Prima di Forte dei Marmi, Milano. E prima di lasciare gli uffici del Sassuolo, l’incontro con Beppe Marotta. Sorrisi, abbracci, battute. Robe da amici: lui e Carnevali lo sono da una vita e continueranno a esserlo, pure se uno fa il presidente dell’Inter e l’altro avrà tra le mani la Juventus. Con l’obiettivo non solo di portarla alla vittoria, ma prima di risanarla. In ogni senso possibile. Tant’è, non è stato il momento di ragionarci su, di stare a capire dove e quando e perché operare. È stata invece l’occasione per celebrare un traguardo, qualcosa a cui il neo Ceo bianconero ambiva da tanto. In fondo, aveva fiutato la possibilità Milan, era stato un nome in lizza per la Roma e qualcuno l’avrebbe volentieri visto come alter ego proprio di Marotta quando quest’ultimo avrebbe deciso di mollare, magari per lidi più alti e perciò istituzionali.

Marotta e Carnevali, guarda un po' il destino
E invece. Guardalo un po’, il destino. Il prossimo derby d’Italia, il nuovo Juventus-Inter, sarà quello di due persone che han condiviso tanto e che da tanto condividono soprattutto il metodo. Politico, d’intrecci, di legami. Di leggerezza e disponibilità. Apparentemente senza nemici in un mondo che non sembra veramente fatto d’altro, né da altri. Loro di sicuro resistono, si fanno porto in tempesta e da adesso - rispettosamente - cominceranno un nuovo capitolo, da avversari. Provando anche il gusto di fregarsi a vicenda. È che hanno troppo rispetto per il mondo in cui sono immersi per non provarci. Ed è pure che non si aspettano nulla di diverso, per quanto bene si conoscono e per quanto forte i due si stimino. Per una mattinata, intanto, in attesa della centrifuga di emozioni, degli incontri, di Spalletti, di Forte dei Marmi, della Juventus da rifare o forse da fare e basta, il fatto che si siano messi lì, a cogliere un momento e la sua importanza, vale il prezzo della normalità. Che presto farà spazio alle follie del pallone, però nel mentre anche chissenefrega. E pure dopo, cos’è che importa? Solo fare bene, centrare gli obiettivi, raccogliere consensi. Magari persino quelli di chi vede la stessa vicinanza sotto una luce che non riesce a cogliere. O che magari teme. La “benedizione” di Marotta però ha un altro fine ed è nettamente più impattante: il presidente nerazzurro è consapevole di avere un ostacolo in più nel suo percorso verso l’egemonia sul calcio italiano. Lo conosce come le sue tasche. E proprio per questo n’è certo: la prossima stagione sarà più difficile di quella appena trascorsa. La prossima Juve sarà più forte di quella che ha appena chiuso l’ultima era.
