Sì, va bene, la sfortuna… Perché negli ultimi venti minuti è successo di tutto e il Verona schierava, spesso, due giocatori sulla linea di porta, oltre a un Montipò in versione Zoff di Italia-Brasile del Sarriá. Ma, negli ultimi venti minuti, la Juve non si doveva trovare in quelle condizioni. Infatti, concesse le attenuanti del caso, torniamo a parlare, ancora una volta della stessa roba, cioè dell’immaturità di una squadra, incapace di comprendere che certe partite si vincono e basta. E se il fatto che il Verona fosse già retrocesso non è un’aggravante, perché ha consentito ai gialloblù di giocare molto più sereni, il fatto che la Juventus non sia riuscita a imporre la propria superiorità tecnica sul Verona è invece gravissimo, perché quello di ieri era un match point per la Champions e la squadra di Spalletti l’ha buttato via con l’equivalente di un superficiale doppio fallo.
Delusione Juve: col Verona solo un pari
La Juve è scesa in campo troppo leggera. Lo si è visto nel primo tempo, mentre saliva il numero di gol sprecati e calava la cattiveria dei bianconeri, come ha smascherato brutalmente l’orrendo pastrocchio difensivo, che ha consentito il gol di Bowie. Quel primo tempo è un inno all’immaturità, la dimostrazione lampante che, hai voglia ad averle dato un gioco credibile e una certa continuità di risultati come ha fatto Spalletti, ma finché non vengono innestati nella rosa giocatori di carisma e carattere, questa squadra inciamperà ancora e ripeterà gli stessi errori all’infinito. Spalletti lo sa bene e lo ha spiegato ancora meglio ai dirigenti. Da parte loro, i dirigenti stanno architettando una campagna acquisti per andare a tappare quelle carenze (poi devono riuscirci, ma è un’altra storia). Quindi, in teoria, il pasticcio di Juve-Verona non ha demoralizzato invano il popolo bianconero, che ieri ha visto 29 tiri della propria squadra, 5 grandi occasioni da gol, 14 corner, i 76% di possesso palla e una sola misera rete, andata a pareggiare quella del Verona che, in area bianconera, ha giocato quell’unico pallone del gol di Bowie. Nell’anima dei tifosi bianconeri macera una frustrazione velenosa, perché sono ormai cinque anni che non riescono a vivere una sequenza di quattro o cinque vittorie consecutive, che non riescono a vivere un finale di campionato senza patemi, che non hanno certezze sulla loro squadra, sempre pronta a deluderli e anche in modo rocambolesco.
Juve, Spalletti getta le basi per il futuro
Forse alla fine è questo il nocciolo di qualsiasi discorso. Questa stagione è meno fosca delle ultime quattro: Spalletti ha restituito speranza, dando un gioco alla squadra e la capacità di comandare le partite (allo Stadium non c’è più una medio-piccola che prova a fare la gara, ma subiscono tutte, anche quelle che strappano il risultato).
Si intravedono le fondamenta e c’è meno polvere sul potenziale inespresso, alla fine però c’è sempre qualcuno che ricade in vecchi errori, qualcuno che si incarta, qualcuno che non merita la rinnovata fiducia di una tifoseria sofferente da troppo tempo. Ci sono stati molti contratti rinnovati, ce ne saranno ancora. Ecco, al di là delle cifre, sarebbe importante che i firmatari avessero chiare le responsabilità che quei pezzi di carta comportano nei confronti di milioni di persone.
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