Il percorso di Carnevali
Quanto pensa che l’influenza di dirigenti come lei, Adriano Galliani e Beppe Marotta abbiano inciso sul percorso di Carnevali? «Diciamo che lui ha saputo assorbire tanto da Marotta e Galliani. Si è creato una struttura morale per risultare il profilo perfetto per questa Juve: avrà tempo per mettere a frutto tutto il suo bagaglio d’esperienza. Conosco bene sia lui che Marotta, due che hanno saputo cogliere ogni minima sfaccettatura del mestiere. Ci conosciamo bene perché ci siamo frequentati anche tanto, persino in vacanza: siamo stati insieme in Sardegna e in Croazia. Giovanni è un amico da una vita, ma anche negli anni ‘80 mi ha impressionato la sua passione e la sua curiosità, sin dai tempi dei suoi esordi alla Milanese. Abbiamo sempre avuto voglia di fare, di stupire, di andare oltre: questo è il tratto che hanno in comune tutti gli uomini di successo, a prescindere dall’ambito in cui sono impiegati». Carnevali avrebbe avuto lo spessore per lavorare nel suo Milan? «Certamente, ma la vita ci ha portato a prendere strade diverse. Per arrivare alla Juve ha fatto un giro lunghissimo, ma il lavoro paga sempre. E alla fine le capacità di persone così vengono fuori».
I consigli di Braida a Carnevali
Le ha mai dato dei consigli? «Ci siamo sempre scambiati pareri su giocatori e allenatori, ma è una dinamica assolutamente normale. Anche quando era a Barcellona ci sentivamo spesso, ma non sono mai stato prodigo di consigli. Sa fare bene e anche sbagliare da solo. La sua grande capacità è sempre stata quella di circondarsi di persone capaci e fidate. Al Sassuolo, come nella sua azienda. Giovanni sa parlare alle persone, sa capire il prossimo, è sempre sveglio».
