L'aneddoto e l'Avvocato Agnelli
Racconti. «Una sera eravamo di rientro dal ristorante, guidavo la mia Lancia con lui di fianco. Mi ha sfidato: “Non hai il coraggio di fartela tutta sotto i portici, vero?”. Allora io: “Ma che sei scemo?”. E insisteva: “Non hai il coraggio”. Piglio, entro, e come passo sotto i portici arriva la polizia. Tutti ridevano, ma mi stavano per togliere la patente. Gli ho dato tutte le colpe». Con l’Avvocato Agnelli? «La prima volta che mi ha telefonato saranno state le 6.30 del mattino: “Pronto, casa Agnelli”. Mia moglie, spaventata, ha subito riattaccato. Non ci credeva. Risquila il telefono: “Pronto, casa Agnelli”. Prendo io la cornetta: “Vai, vai pure, tanto paghi te”. Dall’altra parte c’era davvero l’Avvocato. “Peruzzi, mica dormiva?”, mi chiede. “Figuriamoci, Avvocato...”. Un’altra volta si è fermato a parlare con me durante un allenamento. “Peruzzi - chiede -, ma se Platini le tirasse dieci rigori, quanti ne parerebbe?”. Rispondo: “Mah, Avvocato, secondo me due o tre riuscirei a prenderli”. E lui: “Secondo me nessuno”. Eh, grazie della fiducia». Tornando a quei rigori: ha cambiato strategia, alla fine? «Pensavo: se mi butto sempre dalla stessa parte, uno alla fine lo prendo. Poi mi sono lanciato due volte a destra e due a sinistra. Comunque, non avevo mica capito d’aver vinto la Coppa. Ho realizzato quando ho visto Jugovic correre come un matto. In matematica mai stato un asso».
