Juve-Uefa, patti chiari: paletti, autofinanziamento forzato e falso mito da sfatare. Su Kolo Muani…

La mancata qualificazione in Champions e le violazioni del fair play finanziario obbligheranno il club a operare nel rispetto dei paletti del Settlement Agreement. Tassametro Mondiale: i bianconeri tifano Bremer e... Danilo!

TORINO - Quando si parla di “mercato a impatto zero”, il rischio di perdersi dei pezzi per strada è dietro l’angolo. La colpa, di per sé, sta tutta nella definizione semplicistica che si è soliti attribuire alle strategie di chi, come la Juventus, sarà chiamato a operare sul mercato con il bilancino del farmacista. Eppure, comprenderne ogni sfumatura è molto più semplice di quanto non si possa pensare. Proviamo, dunque, a fare chiarezza circa i paletti finanziari che i bianconeri saranno chiamati a rispettare da qui in poi, a causa della mancata qualificazione in Champions e delle violazioni commesse in termini di fair play finanziario. La Juve, infatti, nell’ultimo triennio non ha rispettato uno dei principi cardine imposti dall’Uefa: e cioè che le perdite complessive del club (calcolate secondo criteri precisi che escludono alcune voci tra cui gli oneri finanziari, imposte, costi del settore giovanile…) non superino nel triennio i 60 milioni. Oltre questa soglia, come ha spiegato lo stesso Comolli pochi giorni fa, nemmeno un aumento di capitale può salvarti dalle ripercussioni economiche e sportive dell’Uefa. A che serve ulteriore liquidità se tanto quei soldi - dovendo ridurre le spese - non potresti spenderli sul mercato? In questi casi, l’unica via per uscirne coincide con la sottoscrizione del Settlement Agreement. Una sorta di patteggiamento con l’Uefa.

Juve, autofinanziamento forzato

Un piano di rientro in cui ti impegni a pagare subito una multa (incondizionata) e, in seguito, a rispettare una serie di norme per rimetterti in regola e scongiurare l’ipotesi di incappare in un’ulteriore sanzione (condizionata) economica e addirittura - nel peggiore dei casi - in ripercussioni sportive, come la riduzione dei posti in lista per le competizioni europee o l’esclusione da queste. «Per quanto riguarda il Settlement Agreement, nella semestrale di febbraio abbiamo già annunciato di essere al lavoro con la Uefa per un accordo transattivo, il dialogo con la Federcalcio europea prosegue e la decisione verrà presa verso la fine di giugno - ha sottolineato l’ad pochi giorni fa -. ll Settlement Agreement di cui stiamo parlando con l’Uefa non ci lascia la possibilità di fare scelte diverse dal break-even, che raggiungeremo sicuramente entro la stagione 2027/2028. Quindi anche se non volessimo, dovremmo comunque arrivare a un punto di equilibrio. Se vogliamo giocare le competizioni europee dobbiamo conformarci alle norme, quindi non abbiamo scelta al di fuori del break-even». Sta tutto qui, dunque, il fatto che la Juventus si stia preparando a un’estate all’insegna dell’autofinanziamento forzato.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

Per comprare bisogna prima vendere

Cosa significa? Che ogni mossa di mercato dei bianconeri in entrata sarà rigidamente legata a un’uscita. Per comprare bisogna prima vendere e assicurarsi che i rincalzi non costino di più di chi ha fatto le valige. E qui sfatiamo un altro falso mito: se la Juventus dovesse vendere in estate un determinato giocatore a 50 milioni, non significa che non potrà spenderne di più (in termini di cartellino) per sostituirlo. Il vincolo del Settlement Agreement non riguarda solo il prezzo del cartellino, ma il costo annuo a bilancio del giocatore. E cioè la somma tra lo stipendio lordo del giocatore e la quota di ammortamento (il costo del cartellino diviso per gli anni di contratto). Una distinzione vitale, che orienterà gran parte delle trattative in entrata: la scelta di investire sui parametri zero è tutto fuorché casuale. Da una parte, si cercheranno profili esperti per aiutare Spalletti a costruire una squadra forte e competitiva fin da subito - anche senza Champions le ambizioni del club non cambiano, tanto che nel contratto per il rinnovo di Spalletti è stato inserito un bonus scudetto -; dall’altro, si privilegeranno le piste a parametro zero, poiché non avendo alcuna incidenza a bilancio in termini di ammortamento, ti mettono nelle condizioni di sedurre interpreti di livello garantendogli ingaggi consistenti.

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Juve, Kolo Muani obiettivo per l'attacco

Quanto al resto delle strategie per ridurre i costi, è probabile che la Juve (sempre per questioni legate all’ammortamento) stipuli contratti più lunghi del solito. A cominciare da quello del primo obiettivo per l’attacco: Kolo Muani. Negli scorsi giorni, la Juventus ha riavviato i contatti con gli agenti del francese che spinge per tornare in bianconero dal momento che Luis Enrique non ha nessuna intenzione di reintegrarlo in rosa. E con soli due anni di contratto davanti, è probabile che il PSG - stavolta -, possa mostrarsi decisamente più collaborativo e meno esigente in termini economici. La trattativa per il francese verrà imbastita a prescindere da eventuali sviluppi sul fronte Vlahovic che, anche a fronte di un eventuale rinnovo al ribasso, alleggerirà pesantemente le casse del club.

