Dobbiamo costruire memoria e rispetto

Ricordare è importante. Chi dimentica sa di meno e si comporta peggio

Quarantuno anni dopo, l’Heysel non è più solo uno stadio, non è più solo una strage. Heysel è una parola affilata come una lama. Può fare ancora male se usata da un imbecille, ma può anche essere un bisturi per estirpare l’ignoranza. Ecco perché ricordare è importante; parlare dell’Heysel; ripeterne la storia come una preghiera; elencare i nomi, l’età e - perché no? - la squadra del cuore delle trentanove vittime innocenti. Per scoprire che non erano tutti juventini, per scoprire che c’erano due interisti e dei semplici appassionati di calcio. A Bruxelles, in una maledetta notte di quarantuno anni fa, sono morti dei tifosi, sugli spalti decrepiti di quel maledetto stadio c’erano molti colori, molte fedi calcistiche, molte nazionalità. Questo rende ancora più spaventosamente stupido chi insulta la memoria di quelle persone. Quando una curva, un gruppetto di idioti o anche un semplice cretino inneggia direttamente o indirettamente a quella strage, va contro se stesso, si manca di rispetto da solo, in quanto tifoso, e dimostra la propria stupidità. Ma la profondità dell’idiozia da tifo è un abisso che ingoia qualsiasi pensiero.

“Distrutti e disperati, dopo 41 anni non trovo spiegazioni”: dentro l’incubo Heysel

Heysel, è importante ricordare

Bisogna essere forti per sfuggirvi e provare a salvare chi ci sta finendo dentro. È per questo che è importante ricordare. Ricordare è un allenamento che tiene in forma l’anima. Chi dimentica sa di meno e si comporta peggio. È, quindi, fondmaentale trovarsi, ogni 29 maggio (e possibilmente non solo) per ricordare che non si può morire per una partita di calcio. E che non si può insultare la memoria di chi ha avuto la sventura di farlo. Heysel è un luogo, Heysel è una data, Heysel oggi deve essere un modo per fare vera cultura del tifo.

 

 

Il 27 marzo, a Marsala, nel locale Juve Club, fra i tifosi bianconeri e quelli granata che vivono in Sicilia, si è celebrato un patto di rispetto per Heysel e Superga. Senza rinunciare alla rivalità calcistica, si è cementato il senso civico e umano che può superare qualsiasi bandiera. Questo serve. Servono gli eventi, i monumenti, i libri, gli spettacoli, gli articoli di giornale, serve anche un piccolo pensiero di un singolo tifoso, dedicato alle trentanove vittime, nel corso della giornata di oggi. Serve ogni mattone per costruire il rispetto e difendere la memoria.

WHATSAPP TUTTOSPORT: clicca qui e iscriviti ora al nuovo canale, resta aggiornato LIVE

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus