Cosa manca alla Juve di oggi, e a quale speranza si può aggrappare per risalire? Domande a cui ha provato a rispondere Francesco Calvo. L'attuale President of Business operations dell'Aston Villa, con cui ha appena vinto l'Europa League e centrato dunque l'accesso alla Champions, è tornato sulla sua esperienza in bianconero (divisa in due parentesi: dal 2011 al 2015 e dal 2022 al 2025). Cos'è che non va oggi nel club e in generale nel calcio italiano, perché la Juventus nei suoi anni era diventato un top team, ma rivela anche che c'è chi aveva già intuito il cambiamento globale e l'avanzata della Premier League: Andrea Agnelli.
Calvo e la premonizione di Andrea Agnelli
In un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, Calvo racconta come la Premier League stesse diventando il centro del calcio mondiale già anni fa. E il dirigente lo spiega con un esempio relativo ai suoi anni alla Juve. Perché c'era chi, già all'epoca, lo aveva capito: «Quando il West Ham comprò Ogbonna, una piccola che sfilava un titolare o quasi alla Juve, al quarto scudetto consecutivo, Andrea (Agnelli, ndr) ci guardò e disse: “Oggi sta cambiando il calcio”. Solo che tutti se ne accorgono solo adesso».
Calvo spiega le differenze con l'Inghilterra, anche nella gestione di possibili episodi spiacevoli che riguardano i tifosi. E a proposito di questo, su quanto accaduto in Toro-Juve, sentenzia: «Che tragedia i feriti e che vergogna gli incidenti del derby, con ultrà che provano a decidere se si gioca o no».
"La mia Juve era una famiglia. La speranza oggi..."
Quella gara col Torino ha segnato anche l'esclusione aritmetica della Juve dalla Champions, e a mancare sarà anche un altro team storico come il Milan: «È un po’ il calcio che cambia, ma hanno dimostrato di sapersi riprendere». Tornare tra le top al mondo sarà possibile? Calvo analizza: «Credo che sia ormai una situazione irreversibile: i club che conti sulle dita di una mano hanno ormai dimensioni (di ricavi) troppo grandi. Non è un problema di Juve e Milan, ma del calcio italiano. I giocatori sognano la Premier o i grandi club spagnoli, compreso l’Atletico».
A Calvo cosa è rimasto dell'esperienza alla Juventus? La risposta è perentoria: «Agnelli, Paratici, Marotta, Conte, mi hanno insegnato tutto quello che so: da ognuno, nel proprio campo, ho ascoltato e imparato, la disciplina, le dinamiche del calcio, le ambizioni». Di quella dirigenza però non c'è più nessuno: «La Juve che ho vissuto è sempre stata una famiglia, ora mi sembrano più numeri che persone». Infine, quale può una speranza per i tifosi bianconeri dopo le ultime stagioni? Calvo non ha dubbi: «Giorgio Chiellini: deve esserci qualcuno che ha la Juve nel sangue».
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