TORINO - Si parleranno, Luciano Spalletti e John Elkann. E non solo loro: durante questa settimana sono previsti colloqui con tutti, dall’ad Comolli a Giorgio Chiellini, perché la proprietà vuole vederci chiaro. Soprattutto, ecco, vuol capire l’origine del disagio prima di intervenire, cogliere la diagnosi per poi iniziare una vera e propria cura. Senza farsi prendere dalla frenesia, però evitando di posticipare quel che oggi sembra impossibile da rimandare: una svolta. Che inizia sempre da una sterzata. Arriverà. Col tempo - prezioso -, ma è attesa.
Aumento di capitale Juventus: perdite da 80 milioni e piano economico
E se per il campo le soluzioni possono essere molteplici e stuzzicare la fantasia, dal punto di vista economico si procederà con l’unico piano B possibile e plausibile, lo stesso che nessuno aveva davvero voglia di contemplare. Occorrerà rimettere mano al portafogli, banalmente. Procedere perciò con un aumento di capitale. Di quanto? Impossibile dirlo con sicurezza, ma la stima è di una copertura delle perdite, che si attestano sugli 80 milioni di euro.
A questi vanno sottratti gli introiti derivanti dalla prossima Europa League, competizione alla quale la Juve è matematicamente certa di partecipare: evitando di volare alto con la fantasia, si può ipotizzare un contesto “cuscinetto” di circa 20 milioni ottenuti con il solo raggiungimento degli ottavi, a cui aggiungere gli introiti da stadio e da accordi commerciali. Così, su due piedi, la Juve potrebbe coprire una differenza di (almeno) 50 milioni di euro, tenendo gradualmente conto di un guadagno - in caso di percorso europeo a dir poco perfetto - tra i 30 e i 40 milioni totali nella seconda competizione europea.
Strategie Juventus tra cessioni, sostenibilità e obiettivo bilancio 2027
A ogni modo, molto dipenderà dalle intenzioni della società, dagli scenari oggi contemplati e prima o poi da decidere. Considerando uno scenario prudente, i bianconeri potrebbero optare per la riduzione del costo rosa, magari aggiungendo la cessione di un big e il conseguente taglio di ingaggi pesanti, preservando la competitività e rinunciando a spese robuste. Diverso naturalmente sarebbe se si proiettasse in uno scenario più aggressivo: mercato importante e rivoluzionario, salari da top club pure senza Champions. L’Uefa lo permetterebbe? Entro certi limiti: Exor potrebbe coprire il rosso, ma la Juve dovrebbe ugualmente rispettare la “squad cost rule” del 70% tra stipendi e ammortamenti, oltre a considerare i ricavi.
Al di là del capitale: cessioni e riduzioni, una maggiore sostenibilità della rosa in generale, sono tutte soluzioni utili a far respirare le casse, con l’obiettivo del pareggio di bilancio per giugno 2027 che resta lì, sullo sfondo, per il quale servirebbero poi ulteriori, pesanti, snervanti sacrifi ci. Un’intenzione di ridimensionamento, insomma. E ridimensionamento sarà, inevitabilmente, perché l’Europa League porta a quello un po’ a prescindere dalla voglia e dai progetti. Del resto, parliamo di una competizione - la Champions - che distribuisce 2,47 miliardi di euro contro l’altra, cugina alla lontana, che arriva a un montepremi totali di 565 milioni. Luna e sole. Inutile aggiungere a chi, le stelle, da sempre scelgono di accompagnarsi.
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