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Tassametro Mondiale: la Juve tifa Bremer

Tutto ha un prezzo. Persino il Mondiale, le cui logiche, per certi versi, possono portare a intendere le società calcistiche (europee e non) come semplici provider di autonoleggio. Per rendersene conto, basta dare un’occhiata al regolamento del “Fifa Club Benefits Program”, un fondo internazionale istituito per pagare ai club il “disturbo” di prestare i propri giocatori alle rispettive nazionali, distribuendo loro un indennizzo sotto forma di diaria giornaliera. Con l’introduzione della formula a 48 squadre, il budget garantito dalla Fifa è passato dai 209 milioni di Qatar 2022 a 355 milioni di dollari. E secondo le ultime proiezioni, il valore giornaliero da corrispondere ai club dovrebbe crescere del 23%. Ogni giocatore convocato farà scattare un “tassametro” da circa 13.500 euro per ogni singolo giorno trascorso in ritiro con la propria nazionale. Dal raduno prima dell’inizio del torneo, al giorno dopo la finale. La Juve, dunque, avrà tutti gli interessi a fare il tifo per i suoi 6 tesserati che prenderanno parte al torneo iridato negli Usa (David, McKennie, Conceiçao, Yildiz, Bremer e Koopmeiners). Più tempo trascorreranno in ritiro, più saranno i soldi garantiti alla Juve al termine del torneo.

Soldi anche da Weah, Danilo, David...

L’aspetto curioso, per non dire contraddittorio, è che i vantaggi della Juve non finiscono qui: il regolamento Fifa non prevede infatti di pagare solo la squadra proprietaria del giocatore, ma di distribuire la diaria giornaliera a chi lo ha materialmente tesserato e fatto giocare nei due anni precedenti al torneo (nel biennio 2024-2026). Cosa significa? Che a garantire liquidità alla Juventus saranno pure i percorsi mondiali di Weah, Danilo e Nico Gonzalez. Seppur con impatti meno fruttuosi sulle casse bianconere. Discorso valido pure per David, dal momento che è arrivato alla Juve solo la scorsa estate e che quindi garantirà il 50% dei suoi “introiti” al Lilla. Proviamo allora a fare un stima di quanto potrebbe raccogliere la Juve nel corso del torneo, partendo dal valore base garantito dalla sola partecipazione al torneo: la fase a gironi porterà almeno 2 milioni di euro. Qualora tutti e 9 i giocatori dovessero raggiungere gli ottavi (ipotesi più che plausibile) i ricavi salirebbero a 2.8 milioni, pari a 33 giorni di ritiro complessivi. Se solo il Brasile dovesse passare alle fasi successive e raggiungere la finale (con Bremer e Danilo) il tesoretto supererebbe la quota dei 3 milioni. Qualora invece dovesse conquistarsi l’ultimo atto chiunque degli altri bianconeri, l’incasso totale sarebbe leggermente inferiore (2.96 milioni).

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TORINO - Quando si parla di “mercato a impatto zero”, il rischio di perdersi dei pezzi per strada è dietro l’angolo. La colpa, di per sé, sta tutta nella definizione semplicistica che si è soliti attribuire alle strategie di chi, come la Juventus, sarà chiamato a operare sul mercato con il bilancino del farmacista. Eppure, comprenderne ogni sfumatura è molto più semplice di quanto non si possa pensare. Proviamo, dunque, a fare chiarezza circa i paletti finanziari che i bianconeri saranno chiamati a rispettare da qui in poi, a causa della mancata qualificazione in Champions e delle violazioni commesse in termini di fair play finanziario. La Juve, infatti, nell’ultimo triennio non ha rispettato uno dei principi cardine imposti dall’Uefa: e cioè che le perdite complessive del club (calcolate secondo criteri precisi che escludono alcune voci tra cui gli oneri finanziari, imposte, costi del settore giovanile…) non superino nel triennio i 60 milioni. Oltre questa soglia, come ha spiegato lo stesso Comolli pochi giorni fa, nemmeno un aumento di capitale può salvarti dalle ripercussioni economiche e sportive dell’Uefa. A che serve ulteriore liquidità se tanto quei soldi - dovendo ridurre le spese - non potresti spenderli sul mercato? In questi casi, l’unica via per uscirne coincide con la sottoscrizione del Settlement Agreement. Una sorta di patteggiamento con l’Uefa.

Juve, autofinanziamento forzato

Un piano di rientro in cui ti impegni a pagare subito una multa (incondizionata) e, in seguito, a rispettare una serie di norme per rimetterti in regola e scongiurare l’ipotesi di incappare in un’ulteriore sanzione (condizionata) economica e addirittura - nel peggiore dei casi - in ripercussioni sportive, come la riduzione dei posti in lista per le competizioni europee o l’esclusione da queste. «Per quanto riguarda il Settlement Agreement, nella semestrale di febbraio abbiamo già annunciato di essere al lavoro con la Uefa per un accordo transattivo, il dialogo con la Federcalcio europea prosegue e la decisione verrà presa verso la fine di giugno - ha sottolineato l’ad pochi giorni fa -. ll Settlement Agreement di cui stiamo parlando con l’Uefa non ci lascia la possibilità di fare scelte diverse dal break-even, che raggiungeremo sicuramente entro la stagione 2027/2028. Quindi anche se non volessimo, dovremmo comunque arrivare a un punto di equilibrio. Se vogliamo giocare le competizioni europee dobbiamo conformarci alle norme, quindi non abbiamo scelta al di fuori del break-even». Sta tutto qui, dunque, il fatto che la Juventus si stia preparando a un’estate all’insegna dell’autofinanziamento forzato.

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Juve-Uefa, patti chiari: paletti, autofinanziamento forzato e falso mito da sfatare. Su Kolo Muani…
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