TORINO - Quando si parla di “mercato a impatto zero”, il rischio di perdersi dei pezzi per strada è dietro l’angolo. La colpa, di per sé, sta tutta nella definizione semplicistica che si è soliti attribuire alle strategie di chi, come la Juventus, sarà chiamato a operare sul mercato con il bilancino del farmacista. Eppure, comprenderne ogni sfumatura è molto più semplice di quanto non si possa pensare. Proviamo, dunque, a fare chiarezza circa i paletti finanziari che i bianconeri saranno chiamati a rispettare da qui in poi, a causa della mancata qualificazione in Champions e delle violazioni commesse in termini di fair play finanziario. La Juve, infatti, nell’ultimo triennio non ha rispettato uno dei principi cardine imposti dall’Uefa: e cioè che le perdite complessive del club (calcolate secondo criteri precisi che escludono alcune voci tra cui gli oneri finanziari, imposte, costi del settore giovanile…) non superino nel triennio i 60 milioni. Oltre questa soglia, come ha spiegato lo stesso Comolli pochi giorni fa, nemmeno un aumento di capitale può salvarti dalle ripercussioni economiche e sportive dell’Uefa. A che serve ulteriore liquidità se tanto quei soldi - dovendo ridurre le spese - non potresti spenderli sul mercato? In questi casi, l’unica via per uscirne coincide con la sottoscrizione del Settlement Agreement. Una sorta di patteggiamento con l’Uefa.
Juve, autofinanziamento forzato
Un piano di rientro in cui ti impegni a pagare subito una multa (incondizionata) e, in seguito, a rispettare una serie di norme per rimetterti in regola e scongiurare l’ipotesi di incappare in un’ulteriore sanzione (condizionata) economica e addirittura - nel peggiore dei casi - in ripercussioni sportive, come la riduzione dei posti in lista per le competizioni europee o l’esclusione da queste. «Per quanto riguarda il Settlement Agreement, nella semestrale di febbraio abbiamo già annunciato di essere al lavoro con la Uefa per un accordo transattivo, il dialogo con la Federcalcio europea prosegue e la decisione verrà presa verso la fine di giugno - ha sottolineato l’ad pochi giorni fa -. ll Settlement Agreement di cui stiamo parlando con l’Uefa non ci lascia la possibilità di fare scelte diverse dal break-even, che raggiungeremo sicuramente entro la stagione 2027/2028. Quindi anche se non volessimo, dovremmo comunque arrivare a un punto di equilibrio. Se vogliamo giocare le competizioni europee dobbiamo conformarci alle norme, quindi non abbiamo scelta al di fuori del break-even». Sta tutto qui, dunque, il fatto che la Juventus si stia preparando a un’estate all’insegna dell’autofinanziamento forzato.
