"Valigie per l'Inter, era tutto fatto poi...L'attaccante si pesa quando conta": Vucinic e Lecce-Juve

L'attaccante montenegrino si racconta. Gli scudetti in bianconero, quell'affare a un passo e il giudizio sui gol: "Corvino è nervoso, Spalletti fenomeno"

Tra Lecce e Juventus passa molto più di una semplice partita: è un filo che lega storie, emozioni e carriere. E poche lo raccontano meglio di Mirko Vucinic. Nel Salento è arrivato diciassettenne nel 2000, scoperto da Pantaleo Corvino, diventando in pochi anni un idolo assoluto: 111 presenze, 34 gol e una crescita bruciante culminata nella stagione 2004-2005 con 19 reti in Serie A sotto la guida di Zeman. A Lecce ha costruito le fondamenta del suo talento, vincendo anche a livello giovanile due campionati Primavera e una Coppa Italia Primavera. Poi Roma ed il grande salto e la consacrazione alla Juventus, dove tra il 2011 e il 2014 è stato uno dei simboli della rinascita bianconera firmata Antonio Conte. Tre scudetti consecutivi, due Supercoppe Italiane, 96 presenze, 26 gol e 21 assist: numeri e trofei che raccontano un triennio vincente, impreziosito da giocate decisive come il gol al Milan nella semifinale di Coppa Italia nel 2012. Due mondi diversi, un unico protagonista.

 

 

E domenica sera, al Via del Mare, quei due mondi si ritroveranno uno contro l’altro. Vucinic si prende la scena all’Università del Salento ospite del ciclo di seminari l'ex medico del Lecce, Giuseppe Palaia, nell'ambito del corso in Diritto e Management dello sport, del Dipartimento di Scienze Giuridiche del quale è direttore il professor Luigi Melica. Il montenegrino regala parole che sanno di calcio vero, vissuto, mai banale.

La partita speciale

Mirko Vucinic, oggi ct del Montenegro: che momento sta vivendo? «È un grande orgoglio. Allenare la mia nazionale era un sogno. Amo il Montenegro, è nel mio sangue. Adesso abbiamo la Nations League davanti e vogliamo farci trovare pronti. Non partiamo favoriti, ma possiamo dire la nostra». Che Montenegro vedremo? «Una squadra che lotta. Non siamo tra le prime nel ranking, ma questo non significa nulla in campo. Voglio un gruppo compatto, con identità. Quando indossi quella maglia devi dare tutto». Domani c’è Lecce-Juventus: partita speciale per lei. Che gara si aspetta? «Partita difficilissima per il Lecce. Battere la Juve non è mai semplice. I giallorossi dovranno dare il 100%, forse anche di più. E non è detto che basti, perché la Juventus è una squadra fortissima e sta lottando per la Champions. Verranno a Lecce per prendersi i punti». Quindi pronostico chiuso? «Nel calcio mai. Il Lecce ha dimostrato di avere carattere. Ma contro certe squadre devi essere perfetto». Che ricordi ha Vucinic della sua esperienza con la maglia bianconera? «Con quei colori addosso ho vinto il mio primo scudetto. Se ci penso sono trascorsi diversi, una gioia e una soddisfazione che mi porterò dietro per sempre. Tutto il mondo Juve attendeva da un po’ di tempo quel tricolore e quando è arrivato, in quella storica serata di Trieste, ce lo siamo goduti tutti insieme fino alla fine».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Juve, la stagione l'analizza Vucinic

Dopo il secondo scudetto consecutivo, nel gennaio 2014 poi succede l’incredibile: Juventus e Inter si mettono d’accordo per uno scambio di calciomercato Guarin-Vucinic. Che ricordi ha di quella trattativa? «Avevo già svuotato l’armadietto a Vinovo e salutato i compagni, quando un’insurrezione popolare del tifo nerazzurro indusse il patron dei milanesi, Thohir, a tornare sui suoi passi. Non se ne fece più nulla. Ricordo che mancava solo la firma, ma alla fine sono felice per come è andata. Restai a Torino fino a fine stagione, giusto in tempo per conquistare il terzo Scudetto consecutivo». Che idea si è fatto della Juventus attuale? «È una grande squadra, costruita per vincere. Anche quando non segna tanto, resta pericolosa. Ha qualità, esperienza e mentalità. E nei momenti decisivi difficilmente sbaglia. Battere la Juve non è mai semplice. I bianconeri stanno lottando per andare in Champions. La Juventus farà di tutto per conquistare punti nel Salento. Come ho detto in precedenza sarà una partita combattuta da entrambe le parti perchè la classifica parla chiaro: ai giallorossi occorrono punti salvezza, ai bianconeri punti Champions. La tensione sarà alta». E su Spalletti? «Tutto il mondo lo conosce. È un fenomeno. Ha preso la squadra in un momento complicato e ha fatto subito punti, giocando anche un bel calcio. Non è solo un vincente, è uno che dà identità».

