In bianconero, quest’anno, la negligenza operativa ha due volti e una cifra, partorita dal più classico dei giochini: quello del “costo-gol a partita”. Nel caso di David e Openda, reduci dalle peggiori stagioni delle rispettive carriere, il dato sfiora i 6 milioni a marcatura (10 reti totali fra tutte le competizioni a fronte di una spesa complessiva, tra costi dei cartellini e commissioni, intorno ai 60 milioni di euro). Non male, se si considera che erano stati platealmente chiamati alla Continassa per accompagnare alla porta Dusan Vlahovic.
L’ex idolo di casa, ripudiato da un popolo che non ne voleva più sapere di lui e che bramava a gran voce un nuovo volto in cui riporre le proprie speranze. Invece, David e Openda sono riusciti nell’impossibile: riavvicinare l’immaginario bianconero, e la stessa Juventus, al serbo. Convincerli che, senza di lui, risulterà ancor più complicato districarsi dal pantano di una stagione di gran lunga al di sotto delle aspettative. Spalletti, che ha voluto valutarli bene nel corso dei primi mesi alla guida della Juve, ci ha messo poco a capire che nessuno dei due incarna lo status della prima punta. E se, a margine della sessione di gennaio, ha accettato di armarsi di tanta, tantissima pazienza, quando il club ha deciso di non assecondare l’unica sua richiesta (l’attaccante), ora pretende di essere ascoltato.
