E adesso tutti (o quasi) sono in discussione. Si preannunciano giorni ad altissima tensione dalle parti della Continassa, là dove anche dai muri trasuda la pressione per i risultati da raggiungere e, a maggior ragione, per quelli sfumati. Una pressione che si riverbera sui dirigenti, prima ancora che sui giocatori. Al vertice della piramide, quindi esposto più che mai ai venti di crisi, c’è quel Damien Comolli arrivato all’inizio di questa stagione scortato (e soprattutto auto-sostenuto) dal mantra del Moneyball, l’uso dei dati applicato (fin troppo) sistematicamente al calcio.
Il problema è che i database non hanno evitato, anzi, i flop di mercato e il fallimento dell’obiettivo minimo stagionale: che questo epilogo non ne metta immediatamente in crisi la posizione è determinato “solo” dal fatto che è stato scelto personalmente da John Elkann che, dicono, vorrebbe evitare di cambiare nuovamente i vertici societari dopo appena un anno. Se, però, la mancata qualificazione Champions dovesse rendere necessaria una ulteriore ricapitalizzazione, ecco che la posizione di Comolli diventerebbe davvero difficile da sostenere.