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Lecce e Corvino: rapporto speciale

Torniamo al Lecce: come giudica la stagione? «Positiva per quello che deve fare. È una squadra che lotta, che non molla. Contro il Pisa si è visto: voleva vincere e si è preso la partita con forza. Questo significa che il gruppo è vivo». La salvezza è davvero come uno scudetto? «Per il Lecce sì. E lo dico con convinzione. Qui salvarsi vale tantissimo. È una città che vive di calcio, che soffre e gioisce con la squadra». Tre partite alla fine: cosa serve? «Servono battaglie. Tre battaglie vere. Non bisogna fare calcoli, bisogna entrare in campo per dare tutto. Solo così puoi sperare». Lei è stato scoperto da Corvino: cosa rappresenta per il Lecce? «Un grande direttore. Ha occhio, esperienza. Non ha scoperto solo me o Krstovic, ma tanti giocatori importanti. Sa costruire squadre con idee chiare». A proposito: lo ha visto di recente? «Sì, qualche mese fa. Era molto nervoso… ma è normale (ride, ndr). Quando lavori nel calcio e tieni così tanto al tuo club, la tensione fa parte del gioco». Capitolo attaccanti: il Lecce segna poco. Problema reale? «Non è semplice. Ma vale anche per la Juve, se ci pensi. Il punto è un altro: essere decisivi quando conta. A Pisa i gol li hanno fatti gli attaccanti, e questo è un segnale».

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Tra Lecce e Juventus passa molto più di una semplice partita: è un filo che lega storie, emozioni e carriere. E poche lo raccontano meglio di Mirko Vucinic. Nel Salento è arrivato diciassettenne nel 2000, scoperto da Pantaleo Corvino, diventando in pochi anni un idolo assoluto: 111 presenze, 34 gol e una crescita bruciante culminata nella stagione 2004-2005 con 19 reti in Serie A sotto la guida di Zeman. A Lecce ha costruito le fondamenta del suo talento, vincendo anche a livello giovanile due campionati Primavera e una Coppa Italia Primavera. Poi Roma ed il grande salto e la consacrazione alla Juventus, dove tra il 2011 e il 2014 è stato uno dei simboli della rinascita bianconera firmata Antonio Conte. Tre scudetti consecutivi, due Supercoppe Italiane, 96 presenze, 26 gol e 21 assist: numeri e trofei che raccontano un triennio vincente, impreziosito da giocate decisive come il gol al Milan nella semifinale di Coppa Italia nel 2012. Due mondi diversi, un unico protagonista.

 

 

E domenica sera, al Via del Mare, quei due mondi si ritroveranno uno contro l’altro. Vucinic si prende la scena all’Università del Salento ospite del ciclo di seminari l'ex medico del Lecce, Giuseppe Palaia, nell'ambito del corso in Diritto e Management dello sport, del Dipartimento di Scienze Giuridiche del quale è direttore il professor Luigi Melica. Il montenegrino regala parole che sanno di calcio vero, vissuto, mai banale.

La partita speciale

Mirko Vucinic, oggi ct del Montenegro: che momento sta vivendo? «È un grande orgoglio. Allenare la mia nazionale era un sogno. Amo il Montenegro, è nel mio sangue. Adesso abbiamo la Nations League davanti e vogliamo farci trovare pronti. Non partiamo favoriti, ma possiamo dire la nostra». Che Montenegro vedremo? «Una squadra che lotta. Non siamo tra le prime nel ranking, ma questo non significa nulla in campo. Voglio un gruppo compatto, con identità. Quando indossi quella maglia devi dare tutto». Domani c’è Lecce-Juventus: partita speciale per lei. Che gara si aspetta? «Partita difficilissima per il Lecce. Battere la Juve non è mai semplice. I giallorossi dovranno dare il 100%, forse anche di più. E non è detto che basti, perché la Juventus è una squadra fortissima e sta lottando per la Champions. Verranno a Lecce per prendersi i punti». Quindi pronostico chiuso? «Nel calcio mai. Il Lecce ha dimostrato di avere carattere. Ma contro certe squadre devi essere perfetto». Che ricordi ha Vucinic della sua esperienza con la maglia bianconera? «Con quei colori addosso ho vinto il mio primo scudetto. Se ci penso sono trascorsi diversi, una gioia e una soddisfazione che mi porterò dietro per sempre. Tutto il mondo Juve attendeva da un po’ di tempo quel tricolore e quando è arrivato, in quella storica serata di Trieste, ce lo siamo goduti tutti insieme fino alla fine».

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