“Se Comolli resta buttiamo pure il 2026/27. Juve, si vinceva anche con Matri e Giaccherini perché…”

Giletti sul caos bianconero: "Per la prima volta in 15 anni fuori dalla Champions, non si può far finta di niente. Kolo e Sorloth? Servono bomber da 25 gol"

Massimo Giletti, cos’è che non le torna sulle mosse della Juventus? Voglio fare una premessa: la Juventus è la Juventus. Vuol dire Famiglia Agnelli. Investimenti di anni. Sostegno concreto. Siamo l’unico club in Italia e in Europa, in questo senso. Oggi però non possiamo fare finta di non vedere quanto stia accadendo: bisogna eliminare gli equivoci”.

A cosa si riferisce?Non amo il linguaggio imposto dai social, che ha solo bisogno di un capro espiatorio, di un colpevole da mettere alla ghigliottina. Ma non c’è più tempo di ragionare, serve avere coraggio e fare una riflessione profonda. Se siamo in questa situazione è perché si è scelto un amministratore delegato come Comolli”.

Non le piace?L’ad si vantava di scegliere i giocatori con gli algoritmi: non chiede nemmeno di incontrarli, di guardarli negli occhi. La forza della Juve è sempre stata scegliere prima l’uomo che il giocatore, quindi il colpevole vero credo sia lui. Mi spiace dirlo: se rimane Comolli con gli stessi poteri dell’anno scorso, butteremo via anche il 2026-2027”.

Quale sarebbe la soluzione?Elkann ha avuto la capacità e il coraggio di innovare il sistema, proprio come aveva fatto Andrea Agnelli a suo tempo. La Juve ha sempre anticipato i problemi: pensi allo stadio, pensi alle infrastrutture. Oggi deve dare il potere a Spalletti: l’unico a poter fare un percorso come Ferguson. Guardiamo a quel che si fa in Inghilterra, diamo fiducia a Luciano. Affiancato da un totem come Giorgio Chiellini. È l’unico modo per salvare la Juventus: bisogna dirlo con coraggio e deve essere John Elkann a prendere questa decisione”.

Come avrebbe gestito la querelle Comolli-Spalletti?Capisco bene quanto sia duro cambiare per l’ennesima volta la dirigenza, ma non c’era altra strada. Anche perché siamo di fronte a un precipizio di cui noi, esternamente, vediamo solo il riflesso sul mercato. Vado oltre al litigio negli spogliatoi dopo Torino-Juve: noi abbiamo un direttore d’orchestra che non è seguito dall’orchestra”.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Juventus

"Comolli non all'altezza"

Per questo non è sorpreso da quanto accaduto con Alisson e Bernardo Silva... La Juve dominava. Non perché avesse Ronaldo o Dybala, anche perché ha vinto pure con Matri e Giaccherini. No, la Juve dominava perché aveva Boniperti, Giraudo, Andrea Agnelli. Alla società, queste persone, davano un volto”.

Oggi?Non credo che Comolli sia all’altezza di quei dirigenti che ho appena citato. Ha grande potere, ma è il primo dopo quindici anni ad aver portato la Juve fuori dalla Champions, ha sbagliato completamente il mercato estivo, non ha preso il centravanti che chiedeva Spalletti a gennaio e adesso ha pasticciato su Alisson o Robertson, che erano lì da prendere. Si dice che Marotta sia stato un’intuizione di John Elkann: non so se sia vero, però non è un caso che molto sia crollato da quando è andato via”.

 

 

Chi potrebbe ricoprire un ruolo del genere?Vuole dei nomi? Io, ad esempio, avrei preso Sartori. Giovanni Carnevali. Gente che capisce il calcio e soprattutto che va a cercare talenti giovani, prodotti di un certo tipo”.

Dunque è un problema anche di scouting.Ma è evidente, purtroppo. Diamo via i nostri giovani e ce li ritroviamo al Real Madrid. Vogliamo giocatori vecchi, e non funzionano. Una grande squadra si fa con il mix: si punti sugli italiani, sui calciatori da crescere in casa. Non credo che Comolli colga quest’aspetto, dato che ci ha portato Openda, David e Zhegrova”.

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"Del Piero? I grandi nomi spaventano"

Su Vlahovic è rimasto sorpreso?Ero rimasto stupito anni fa, quando abbiamo perso Dybala a zero. Perciò non rimango stupito di quanto accaduto ora: è solo l’ennesimo errore grave da un punto di vista manageriale. Ora vanno su Sorloth e Kolo? Serve una punta da 20-25 gol. Non mi pare che Kolo lo sia”.

Del Piero può essere la soluzione?Discorso complesso: credo che in Italia abbiano paura dei grandi nomi. Si guardi a Maldini al Milan, a Totti alla Roma: sono durati poco, anche per il timore che quei nomi oscurassero il club”.

Non crede che l’ultima stagione sia stata da apprendistato per Comolli? No, quando arrivi alla Juventus non esiste apprendistato. Quando arrivi alla Juventus devi essere all’altezza della Juventus”.

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Massimo Giletti, cos’è che non le torna sulle mosse della Juventus? Voglio fare una premessa: la Juventus è la Juventus. Vuol dire Famiglia Agnelli. Investimenti di anni. Sostegno concreto. Siamo l’unico club in Italia e in Europa, in questo senso. Oggi però non possiamo fare finta di non vedere quanto stia accadendo: bisogna eliminare gli equivoci”.

A cosa si riferisce?Non amo il linguaggio imposto dai social, che ha solo bisogno di un capro espiatorio, di un colpevole da mettere alla ghigliottina. Ma non c’è più tempo di ragionare, serve avere coraggio e fare una riflessione profonda. Se siamo in questa situazione è perché si è scelto un amministratore delegato come Comolli”.

Non le piace?L’ad si vantava di scegliere i giocatori con gli algoritmi: non chiede nemmeno di incontrarli, di guardarli negli occhi. La forza della Juve è sempre stata scegliere prima l’uomo che il giocatore, quindi il colpevole vero credo sia lui. Mi spiace dirlo: se rimane Comolli con gli stessi poteri dell’anno scorso, butteremo via anche il 2026-2027”.

Quale sarebbe la soluzione?Elkann ha avuto la capacità e il coraggio di innovare il sistema, proprio come aveva fatto Andrea Agnelli a suo tempo. La Juve ha sempre anticipato i problemi: pensi allo stadio, pensi alle infrastrutture. Oggi deve dare il potere a Spalletti: l’unico a poter fare un percorso come Ferguson. Guardiamo a quel che si fa in Inghilterra, diamo fiducia a Luciano. Affiancato da un totem come Giorgio Chiellini. È l’unico modo per salvare la Juventus: bisogna dirlo con coraggio e deve essere John Elkann a prendere questa decisione”.

Come avrebbe gestito la querelle Comolli-Spalletti?Capisco bene quanto sia duro cambiare per l’ennesima volta la dirigenza, ma non c’era altra strada. Anche perché siamo di fronte a un precipizio di cui noi, esternamente, vediamo solo il riflesso sul mercato. Vado oltre al litigio negli spogliatoi dopo Torino-Juve: noi abbiamo un direttore d’orchestra che non è seguito dall’orchestra”.

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