Al Milan va bene, alla Juve benino, agli spettatori è andata malissimo. La serata di San Siro congela la classifica e mette sostanzialmente al sicuro la qualificazione Champions del Milan, senza compromettere quella della Juve, che tuttavia dovrà tenere alta la tensione perché il margine di tre punti su Como e Roma è risicato. Spalletti, che aveva lanciato i suoi all’inseguimento del secondo posto, li ha visti impantanarsi nell’organizzazione difensiva del Milan, senza i colpi di Yildiz a trascinarli fuori. Qualcosa ha provato Conceiçao, l’unico delle due squadre che ha avuto comprensione per gli spettatori, ma non è bastato a schiodare il risultato. La Juve, quindi, stabilisce un’altra grande verità su se stessa: è una squadra sempre più solida o forse è meglio dire salda, ha affrontato una partita pericolosa con una capacità di controllo apprezzabile, ha rischiato pochissimo e ha tentato qualcosina in più degli avversari per provare a vincerla, ma ha sbattuto contro l’amara carenza di qualità e di giocatori in grado di fare la differenza. Tolto Kenan, il resto “galleggia”, per citare Bremer, stranamente ma giustamente duro alla vigilia del match, quasi se la sen- tisse, una serata noiosetta.
Alzare il livello con il mercato
Il Milan ha sostanzialmente gli stessi problemi e, forse, perfino meno qualità della Juve nella rosa, eppure è lì, con la Champions in tasca e tanti sogni da provare a realizzare nei prossimi due mesi di mercato. Alla fine, quindi, bisogna riconoscere ad Allegri e Spalletti di essere due allenatori di altissimo livello, perché - al netto del brutto spettacolo di ieri - hanno cucinato due buone stagioni con ingredienti davvero poveri. Il problema comune, adesso, è alzare il livello con la campagna acquisti, ma non è così facile come dirlo. Avvitate in scelte sbagliate che si sono stratificate nel corso delle stagioni, Juve e Milan vedono la rinascita a portata di mercato, dopo aver stabilizzato le squadre con allenatori saggi e abili. Questo comporta una grande responsabilità per i dirigenti, nell’estate che può spostare gli equilibri del campionato italiano. Certo, resta una riflessioncina di fondo: se Milan e Juve sono la terza e la quarta forza del campionato e la sfida di ieri era uno dei prodotti di punta della nostra Serie A, forse sarebbe meglio concentrarsi sulla qualità del nostro calcio, mentre aspettiamo che la Procura di Milano scateni eventuali terremoti.
Calciopoli segnò l’inizio del declino
Quando, nel 2006, scoppiò Calciopoli, venivamo da scintillanti duelli scudetto fra bianconeri e rossoneri, che mandavano in campo Buffon, Thuram (il padre…), Cannavaro, Zambrotta, Camoranesi, Nedved, Trezeguet, Del Piero, Ibrahimovic da una parte; Dida, Cafu, Stam, Nesta, Maldini, Pirlo, Seedorf, Kakà, Shevchenko dall’altra. Eravamo i più belli del mondo e proprio Calciopoli segnò l’inizio del declino che, in vent’anni esatti, ha portato sul prato di San Siro più di un giocatore che, nelle squadre del 2006, non avrebbe trovato spazio nemmeno in panchina. Se davvero fossimo alla vigilia di un grande scandalo arbitrale, c’è da sperare che l’incantesimo possa funzionare anche al contrario e farci iniziare una risalita che riporti Milan-Juve una partita da godere, qualunque sia lo stadio nel quale si giocherà. Perché scendere più in basso non solo sarebbe terribile, ma forse neanche possibile.
WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE
