TORINO - Bisogna ripartire da tante, troppe cose. Però poi molto si riduce pure a una dichiarazione di Spalletti. E cioè: «La stagione - dice - non è stata grandissima anche per alcuni episodi». Si può essere d’accordo o meno col concetto di “grandezza”, però sugli episodi no. Non si può mica discutere. Il pensiero generale, alla Continassa, è in fondo quello: per tutta la stagione, dal punto di vista arbitrale, è stata applicata indirettamente la legge di Murphy. Qualcosa poteva andare storto? Allora la certezza, quasi matematica, che andasse esattamente così.
Caso McKennie e polemiche arbitrali: la sfida contro la Fiorentina
Da ieri, nel dossier interno (e mentale), è stata aggiunta pure la partita con la Fiorentina, troppo brutta per essere derubricata a torto, e però pure impossibile da mettere in un angolo, che non può essere esclusivamente destinato all’autoflagellazione. Tant’è: si attendono risposte sul gol annullato a McKennie, autore di una spinta - sì, confermata - con una mano sola su un tenerissimo Gosens.
La decisione è stata di campo, dunque il Var non poteva intervenire. Però il tocco era minimo, la caduta accentuata. Una storia vista e rivista, ma non per questo da giustificare.
Juve contestata: tifosi, atteggiamento e rischio alibi
Di sicuro, da non giustificare resta l’atteggiamento della squadra tutta, di una Juve contestata a più riprese dai suoi stessi tifosi. Molti hanno atteso il gruppo bianconero al di là dell’uscita dallo Stadium: gli inviti, poco carini, a tirare fuori gli attributi almeno per il derby, ma soprattutto in vista della prossima stagione, pure se sarà - come prevedono tutti - in Europa League. Resta l’amarezza, resiste la preoccupazione.
Anche per la paura, evidente, che il calderone degli episodi possa fare più male che bene alla squadra, a questo gruppo che tra social e strilloni rischia davvero di dimenticare le proprie responsabilità per scaricare le colpe sugli altri. No, e sia chiaro: la Juventus, se dovesse fallire l’approdo in Champions League, darebbe le principali responsabilità alla stessa Juventus. Semmai, e sono i fatti a non avere potere di smentita, la fortuna è stata piuttosto cieca e la sfortuna invece ci ha visto proprio bene.
Dal passato recente al futuro: la svolta mancata e il ridimensionamento
La prima non ha girato, né fischiato. La seconda ha colpito, praticamente appena ha potuto. Poi Parma-Roma, una settimana prima: ha lasciato inevitabilmente scorie con gli episodi chiave, la rimonta storica, quasi come quella di Gatti del 3-3, nella notte in cui l’Olimpico pensava d’aver smarrito nuovamente la Champions.
Sono passati 77 giorni: la Juve è rimasta imprigionata nelle sue paure, Gasp invece ha svoltato senza guardarsi indietro. La grande differenza è stata quella, oltre a quanto accaduto e deciso. Ridimensionarsi sarà doloroso, ma potrebbe essere paradossalmente efficace.
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