partita, durante il pranzo di squadra, il direttore generale Jean-Claude Blanc mi disse: «Se segni e vinciamo, ti rinnovo di un anno». Feci due gol, ma dopo il fischio finale sparì. Rimase irreperibile per tre settimane, ignorando anche il mio agente. Quando finalmente ci rivedemmo, sorrise e disse soltanto: «Hai ancora tre anni di contratto». E il rinnovo non arrivò mai».

In cosa la Bosnia è stata più brava rispetto all'Italia nella finale playoff di qualificazione al Mondiale? «La Bosnia ha vinto la partita decisiva, ma l’Italia non la batti nel palleggio. Lo spareggio ha messo in mostra una Bosnia giovane, talentuosa e con grandi prospettive».

Secondo lei qual è la causa principale dei problemi del sistema calcistico italiano? «Dobbiamo essere onesti: la Serie A non è più uno dei migliori campionati d’Europa. Si formano pochi giovani italiani e i club concedono loro spazi limitati. Anche la Federazione ha le sue responsabilità: serve una riforma del sistema di sviluppo, da avviare subito, fondata su un modello sostenibile che rinnovi allenamento, tattica e mentalità. Occorre costruire un percorso organico che integri accademie d’élite e strutture dei club, valorizzi i migliori tecnici del settore giovanile e, soprattutto, dia tempo al progetto di crescere»

Sul futuro della Juve: "Pochi italiani"

La Juventus di Spalletti potrà competere per lo scudetto nella prossima stagione? «Per me la Juventus è il barometro del calcio italiano: oggi, però, a Torino il tempo è brutto, e non è un buon segnale per tutto il sistema. In rosa ci sono pochi italiani, spesso solo due titolari: è davvero questa la Juve? Il mio consiglio è un “ritorno al futuro”: puntare sui migliori talenti italiani e costruire da lì un’identità chiara, affiancando stranieri di qualità. Quando giocavo io, da straniero trovavo un ambiente naturale per rendere al meglio: competitivo, con gerarchie definite e forte unità. Negli ultimi anni, invece, si è intervenuti più sui sintomi che sulle cause del calo».

Se dovesse consigliare un acquisto alla Juventus, sceglierebbe Goretzka o Lewandowski? «La pianificazione della rosa non è qualcosa su cui spetta a me esprimermi, resta valida la mia risposta sulla struttura della squadra».

"Manninger, una perdita terribile" e sul Bayern di Kompany

Un ricordo di Alex Manninger? «Una perdita terribile, il mio pensiero va alla sua famiglia. Durante il nostro periodo insieme alla Juve avevo con lui un rapporto di grande fiducia, e siamo rimasti in contatto a fasi alterne anche dopo. Mancherà moltissimo».

Se oggi facesse parte della dirigenza della Juventus, chi sceglierebbe al suo fianco? «Nel ricoprire ruoli dirigenziali, la Juventus farebbe forse bene a guardare ancora una volta tra le fila dei propri ex giocatori di livello mondiale».

Da ex dirigente del Bayern, Kompany può battere il Psg e tornare a vincere la Champions League? «Sta disputando una stagione straordinaria, ma il Psg è campione in carica ed è in fiducia. Il modo in cui Kompany ha sviluppato questa squadra, portandola a un altro titolo di campionato, alla finale di Coppa di Germania e alle semifinali di Champions League, è semplicemente fantastico. È un allenatore di altissimo livello: il suo atteggiamento è chiaro, umano e ricco di sfumature. Il Bayern ha pescato il biglietto vincente, e lo sa. E il suo allenatore sa di essere esattamente nel club giusto».

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