“Una Juve di guerrieri invincibili, andare via uno degli errori più grandi. A Vlahovic e Bremer...”

L'ex attaccante bianconero: "Siamo lontani anni luce dalla squadra del 1996. Serve programmazione, uno scouting importante e bisogna evitare errori negli acquisti"

A trent’anni dalla notte di Roma del 22 maggio 1996, che regalò alla Juventus la sua seconda Champions League, alcuni protagonisti di quella storica impresa si sono ritrovati al Salone Internazionale del Libro: Fabrizio Ravanelli ha rievocato quei momenti, soffermandosi sull’identità e sul carattere che contraddistinguevano quella squadra, per poi tracciare un parallelo con la Juventus attuale, tra presente, mercato e prospettive future.

Ravanelli, se chiude gli occhi e ricorda quella notte, qual è la prima cosa che le viene in mente?
«Mi vengono subito in mente il gol e il momento in cui alzo la coppa. Sono i due episodi che porto sempre nella testa e nel cuore. Alla fine sono stati quei momenti a cambiarmi la vita».

 

 

Entraste in campo convinti di vincere, indipendentemente dall’avversario?
«Di fronte avevamo la squadra favorita, ma allo stesso tempo sapevamo di aver fatto un percorso internazionale importante, l’anno prima avevamo raggiunto la finale di Coppa Uefa. Avevamo una mentalità da guerrieri. Abbiamo dimostrato di essere una squadra invincibile sotto ogni punto di vista: tecnico, tat- tico, caratteriale e umano».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Lontani anni luce dalla Juve del 1996"

Cosa manca oggi alla Juve per tornare competitiva in Europa?
«Siamo lontani anni luce dalla Juventus del 1996. Era una squadra sempre pronta a fare una corsa in più per il compagno, pronta ad andare in bat- taglia insieme. Per questo credo che sia stata una delle Juventus più forti della storia».

Se dipendesse da lei, cosa cambierebbe nella Juventus della prossima stagione?
«Credo che alla Juventus ci siano persone molto competenti: da Comolli al direttore sportivo Ottolini, passando per Chiellini e Spalletti. Tutti hanno dimostrato esperienza e capacità. Chi conosce il mondo Juventus sa cosa serve a questa squadra».

Nei tanti discorsi di mercato, si è parlato di un interesse bianconero anche nei confronti di Lewandowski.
«La Juve non deve andare prendere giocatori di 38 o 40 anni, ma ripartire dai giovani, disposti a dare tutto per questa maglia, che possano aprire un nuovo ciclo vincente, come accadde negli anni Novanta con il mio arrivo o quelli di Del Piero, Di Livio, Tacchinardi, Torricelli, Porrini, tutti giocatori che poi hanno fatto la storia del club. Serve programmazione, uno scouting importante e bisogna evitare errori negli acquisti».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Il futuro di Vlahovic

Nelle ultime settimane Bremer ha detto che arrivato a «29 anni non si può più aspettare per vincere». E resta incerto anche il futuro di Vlahovic...
«Stare alla Juventus per me è stato un privilegio, anche se spesso chi ci è dentro non se ne rende conto. Andarmene è stato uno dei più grandi errori della mia carriera. Per questo consiglio a giocatori come Vlahovic e Bremer di restare, di provare a fare la storia della Juventus e di diventare leader capaci di tra- scinare i compagni».

Chi vede sfavorita nella corsa alla prossima Champions League?
«Il Milan mi sembra la squadra più in difficoltà, ma anche la Juventus non ha un calendario semplice. Il Como, sulla carta, potrebbe vincere entrambe le partite. La Roma, nonostante il derby, è ancora in corsa. Sarà lotta fino all’ultimo secondo»

WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE

 

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

A trent’anni dalla notte di Roma del 22 maggio 1996, che regalò alla Juventus la sua seconda Champions League, alcuni protagonisti di quella storica impresa si sono ritrovati al Salone Internazionale del Libro: Fabrizio Ravanelli ha rievocato quei momenti, soffermandosi sull’identità e sul carattere che contraddistinguevano quella squadra, per poi tracciare un parallelo con la Juventus attuale, tra presente, mercato e prospettive future.

Ravanelli, se chiude gli occhi e ricorda quella notte, qual è la prima cosa che le viene in mente?
«Mi vengono subito in mente il gol e il momento in cui alzo la coppa. Sono i due episodi che porto sempre nella testa e nel cuore. Alla fine sono stati quei momenti a cambiarmi la vita».

 

 

Entraste in campo convinti di vincere, indipendentemente dall’avversario?
«Di fronte avevamo la squadra favorita, ma allo stesso tempo sapevamo di aver fatto un percorso internazionale importante, l’anno prima avevamo raggiunto la finale di Coppa Uefa. Avevamo una mentalità da guerrieri. Abbiamo dimostrato di essere una squadra invincibile sotto ogni punto di vista: tecnico, tat- tico, caratteriale e umano».

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus
1
“Una Juve di guerrieri invincibili, andare via uno degli errori più grandi. A Vlahovic e Bremer...”
2
"Lontani anni luce dalla Juve del 1996"
3
Il futuro di Vlahovic