Kenan Yildiz è un ragazzo intelligente. E sembra gestito bene dal padre, che ha in mente un percorso di crescita e non l’ansia di monetizzare. Non è, quindi, un caso che abbia difeso, insieme alla Juventus, il contratto appena firmato contro i remunerativi assalti della Premier. Attenzione, però, che la solidità di quel patto d’onore fra il club bianconero e il suo unico vero fuoriclasse non si regge solo sul buon senso, la lealtà e un comunque ottimo stipendio. A Yildiz è stato anche promessa la costruzione di una squadra in grado di competere ad alto livello, quindi un mercato in linea con le ambizioni di Kenan. Quelle che, peraltro, condivide con milioni di tifosi juventini e con John Elkann, molto diretto nel chiedere ai vertici del club di operare un mercato concreto e teso a produrre il tanto atteso salto di qualità.
Juve, sei anni senza scudetto e il rischio di perdere appeal
Il problema di inanellare troppe stagioni deludenti, infatti, non è solo quello economico di perdere un sacco di soldi o quello emotivo di frustrare milioni di persone, ma anche quello di diventare un club sempre meno attrattivo per i grandi campioni, innescando un pericolosissimo circolo vizioso. La Juve arriva da sei stagioni senza vincere lo scudetto e avendo collezionato, nelle ultime tre, parecchie umiliazioni sportive.
Più si allontana lo strabiliante ciclo dei nove scudetti consecutivi e più rimpicciolisce l’appeal del club agli occhi dei campioni internazionali, a partire da Yildiz che sicuramente accarezza l’idea di diventarne un uomo simbolo, ma, nello stesso tempo, non vorrebbe ritrovarsi a metà carriera senza un trofeo in bacheca.
Mercato Juve e responsabilità di Comolli
L’importanza di non sbagliare gli acquisti, quindi, non è solo quella legata alla necessità di rinforzare la squadra per tornare a vincere, ma anche quella di creare un ambiente attrattivo per i giocatori che ti consentono di, appunto… vincere.
Non è (solo) colpa di Comolli se la Juve non vince lo scudetto da sei anni, ma Comolli deve lo stesso muoversi come lo fosse, perché comunque è lui, in questo momento, che rischia di pagare il conto per tutti.
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